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Martedì
15 settembre
2015

 

Perché la Vetturetta è di tutti

La prima automobile d'Italia è a Roncade ma nessuno la vede
E' un patrimonio storico di identità e di memoria, attirerebbe turisti da tutto il mondo. Però viaggia verso l'oblio
  
Mi scuso per la lunghezza. Accolgo qui la positiva esortazione del lettore Alberto Pisani, di Conegliano, in calce all'articolo del 10 settembre, a tentare di sviluppare meglio il tema del rapporto fra il diritto di proprietà di un oggetto di grande valore immateriale diffuso e quello di una sua pubblica fruizione.

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La famiglia proprietaria gradirebbe più riservatezza ma il tema oggi è più che mai meritevole di interesse.
Le domande sono due.
 
Quanto vale la Vetturetta di Carlo Menon, la prima automobile realizzata in Italia 120 anni fa, da anni custodita al chiuso di una casa privata?
Come potrebbe lo straordinario reperto diventare, invece, un volano di visibilità per Roncade?

Facendo un passo indietro, la riflessione generale che si deve affrontare a monte è fino a quale limite si possa esercitare senza condizioni il diritto di proprietà quando l'oggetto posseduto abbia un significato morale che travalica le mura domestiche e riguarda un'intera comunità.
Qui ci può aiutare una serie di norme esistenti.

L'articolo 9 della Costituzione recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Da qui discende un Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, clicca qui) che dice, all'articolo 1, “Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione”.
L'articolo 3 spiega ciò che si intende per Beni culturali: "Cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà”.
Per l'articolo 10, nel dettaglio, sono beni culturali “le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose”.
L'articolo 11, infine, pone fra i Beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela “I mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni” e “i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più di cinquanta anni”.

Messa così, la Vetturetta parrebbe entrarci con tutte e quattro le ruote.
Al netto di errori di interpretazione, ovviamente, dovuti a mia incompetenza in materia. L'assistenza di un giurista qui potrebbe aiutare.
Comunque, se il ragionamento fila, la risposta alla prima domanda è: la Vetturetta ha un valore che non si misura perché non stiamo parlando di soldi.

Veniamo ora all'altra sfera da esplorare che invece, pur con i suoi riflessi romantici, è anche economica.
Roncade e la vetturetta di Carlo Menon sono inscindibili, come lo sono Roncade e il Castello o Roncade e il fiume Musestre. Sono cose che fanno identità, “fanno Roncade” e Roncade siamo noi.
In tutto il mondo solo un roncadese può dire: "io abito dove è stata costruita la prima automobile d'Italia", che è oggettivamente un'affermazione da capogiro.
 
E' naturale chiedersi se i proprietari si siano mai interrogati sul potenziale di attrazione turistica che la Vetturetta potrebbe esprimere se fosse esposta a Roncade in un luogo appropriato e centrale.
Se sarebbero disponibili a ragionare sulle ricadute economiche a vantaggio dei loro concittadini che lavorano nel settore della ricettività e dell'accoglienza, dai ristoratori agli albergatori, dai bar ai Bed&Breakfast ad altri servizi collegati come trasporti ed assistenza al turismo in generale.
Non è difficile immaginare la risonanza che guadagnerebbe la città sui media nazionali ed esteri, mentre constatiamo la fatica che stanno facendo amministratori e associazioni, con i pochi soldi a disposizione, per organizzare eventi pubblici che attirino ogni tanto un po' di gente a Roncade.
Con un certo paradosso, è stato ad esempio inventato un festival chiamato "Dei luoghi e delle emozioni" ma l'emozione veramente di richiamo planetario è preclusa perché non si può accedere al luogo che la contiene.
E' un'altra affermazione da capogiro, ma stavolta è dolorosa.
Occorre riconoscere che, se non fosse per lo straordinario e gratuito impegno delle associazioni motoristiche roncadesi (vedi foto sotto), la Vetturetta sarebbe già da molto tempo stata abrasa dalla memoria del luogo.
  
Questa città, sia detto a caratteri cubitali e senza riserve, deve molto alla famiglia Menon. Per tanti decenni gran parte della popolazione ha potuto vivere grazie al lavoro procurato dalle Officine.
Il presidente di Texa, Bruno Vianello, forse l'autentico e maggiore erede spirituale dell'inventiva germogliata nella Roncade di fine Ottocento sotto quei capannoni, in una recente pubblicazione ha ricordato con fierezza il "grande prestigio" di cui godeva il nonno Attilio per essere il capo officina di Menon.
Simmetricamente è però doveroso sottolineare come la fortuna industriale delle Officine e l'elevazione imprenditoriale dei Menon non si sarebbero verificate senza la laboriosità, la dedizione, la passione e le generose fatiche di centinaia di maestranze roncadesi.
Oggi quei roncadesi ed i loro discendenti, con la Vetturetta celata, sono da troppo tempo privati di un legittimo motivo di orgoglio internazionale.
   
Questo è la ragione per cui, siano d'accordo o no proprietari, la partita della Vetturetta riguarda tutti. Comuni cittadini, imprenditori, amministratori, storici, appassionati e intellettuali variamente intesi.
Ed ecco perché il leggendario quadriciclo dovrebbe entrare nell'agenda della politica locale, sempre che si voglia concepire un orizzonte strategico che vada un po' oltre la ragioneria minima del quotidiano.
                       
  

Gianni Favero

  

 
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