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Venerdì
8 maggio
2015

 

Se la piazza perde il centro

Riflessioni sul peso del capoluogo nella politica del territorio
Lungo via Roma non vivono più di quindici famiglie, ci sono sei banche e dieci fra bar e ristoranti e i commercianti sono frammentati come il porfido
  
Il fenomeno è stato progressivo e, come tutte le metamorfosi che procedono con lentezza, poco evidente.
Tuttavia il dato macro di oggi, con tutte le approssimazioni del caso, è che, rispetto a una quarantina di anni fa, il centro di Roncade in senso stretto non coincide più con il luogo di concentrazione dei roncadesi.
Se è consentita un'ipotesi grezza, niente più che un'idea passeggera, forse c'è una relazione fra questo tema e la decadenza estetica di quella che chiamiamo “la piazza”.
Tutto è discutibile, naturalmente, qui si propone solo una riflessione.
  
Prendiamola larga. Fino agli ultimi decenni del secolo scorso il “governo” pubblico di Roncade trovava la maggioranza dei suoi rappresentanti nella borghesia sostanzialmente commerciale del centro storico. A parte qualche grosso proprietario terriero, la classe dirigente viveva nel borgo e aveva nelle attività sotto casa il proprio business e dunque polo di cura e attenzione. Soltanto dai primi anni '70 le frazioni e le campagne iniziarono a proporre attivamente propri rappresentanti politici e da lì in poi lo spostamento di equilibrio non si è più arrestato.
Oggi siamo in una situazione opposta: gli amministratori comunali che abitano a Roncade capoluogo si contano sulle dita di una mano e la composizione demografica e commerciale dell'asse che va da Villa Ziliotto alla chiesa parrocchiale è radicalmente mutata. Le famiglie con un civico su via Roma sono una quindicina, in compenso si contano sei banche, una decina fra bar e ristoranti, 15 negozi o poco più i quali, a parte rarissimi casi, non sono gestiti da persone che vi abitano sopra.
Il “sistema identitario” di chi vive il centro storico del secolo scorso è sparito, forse è un'espressione che in quest'epoca nemmeno ha più senso, ma è saltata ad esempio anche la rete associativa fra gli operatori del commercio. I sampietrini che si staccano sono un'ottima metafora (e magari pure una conseguenza) dello sfaldamento reciproco dei pochi roncadesi della piazza.
Le frazioni, al contrario, cercando un riscatto da una specie di emarginazione (reale o immaginaria) patita nei decenni scorsi, hanno nel frattempo cementato un proprio “idem sentire” che si è tradotto anche in una convergenza nel supporto di propri delegati alla gestione del Comune.
 
Nei fenomeni sociali niente accade per caso e, del resto, se tutto questo non è percepito dai residenti del centro storico neanche come elemento di perplessità vuol dire, semplicemente, che il problema non esiste.
               
  

Roncade.it

  

 
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