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Lunedì
15 febbraio
2016

 

I bei tempi andati?

Dieci anni fa l'incubo-inceneritori a Nerbon e Bonisiolo
Il doppio impianto alla fine fu bloccato per cause esterne ma i timori per le conseguenze ci inquietarono a lungo
  
Ogni tanto è il caso, avendone il tempo, di fermarsi a vedere cosa stava accadendo, ad esempio 10 anni fa, e verificare che non è sempre vero che una volta il mondo era migliore.
Ad esempio, nel febbraio del 2006, un comitato di cittadini di Biancade aveva promosso due incontri  per informare e discutere su un progetto di doppio inceneritore per rifiuti industriali che Unindustria Treviso aveva progettato di costruire a Nerbon e a Bonisiolo.
Ricordate?
Attraverso una società che si chiamava “Iniziative ambientali” l'associazione degli industriali aveva depositato in Regione la proposta. Si trattava di impianti di “termovalorizzazione” (termine che suonava meglio ma che nella sostanza significa sempre bruciare qualcosa) che avrebbero permesso alle imprese di liberarsi a basso costo di rifiuti speciali di lavorazione ottenendo, dal calore sviluppato, energia elettrica.
   
La sollevazione di Comuni e comitati fu importante, si discusse a lungo sulle quantità dichiarate dagli industriali ma poi, semplificando molto, si verificarono alcune circostanze.
Si scoprì, in primo luogo, che le strutture non avrebbero avuto alimentazione sufficiente se non fossero state utilizzate anche per smaltire rifiuti urbani (non sarebbe stato difficile a tempo debito, cioè a strutture già realizzate, far approvare dalla Regione Veneto una variante in questa direzione), magari importandoli anche da altre parti d'Italia. Questo mentre in questo territorio cresceva in modo sempre più deciso la cultura della raccolta differenziata e del riciclo.
  
Poi, con la flessione delle produzioni e l'attitudine anche delle imprese a riutilizzare ogni possibile scarto, pure il flusso dei rifiuti industriali apparve insufficiente a mantenere anche uno soltanto dei due impianti.
Quindi, nell'ottobre del 2009, fu arrestato, su ordine della procura della Repubblica di Milano, Giuseppe Grossi, imprenditre milanese presidente di Green Holding Spa, di Segrate, che di Iniziative Ambientali era socio al 9%. Grossi era coinvolto in un’inchiesta sulla bonifica dell’area Montecity-Santa Giulia, a sud di Milano, con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, appropriazione indebita, truffa, riciclaggio e corruzione.
Infine, dopo la cancellazione, nel 2013, degli impianti dal piano regionale dei rifiuti, nel novembre del 2014 Unindustria Treviso aveva sciolto la società accantonando il progetto in modo definitivo.
                        
  

Roncade.it

  

 
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