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Mercoledì
6 maggio
2015

 

Quanto talento alle ortiche

Chieregato: "Anche a Roncade ci si perde in un bicchier d'acqua"
Spesso fanno meglio persone senza capacità ma che esprimono impegno e umiltà
  
A volte ci si imbatte in persone di grande umiltà che non hanno alte capacità, forse neppure si sanno ben esprimere, ma sfoggiano impegno e dedizione, spesso raggiungono risultati al di sopra delle proprie possibilità, forniscono un esempio che può essere utile, spesso, a chi invece possiede talenti più sviluppati.

Accade nello sport, ad esempio, che atleti di dubbie capacità giungano poi a traguardi altissimi in veste di allenatore o dirigente riuscendo, in sintesi, a trasmettere ciò che spesso manca accanto al talento, ovvero obiettivo e sogno.

L’obiettivo non è complicato da inquadrare, ci si organizza con date e azioni concrete da portare a termine, si coordinano azioni ed eventualmente persone e si procede verso il traguardo; il sogno è impalpabile ma in realtà è il motore trainante di tutto, senza una visione di ciò che si vuole davvero realizzare è impossibile muovere qualsiasi passo in avanti.

L’esempio dell’atleta però è confinato nell’ambito del talento “genetico” e non in quello profondo che alberga nell’animo di ciascuno di noi: le persone, tutte, si dividono in due grandi categorie, secondo me.

Da una parte c'è chi ha a cuore se stesso, ovvero muove ogni azione in funzione della propria vita, di quella della propria famiglia e poco di più, come la quasi totalità della politica Italiana degli ultimi 40 anni, compresa quella locale; ci sono poi quelli capaci di pensare agli altri, persone in grado di capire che una società può fare passi avanti solo e soltanto se tutti insieme ci si aiuta e si collabora, qualsiasi sia la propria attività.

Sono a centinaia gli esempi di imprenditori illuminati che, disponendo di capitali importanti, hanno pensato di aprire asili aziendali o investire in attività di solidarietà, invece di esportare valore aggiunto in isole caraibiche: infiniti gli esempi di associazioni, parrocchie, singoli eroi moderni che spendono gran parte del loro tempo in aiuto di chi ha bisogno di almeno un altro essere umano per stare bene, in una parola quello che quattro milioni di Italiani ci onorano di praticare quotidianamente: il volontariato.

E allora è qui che mi arrabbio e mi indigno, quando vedo il talento sprecato da persone che utilizzano la propria intelligenza per cercare contrasti, litigi, inutili e stupide diatribe che non portano mai a nulla se non al dimagrimento del proprio essere donna o uomo di “valore”.

Questo mio piccolo pensiero è rivolto alle persone di talento, come Maria Giovanna Geromel, Cittadina di Roncade, ma non solo a lei, anche a molti altri che spesso e assai più di Maria Giovanna si perdono in un bicchier d'acqua.

Credo si debba avere la consapevolezza che cambiare il mondo è possibile semplicemente donando agli altri se stessi e ciò che si sa fare inevitabilmente al meglio: “mischiare” il proprio talento con quello degli altri sarà sempre la scelta giusta, lasciando ora e per sempre le fila dei talentuosi dannatamente inutili.
               
  

Valente Chieregato

  

 
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