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Lunedì
22 giugno
2015

 

Acqua, tutti in torto

Piovesan: "Il Consiglio spiana la strada alla privatizzazione"
Tradito il referendum sull'acqua pubblica di quattro anni fa. Il contenimento delle tariffe è solo un alibi, acquedotto sottratto alla cittadinanza
  
Pochi giorni fa un plebiscito in Veneto a favore di Luca Zaia che raccoglie a Roncade 3.873 voti; speriamo abbia più fortuna rispetto ad un altro plebiscito il cui quarto anniversario si è celebrato pochi giorni fa. Il 13 giugno 2011 al referendum sull’acqua 6.449 roncadesi votavano per l’acqua pubblica contro la privatizzazione dei servizi idrici.
A quattro anni di distanza la volontà popolare è stata totalmente disattesa e, tranne rare eccezioni, dove la gestione era già privata non si è intrapreso nessun percorso di ripubblicizzazione mentre nel resto d’Italia si è continuato ad “apparecchiare” la privatizzazione.
  
L’ultimo consiglio comunale di Roncade dell’8 giugno ha approvato all’unanimità la fusione per incorporazione del Sile Piave spa e S.I.S.P. srl in Piave Servizi S.r.l.
Non una voce si è levata dopo la relazione del pur ottimo assessore Daniel, né dalla maggioranza né dalle opposizioni. Nemmeno (ed è una notizia) il consigliere Mascia ha sentito la necessità di una misera parola (poco dopo riteneva importante intervenire auspicando che al Contratto di fiume Musestre-Meolo-Vallio, oltre a quelli bagnati da questi fiumi, aderissero altri comuni che è come chiedere alla Puglia di aderire al contratto del fiume Po).
Allora parafrasando Bertolt Brecht sediamoci dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti sono occupati.
  
Con questo atto è stata votata l’unificazione in un unico ente dei gestori dei servizi idrici di 39 comuni; si dirà per risparmiare sui costi di gestione come ripetono da anni (ma la tariffa base è passata in cinque anni da 0,468 € a 0,644 € al metro cubo con un aumento che sfiora il 40%). Si dirà per tagliare poltrone ma l’unico risultato è quello di togliere tali enti dal controllo della cittadinanza ponendoli in mano alla burocrazia e svuotandoli di poteri. Ad esempio non è più facoltà degli enti gestori da quest’anno nemmeno fissare la tariffa che è calcolata in base a stringenti tabelle stabilite dall’autorità per l’energia elettrica.
Proprio da questo sito il presidente Borga elogiava l’operazione: "siamo di fronte all'inizio di un processo che ci consentirà di inserirci a pieno titolo nel mercato” in totale spregio della volontà popolare che ha chiesto nel 2011 una gestione dell’acqua senza fini di lucro al di fuori del mercato. Ma è evidente la soddisfazione di Borga che da anni porta avanti la volontà di aprire alla privatizzazione dell’acqua e che dal 2003 considerava fondamentale la fusione dei gestori considerata “il primo passo verso una strategia … che sappia coniugare mercato e accessibilità del prodotto… una sfida alla quale speriamo che domani possano partecipare anche i privati.”.
  
Dal progetto originale si è sfilata negli anni l’A.S.I. spa di San Donà che ha preferito lasciare l’A.T.O. Veneto Orientale per l’A.T.O. Laguna di Venezia che, a mia opinione, sarebbe stata la giusta scelta anche per il Sile Piave come auspicato proprio su questo sito nel lontano 2009 perché è evidente che ci siamo legati a territori deboli dal punto di vista delle infrastrutture idriche che avranno bisogno di grossi investimenti che peseranno sulle bollette mentre abbiamo rinunciato a tutti i denari che gravitano attorno a Venezia e alla sua Laguna.
                
  

Simone Piovesan

  

 
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