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Giovedì
27 agosto
2015

 

Riprese video del Consiglio? Non si può

Un regolamento comunale vieta a chiunque di effettuarle
Il tema però é un altro: anche fosse consentito, lo streaming senza un commento sarebbe inutile
  
“Senza autorizzazione, ai sensi dell’articolo 44 del nostro regolamento, nessun appartenente al pubblico può effettuare registrazioni e riprese televisive. Nel caso la cosa avvenisse l’interessato se ne assume la piena responsabilità”.
E' l'incipit standard che pronuncia il sindaco all'inizio di ogni seduta del Consiglio Comunale e che vale come ammonimento verso chiunque acquisisca materiale video nel corso delle sedute.
Il tema non è così semplice dato che incrocia il dovere alla pubblicità degli atti e delle sedute del consiglio comunale da parte del soggetto pubblico (articoli 10 e 38 del Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (D.Lgs. n. 267/2000) ed i limiti delle norme a tutela della riservatezza.
Comunque, in generale, sarebbe sufficiente informare il pubblico che ci sono strumenti di ripresa in sala, adattare il regolamento (infatti non è conforme alla normativa limitare il diritto di cronaca al solo ambito locale, a meno che il Comune non lo abbia previsto nel regolamento) e quindi confidare sul codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (la trasmissione di immagini da una sala comunale di fatto lo è e dunque ci deve essere qualcuno che risponde di quanto viene diffuso) oltre che, ovviamente, sul rispetto della legge sulla privacy.
Questo per farla breve.
Perché allora, a parte un servizio semiclandestino e di scadente qualità tecnica da parte di esponenti di M5s, a Roncade, questo non avviene?
  
Inizialmente si parlò della necessità dell'amministrazione di prendere tempo in attesa di poter sostituire l'impianto microfonico in sala, oggettivamente ormai inaffidabile. Ma è una scusa senza spessore perché l'acquisizione di un segnale audio di qualità accettabile – nel senso di comprensibile tanto quanto lo sono le parole di consiglieri ed assessori alle orecchie del pubblico presente – è operazione semplicissima con strumenti ormai molto poco costosi.
A questo proposito ci si potrebbe chiedere perché, allora, non trasmettere in streaming solo l'audio, saltando tutti i vincoli delle normative citate sopra e senza grave perdita, visto che immagini da camera fissa centrale e lontana non aggiungono nulla?
 
La domanda di fondo vera, tuttavia, è un'altra. Cioè quanti sarebbero i fruitori del servizio in assenza di interventi che agevolino la comprensibilità a distanza del dibattito. Senza un commento di un cronista presente (fare la prova azzerando il volume) anche una partita di calcio in Tv ormai sarebbe difficile da seguire.
Dunque il migliore sistema di videocamere installato in una sala consiliare, ma lasciato lì a ritrasmettere meccanicamente al pubblico remoto le sedute, sarebbe un investimento importante sotto il profilo simbolico ma di scarsissima efficacia. A meno di non prevedere il contemporaneo aiuto di un addetto ai lavori: piazzare una telecamerina su un trespolo, insomma, sono capaci tutti, spiegare quello che viene registrato o mandato in streaming è un altro paio di maniche. L'elettronica digitale e il web di certo in questo non aiutano.
Qui, ma bisogna aver voglia di far fatica, potrebbe aiutare un altro pronunciamento dell'Autorità garante della privacy secondo il quale “non si può impedire al 'giornalista' di esprimere opinioni o commenti durante le riprese, rappresentando tale facoltà una modalità di espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero tutelato dall'art. 21 della Costituzione”.
            
  

Roncade.it

  

 
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