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Venerdì
6 maggio
2016

 

The power of love

Contecarta: "C'è un solo modo per salvare Roncade"
Considerazioni di un ex compaesano che può osservare il quadro con un sano distacco
  
Gentile Redazione,
è da molti anni che ho lasciato il paese (preferisco citarlo così che non con il sostantivo città) poiché ho girato un po’ per il mondo e vivo altrove.
Quello che non ho mai lasciato è l’amore per Roncade che mi ha visto nascere, come si usava dire, in casa, con l’aiuto di una ostetrica di cui purtroppo non ricordo il nome la quale, se non ricordo male, abitava sulla strada che dal centro di San Cipriano va verso Quarto d’Altino.
  
Partendo da questo amore viscerale per la terra, il luogo, l’aria in cui sono nato e vissuto per tutta la mia infanzia e giovinezza, condito dai bellissimi ricordi che serbo e da un' età che mi sta giorno dopo giorno portando fortunatamente ad avere e consentirmi il dono di avere più tempo, rispetto alle quotidiane necessità, ho iniziato a riavvicinarmi al Paese, a guardarlo com’è oggi, e, con le immagini di oggi e quelle di ieri nella mente, a pensare e riflettere su come e cos’era Roncade negli anni passati, in particolare in quelli da me vissuti, i sessanta, settanta ed ottanta, rispetto all’oggi.
In sintesi è un percorso di riavvicinamento il mio che in un certo qual modo in questi ultimi tre, quattro anni, mi ha permesso, almeno così la penso, in una sorta di dicotomia temporale data dal distacco per anni vissuto, di guardare con una prospettiva per così dire “diversa” da chi ci vive quotidianamente, il volto del Paese, sia del centro di Roncade che delle sue frazioni e territorio in particolare dal punto di vista, letteralmente, urbano.
  
E così, in questi ultimi anni, oltre al piacere di riscoprire e vivere certe emozioni dettate dagli scorci visivi del paesaggio e dei bei ricordi ad esso legati, insieme ai volti dei compaesani alcuni oramai scomparsi ed ai sapori di un tempo che fu, è ineluttabilmente comparsa in me anche, purtroppo, del dispiacere, della malinconia, della tristezza, a volte anche della rabbia, nel vedere e constatare come Roncade stia languendo.
Allora di recente ho iniziato ad avvicinarmi ed interessarmi di più di Roncade, per innanzitutto cercare di capire il perché di queste mie sensazioni, e riprendendo a frequentarlo più assiduamente, rivedendo ed incontrando e parlando con vecchi amici e conoscenti, ho iniziato a raccoglierne le opinioni che vanno tutte nella stessa direzione sottolineando e facendo emergere un sentimento che è comune.
Non ultimo sono arrivato qui, suggerimento di un amico, a cercare notizie riguardo l’eco di una diatriba tra l’H-farm e il comune, quindi a scrivervi, dopo aver quasi “divorato” quanto pubblicato nel sito, poiché dalla lettura ho percepito la cosa più importante che credo mi accomuna a voi che editate e pubblicate, a coloro che vi scrivono e leggono, a quei miei amici e conoscenti di cui facevo prima cenno, e questa cosa è l’amore per il nostro Paese, per Roncade.
  
Se esiste, come esiste, questo amore (amor proprio del paese) è il fuoco che può dare a Roncade quell’energia per far nascere e coagulare idee, proposte, soluzioni, da far sì che non langua più, trovando e dando il coraggio, la forza e l’impegno a persone, ai roncadesi, per una rinascita culturale, sociale ed economica di uno dei più bei lembi di territorio ancora fortunatamente abbastanza intatti della provincia trevigiana ai confini della Serenissima Venezia.
                            
  

Contecarta (Francesco Cervellin)

  

 
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