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Martedì
3 marzo
2015

 

Che si fa, signorina Sharon?

Il graffito è ancora sul ponte e adesso sappiamo chi è stato
Chiediamo suggerimenti ai lettori su come sia meglio comportarsi. Lasciamo stare tutto che sono ragazzate o facciamo un esposto?
  
Ricordate la lettera che alcuni residenti rivolsero lo scorso settembre alla signorina Sharon, destinataria di una vistosa dedica vergata a spray, su un ponte di legno del Parco del Musestre?
La giovane veniva sollecitata ad invitare il suo innamorato a cancellare la bulla dichiarazione, trattandosi di, per quanto romantico, scarabocchio su bene pubblico.
Non è successo niente, la scritta è ancora là, ma un piccolo lavoro di intelligence fondato su segnalazioni ci hanno permesso di giungere senza alcuna incertezza alla identità completa dei protagonisti.
Sono due roncadesissimi minorenni i quali, peraltro, non fanno alcun mistero della loro relazione, con appassionati selfie sulle rispettive pagine social.
Vuol dire che qui, per il rispetto di leggi sulla stampa e sulla privacy, noi non potremmo indicare neppure le iniziali mentre loro già da soli rendono pubbliche al mondo fotografie esplicite di loro momenti privati.
Così va il mondo, auguri ai figli maschi. Però il graffito bisogna toglierlo.
 
Che si fa, signorina Sharon?
Lo chiediamo ai roncadesi che ci leggono, elencando qui le ipotesi che ci sembrano ragionevoli tendendo conto che, trattandosi di minori, le rispettive famiglie non possono essere lasciate fuori.

Ipotesi a): Lasciamo perdere. Sono ragazzate e c'è chi fa di peggio. Non usiamo Sharon e moroso come capri espiatori di una maleducazione civica diffusa.
Ipotesi b): Trasmettiamo all'amministrazione comunale, formalmente proprietaria del ponte danneggiato, le informazioni che abbiamo ottenuto. Saranno eventualmente i servizi sociali a verificare se il responsabile, per situazioni familiari disagiate che magari ignoriamo, debba essere gestito in modi più opportuni che una doverosa richiesta di riparazione. Tutto bene, l'importante però è saperlo perché altrimenti si continua ad avere una sensazione fastidiosa di impunità.
Ipotesi c): Chiediamo ad un consigliere comunale di rivolgere alla giunta una interpellanza formale per conoscere se e come, in questo ed in casi che potrebbero accadere di nuovo, si intenda tutelare il patrimonio pubblico ed i contribuenti, sulle cui tasche ricadranno alla fine i costi di pulizia (a titolo di esempio qui c'è un provvedimento del Comune di Milano che potrebbe servire da modello).
Ipotesi d): Trattandosi a tutti gli effetti di danneggiamento, cioè un reato previsto dall'art. 635 del codice penale, o di imbrattamento (art. 639), e che riguarda un bene pubblico, basta un esposto di chiunque ai carabinieri o anche soltanto ai vigili urbani per far scattare la procedibilità d'ufficio e innescare gli accertamenti. Ad un corpo di polizia zelante sarebbe addirittura sufficiente la semplice lettura di questo articolo e la richiesta a questa redazione di informazioni sulla identità del presunto autore del fatto.

Vi chiediamo insomma di aiutarci a scegliere la via più equilibrata fra il “becco e bastonato” e l'”odioso inquisitore”. Lasciamo stare che paga Pantalone o facciamo gli infami? Che suggerimenti avete?
Lo spazio qui sotto è a disposizione.
      
17 settembre 2014
   
2 marzo 2015
  

Roncade.it

  

 
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