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Martedì
21 luglio
2015

 

Daniel, basta scuse

L'assessore si assolve: "Legambiente ha solo cambiato regole"
Se Roncade scende nella classifica dei comuni ricicloni pare sia solo un'illusione ottica. Eppure una volta si strombazzava sensa se e senza ma
  
Raccolta differenziata, quando si sale la classifica diventa la prova di quanto si è bravi, quando si scende è a causa di "piccole variazioni fisiologiche" di cui non va tenuto conto.
L'ultima espressione è dell'assessore all'ambiente, Gilberto Daniel, sollecitato ieri sera in Consiglio Comunale da un precedente intervento di Ivano Sartor che aveva toccato anche il tema del peggioramento del rating roncadese nel comportamento della gestione dei rifiuti.
  
Daniel, che quest'anno evita di replicare ai risultati posti da noi in evidenza perché ritiene di aver già dato risposta una decina di mesi fa (il 16 settembre 2014) e dunque farebbe una fatica inutile in più, nella sua spiegazione ricorre alla disomogeneità del metodo con cui Legambiente stila le classifiche. Vi sarebbero cioè quei classici cambiamenti di criterio che fanno da utile appiglio, in questo e molti altri campi, per smontare le argomentazioni di chi, a quanto pare stupidamente, prende le tabelle dell'anno scorso e le mette accanto a quelle attuali.
Però si tratta delle stesse classifiche che erano tanto state reclamizzate con classifiche e punteggi, quanto Roncade stava nelle primissime piazze, e nessuno allora faceva raccomandazioni sull'opportunità di riflettere sul cambiamento di metodo nella raccolta e nell'elaborazione dei dati.
Ora che si scende, anno dopo anno, ecco che si trova il piccolo inghippo tecnico e assolutorio.
 
Legambiente usa le stesse graduatorie da anni e il metodo con cui le pubblica on line è evidentemente studiato per consentire immediatamente una comparazione. Questo vuol dire che, al netto di dettagli secondari, il centro del discorso è quello: vedere chi sale e chi scende. La logica è quella dello stimolo alla competizione, del far leva sull'amor proprio delle singole comunità.
 
E poi c'è una cosa fondamentale, al di là della scienza statistica, che l'amministratore trascura in questo caso e che invece è importantissima: la valenza psicologica del dato.
Se c'è un elemento che segnala una sofferenza, se una squadra fra le prime in classifica pareggia in casa con un avversario prossimo alla retrocessione, l'allenatore a fine gara entra in spogliatoio batte i pugni sul tavolo e urla.
Non riposa sugli allori, non si mette a ragionare su un fuorigioco che forse non c'era o a scuse simili. Un allenatore vero reagisce, ha sempre fame, non sta seduto in panchina a digerire, pago dei complimenti del direttore del consorzio Priula di un anno fa. Se no vuol dire che dello scudetto, dell'eccellenza, non gliene importa nulla e il presidente fa bene ad esonerarlo.
A meno che anche il suo capo non la pensi come lui, cioè che chi si accontenta gode. Ma saremmo nel mondo dei folli.
                
  

Roncade.it

  

 
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