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Venerdì
21 marzo
2014

 

Giochi duri senza i duri

Vincenzi: "Per me Tullio ha sbiadito la sua credibilità"
Curiosa di vedere come la recupererà. Dilemmi interiori e piagnucolamenti non servono e non spiegano
  

Propongo uno schemino semplificatorio delle ultime evoluzioni politiche in tema di elezioni comunali roncadesi, a beneficio di chi si fosse perso qualche passaggio, premettendo:

a) che molte sono supposizioni,

b) che ovviamente – per quanto mi sforzi – non possono risultare del tutto obbiettive,

c) che ad ogni buon conto non è mia intenzione offendere o denigrare nessuno.

Mi scuso in anticipo per le lungaggini (la faccenda non è semplice). Se, come immagino, ci fossero degli errori o delle lacune, vi pregherei di colmarli con il vostro apporto.

In ordine all'incirca cronologico

1. Simonetta Rubinato si dice abbia proposto Pieranna Zottarelli (assessore esterno, di area centrodestra) come candidato sindaco. Il nome accontenterebbe parte dell'elettorato di destra e delle opposizioni che hanno languito durante i suoi mandati.

2. Chiara è amareggiata, pare che Simonetta l'abbia tradita (ovvero, abbia preferito candidare un'altra al posto suo come successore al trono). Lo rivela a diversi interlocutori, lo scrive su Facebook. Questo varrebbe anche se i candidati fossero altri (es. Gilberto Daniel, Sergio Leonardi, ecc.).

3. Chiara si autocandida, dopo che il PD locale ha chiesto di avere nella lista di maggioranza un candidato sindaco iscritto al partito.

4. Chiara fa gli aut aut kierkegaardiani (“o si è o non si é”. Secondo le sue dichiarazioni, non dovrebbe esserci nessun iscritto a partiti di destra nella sua eventuale lista. “Trovo assurdo - asserisce - pensare di conferire alla lista di maggioranza la natura di 'civica' da una parte ammettendo che il candidato sindaco non sia un tesserato Pd e dall'altra accogliendo rappresentanti di aree di opposizione, tesserati compresi”).

5. Chiara nega con forza ci siano scissioni all'interno della giunta attuale. Si sa però che Simonetta è furibonda e che lo stesso zio di Chiara, il vicesindaco Giorgio Favero, si oppone alla scelta di Chiara di esporsi, candidandosi. Scompagina i programmi fatti per la compattezza di lista, ma anche per garantire la prosecuzione d'incarico al segretario comunale, Luigi Iacono (ex sindaco di Forza Italia a Serrara Fontana, nell'isola d'Ischia, e noto regista di vicende roncadesi), che avrebbero avuto un ampio margine di successo se fossero stati resi noti all'ultimo momento, cioè magari a fine marzo.

6. Chiara fa sapere che non se la sente di tradire a sua volta il gruppo che l'ha fatta crescere. “O con loro o mi ritiro” dichiara a Roncade.it e a Riccardo Furlanetto (presidente Acer), che – viste le molte visioni programmatiche condivise, tra cui quella di cambiare segretario comunale - le garantirebbe l'appoggio della sua compagine, se si candidasse con Sartor. Sfumata per ragioni di tempo questa ipotesi, Furlanetto decide di correre con i grillini che per statuto devono presentare la lista entro i primi di marzo con a capo Andrea Fuga, roncadese per fede (al dito).

7. Ivano Sartor (del Pd, già sindaco di Roncade per due mandati e mezzo con giunte bipartisan), nel frattempo, si candida, Se Chiara dovesse ottenere la candidatura interna (ovviamente a determinate condizioni), la appoggerebbe; se decidesse di correre con lui ritirerebbe la sua candidatura mettendoci lei; altrimenti sarebbe già pronta una sua lista che però non rimarrebbe a sinistra e convoglierebbe anche le forze di destra contrarie a Simonetta. L'impasse di Chiara lo riguarda da vicino, sa bene che il proprio nome non sarebbe così spendibile.

8. Il PD, probabilmente, è disposto a rivedere le proprie richieste. Chiede a ripetizione lumi alla maggioranza, ma non ne ottiene. Intanto sembra che la segretaria provinciale di partito non voglia/possa opporsi alle decisioni di Simonetta, che le ha spianato la strada per la carica.

9. I grillini potrebbero avere più voti del previsto se la delusione, lo schifo e la rabbia facessero ripetere in piccolo a Roncade ciò che è avvenuto a livello nazionale. Ecco che, avendo magari due consiglieri da piazzare all'opposizione, il M5S accontenterebbe le velleità di Furlanetto di arrivare ai banchi consiliari.

10. Chiara, in nome della coerenza di maggioranza (o in quello di promesse mantenute in extremis da Simonetta..), in definitiva evita la vittoria praticamente sicura con la lista di Sartor (che magari le imporrebbe altri compromessi, ma che la porterebbe senz'altro in cima alle preferenze roncadesi, dandole la possibilità di governare) e accetta l'ignoto futuro prossimo.

In definitiva (note personali).

Chiara, rimanendo da candidata nella lista di Simonetta, dovrebbe per forza rimangiarsi i suoi princìpi Kierkegaardiani. E da semplice iscritta alla lista le toccherebbe rinunciare due volte. Dovrebbe cioè soprassedere al rinnovamento dei vertici della burocrazia e dovrebbe dipendere da un candidato non del PD, magari in nome di un aiutino per altri tipi di scalate politiche non meglio identificate. Difficile comunque, per chi la conosce, pensarla in posizione di sudditanza da forze politiche a lei non affini. Brava, furba o coerente? Dando per veri il tradimento iniziale di Simonetta e il dilemma interiore che la porta a non tradire a sua volta, risulta ammirevole. Ma qualcosa non convince (a parte il fatto che piagnucolare in giro non giova certo alla sua figura di leader). Vuole il bene di Roncade però i “simonettiani” hanno visioni non solo diverse ma spesso incompatibili con la sua e tuttavia ciò non è bastevole a farla sganciare da loro. Allora chi ha la priorità? L'amministrazione della res publica o le aspettative personali? Alla fine della fiera, dopo tutte queste esitazioni e i dubbi che ne derivano, a mio avviso ha già perso un po' troppa credibilità.

Sono curiosa di sapere se e come la riguadagnerà. Mi interessano meno gli sforzi di Simonetta per tenere in piedi una forza disomogenea, a dimostrazione della sua abilità diplomatica (e di quella del suo fido aiutante), spendibile alle prossime regionali. Li leggo come un testamento a favore dei collaboratori più stretti, non certo come una donazione sociale, ne' tanto meno come un'evoluzione delle esigenze politico-comunitarie contemporanee.

  

Aldina Vincenzi

  

 
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