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Mercoledì
25 marzo
2015

 

Je suis Sartor

Se lo storico è all'opposizione niente patrocinio per la conferenza
Gli organizzatori indotti a cambiare il relatore per l'incontro sui roncadesi illustri. L'ex sindaco: "urgono anticorpi contro i piccoli ras locali"
  
Nei giorni scorsi avrei dovuto tenere una conferenza per illustrare alcune figure di personalità che nel recente passato hanno contribuito a trasformare la realtà roncadese, come Angelo Lucatello, il Mago di Biancade Tottolo, Primo Schiavon, Gilberto Battistella e altri ancora.
Fin dall’autunno dell’anno scorso da parte di un’Associazione locale mi era stata richiesta la disponibilità di condurre la serata, nella mia veste di storico. Ben volentieri avevo dato la disponibilità, del tutto disinteressata, come faccio sempre per la nostra comunità.
L’iniziativa è però saltata.
È giusto che io ne spieghi il motivo, poiché non si tratta di un banale incidente, ma di un fatto che, pur piccolo in sé, coinvolge principi e valori etici di rilevante evidenza.
  
Premetto che quanto affermo si basa non solo su colloqui intercorsi con l’organizzazione del ciclo d’incontri, nel quale rientrava anche il mio intervento, ma soprattutto sulle mail – che conservo – scambiate tra l’organizzazione e il Sindaco di Roncade, Pieranna Zottarelli.
  
Il fatto.
Quando il presidente di quell’Associazione ha incontrato il Sindaco per illustrare l’iniziativa e ottenere il patrocinio comunale, gli è stata obbiettata l’inopportunità di avere come relatore un consigliere comunale di opposizione, adducendo una serie di banali precisazioni, come quella di presunti “imbarazzi” nel momento del saluto iniziale da parte del rappresentante l’Amministrazione Comunale e cose del genere.
Chiunque conosca la realtà, sa che non pochi ricercatori che si occupano di Storia sono anche politicamente impegnati; i casi sono numerosissimi, di ieri e di oggi; sarebbe superfluo fare nomi, visto che tutti li abbiamo visti e ascoltati in convegni e trasmissioni televisive. La serietà di questi studiosi sta nella capacità di distinguere i differenti piani e di non subordinare gli esiti della loro “ricerca scientifica” alle personali opinioni, che hanno il diritto di esprimere come qualsiasi cittadino. I loro orientamenti di pensiero e le categorie interpretative che essi usano nei loro lavori storiografici sono, invece, altra cosa, del tutto legittima e per certi aspetti perfino imprescindibile. Personalmente ritengo e mi propongo di rientrare in questa metodologia.
  
Naturalmente le obiezioni a mio riguardo esposte dal Sindaco non assunsero, immagino, i toni perentori, ma risultava chiaro che ad esse era collegata la concessione o meno del patrocinio comunale, facendo quindi saltare i benefici organizzativi ed economici a esso collegati. Non adeguarsi avrebbe di fatto compromesso l’intero ciclo d’incontri.
  
Chiaramente, all’Associazione privata che organizzava non restò altro che adeguarsi, pur con delle coraggiose precisazioni di non condivisione, espresse via mail a me personalmente e per conoscenza al Sindaco.
È evidente che la discriminazione del Sindaco non mi tocca più di tanto.
Semmai è Roncade a rimanerne danneggiata, considerato che la mia figura di storico è oggi ritenuta una delle principali nella Marca Trevigiana e che non sono di certo io ad aver bisogno di notorietà in questo campo. Soprattutto per la ricerca sulle comunità e sulle istituzioni dell’area territoriale compresa tra Trevigiano e Veneziano, vengo definito come lo storico più produttivo di Treviso (lo dicono gli altri, io qui lo riporto solo per dare un’idea delle cose di cui sto parlando, anche correndo il rischio di essere frainteso; ma... bando all’ipocrisia!).
  
Avendo al mio attivo oltre 80 studi pubblicati ed esercitando una discreta attività di conferenziere in varie zone del Veneto (occasionalmente anche oltre), queste “piccinerie” strapaesane non mi impressionano; fanno semplicemente parte del degrado contemporaneo, che ci riguarda un po’ tutti, politici e amministratori per primi.
  
Tuttavia vi è qualcosa di più rilevante che in queste circostanze rimane travolto: la libertà.
La libertà di espressione, che si esplica anche attraverso il rispetto dell’autonomia dei corpi sociali, qual è la vita di un’Associazione.
Di fronte a fatti del genere, è doveroso reagire.
Sbagliato sarebbe attendere che scorra del sangue (Je suis Charlie), perché i fenomeni negativi nascono piccoli e col tempo diventano fenomenologia generale.
Mai sottovalutare i piccoli atti di razzismo e antisemitismo rivolti a una singola persona; mai sminuire la rilevanza delle discriminazioni localistiche, basate sull’appartenenza di genere o sull’orientamento sessuale; mai accettare che un piccolo ras locale si arroghi la prepotenza d’interdizione verso gli altri, perché prima o poi, se non interverranno gli anticorpi della sana reazione di spessore collettivo, arriverà il momento che questi disvalori entreranno lentamente nelle teste delle persone, di tante persone, e potrebbero costituire il terreno fertile per un’evoluzione indesiderata della società.
In definitiva, la qualità della vita – che non è solo, né principalmente, legata agli aspetti economici – resta sempre nelle mani delle comunità e della loro capacità di condannare le involuzioni, come quella che qui segnalo, antipatica e tutto sommato sopportabile sul piano personale, ma enorme sul piano etico generale, soprattutto perché proviene da chi rappresenta un’istituzione pubblica.
 
Donc, JE SUIS SARTOR.
     
  

Ivano Sartor

  

 
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