Le ansie dei cacciatori
   
   
Pesticidi inquinanti, sparite le lepri
Una discarica di contenitori di agenti chimici per l'agricoltura in via Nuova

 
6 ottobre 2016

 
Gentile direttore,

in data 30 settembre, alcuni cacciatori transitavano come di consueto per i campi, precisamente in via Nuova (quasi al bivio fra Bagaggiolo e Ca’Tron, prima del Piovega).
Fin qui nulla di strano, se non fosse per tutto ciò che hanno fotografato: una distesa di taniche (ormai vuote) di pesticidi, diserbanti, fungicidi e chissà cos’altro.
E’ la quantità ad essere impressionante. Infatti d’erba e lepri nessuna traccia!
Magari proprio l’istinto di autoconservazione tipico degli animali le avrà spinte ad allontanarsi da quei luoghi.
Quello che ci siamo chiesti tutti è: sarà legale?
Questi trattamenti riservati agli ortaggi che finiscono sulle nostre tavole, magari sotto forma di un buon sugo caldo e fumante, rispetteranno la soglia di sicurezza consentita?
E andando oltre la logica antropocentrica, non inquineranno mica il suolo e le falde acquifere sotterranee, e dunque i fiumi e tutti gli organismi che vivono in quell’ecosistema?
Il sistema natura è finemente interconnesso e noi ne facciamo parte; davvero pensiamo di poterci sottrarre alle conseguenze del suo inquinamento, in primis l’insorgenza di patologie tumorali?
Quante domande…
 
Del resto, i cittadini hanno il diritto di sapere se corrono dei rischi. E’ invece compito delle autorità competenti fornire le risposte, vigilare sul territorio, sul rispetto delle norme ed eventualmente punire chi si macchia di crimini spregevoli.
Comunque, i cacciatori hanno raccolto qualche pomodoro fra quelli lasciati a marcire per terra.
A me l’appetito è passato, ad essere onesta. Ma se le autorità preposte volessero fare “un paio di analisi”, posso fornire l’identità degli interessati.

Vi lascio citando parte della lettera che uno sciamano pellerossa della tribù dei Duwamish inviò al governo degli Stati Uniti, con la quale rispondeva in questo modo alla proposta del presidente Franklin Pierce di acquistare le terre abitate dalla sua gente: "Come potete comperare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea per noi è strana. Se non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua, come potete comperarli? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago di pino che brilla, ogni spiaggia sabbiosa, ogni vapore nelle scure foreste, ogni radura e ronzio di insetto è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre attraverso gli alberi porta i ricordi degli uomini. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
Qualsiasi cosa accade alla terra accade ai figli della terra… Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia".
 
 
Sara Gambirasi
 
 
Gentile lettrice,
la Sua lettera contiene due buone notizie.
La prima è che ogni tanto dei cacciatori depongono i loro arnesi per usare la macchina fotografica.
La seconda che esistono fattori i quali, pur attraverso l'introduzione di elementi controversi, tengono lontane le lepri dai cacciatori.
La terza buona notizia che ci piace attendere sarebbe quella di una conversione definitiva dei cacciatori alla caccia (fotografica) degli inquinatori e la altrettando definitiva rottamazione dei loro schioppi.
Quello sciamano che lei cita ha senz'altro aggiunto che anche le lepri, oltre a non appartenere ai cacciatori, sono figli della terra.
Ci tenga informati, grazie.
 
Gianni Favero