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Sabato
31 gennaio
2015

 

Hanno proprio rotto

Geromel: "Il fastidio per l'attenzione mediatica sulla storia delle storie"
Nella cultura della polvere sotto il tappeto la città si divide. Ma gli indifferenti sono di più
  
Caro Direttore,
ho letto con una certa dose di tristezza l'ultimo Mayday, non posso che adeguarmi alle considerazioni in esso contenute, anche se con rammarico.
Qualche settimana fa, contattata da una giornalista della trasmissione "Chi l'ha visto" che mi chiedeva la disponibilità ad una intervista in merito al caso di Luciano Vio e Sandra Casagrande, pur avendo risposto che i miei erano prevalentemente ricordi personali di un'amicizia che durava dal giorno della mia nascita e che nulla avrebbero potuto aggiungere a quanto, in merito alla vicenda, già non si sapesse e fosse stato reso pubblico, mi ha stupito la determinata volontà dell'interloqutrice stessa a sentire le mie dichiarazioni in proposito.
Quando la troupe è venuta a casa mia, ne ho capito il perché.
L'inviata, che ha seguito la ricostruzione dei tragici episodi attraverso i servizi di questo giornale e la lodevole collaborazione delle due compagnie teatrali di Roncade, tra cui TeatroRoncade ed il suo capitano Alberto Moscatelli (persona che non finirò mai di ringraziare anche per il contributo quasi gratuito che continua a dare alla Scuola Media con i suoi servigi) già più volte impegnato in rappresentazioni di tale vicenda nelle messe in scena del libro "Il gioco del torello", prima che l'intervista iniziasse mi ha espresso il suo sconcerto per l'assoluta contrarietà "cittadina" a voler ricordare anche in maniera amichevole e per niente piccante, il passaggio su questo nostro territorio delle persone in questione. Nessuno ha ricordi, nessuno li ricorda o vuole ricordarli nel bene o nel male... Faccende personali !!!
  
A qualche ora di distanza dall'intervista in questione al bar, difronte ad un aperitivo, qualcuno scherzando mi ha detto "Ci sono "quelli di Chi l'ha visto? in piazza...." e, alla mio replicare d'essere già stata intervistata, il commento è risultato essere quello consueto, quello che dimostra la differenza tra chi non vuole avere memoria e chi persegue la verità..." hanno rotto i coglioni con 'sta storia".
Ecco, questo rappresenta la differenza tra chi ha accettato di rilasciare un breve ricordo delle persone, così come le ha conosciute, passando pure per esibizionista e chi pur conoscendole molto meglio di me si è via via equamente diviso tra il "non può essersi suicidato da solo" ed il "beh in fondo se l'è cercata" senza però rendersi disponibile a dichiararlo pubblicamente, magari dando senso e spiegazione a tante supposizioni tanti dubbi e tante, tantissime, illazioni che a sentirle lungo il sottoportico Roncadese, sembrano essere verità assolute ed inconfutabili.
  
Nel mezzo ci dovrebbe stare verità e giustizia ma sembra non freghi nulla a nessuno, così come a suo tempo non ha preoccupato nessuno che la morte cosi estremamente violenta di Sandra potesse rappresentare un pericolo comune di serial killer, tutti tranquilli, tutti categoricamente tranquilli, nessun pericolo per nessuno, un fatto fine a se stesso che, se emergerà, avrà un colpevole altrimenti pazienza !!!
Io, viceversa, spero che non ci sia sipario alcuno, pubblico e privato, che decida di scendere definitivamente sulla tragica questione, così come auspico e mi auguro che se qualcuno è a conoscenza di particolari, di modalità diverse dello svolgimento dei fatti immediati o successivi la scoperta del cadavere di Sandra, di ogni e più piccolo particolare che possa risultare utile a fare di verità giustizia, non attenda oltre, si liberi mente e coscienza e parli.
Non farà onore solo a se stesso, farà onore al senso di civiltà che ogni paese dovrebbe avere nel pretendere ad ogni costo verità e giustizia, appunto, per un proprio concittadino o per un qualsiasi altro essere umano, sia esso morto suicida o suicidato, o barbaramente ammazzato in casa propria!
 
Grazie per l'ospitalità e la pazienza.
      
 
  

Maria Giovanna Geromel

  

 
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