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Venerdì
14 novembre
2014

 

Il numero 201 domani resta fuori

Emozione Teatro avverte: niente più seggiole di fortuna
Sabato scorso è stato ovrebooking e nessuno sa ancora perché l'auditorium della scuola media non va più bene
  
Cosa succederà domani sera, a San Cipriano, in occasione della seconda serata di "Emozione Teatro?"
Costretta ad emigrare dalla sede consueta dell'auditorium della scuola media, la consolidata rassegna roncadese ha registrato l'8 novembre, nello spazio parrocchiale di San Cipriano, per la prima volta, un tutto esaurito nella prima serata in calendario e con una compagnia esterna.
Duecento posti occupati, dilatati in modo fantasioso di un altro paio di decine, con sedute di fortuna, sgabelli e quant'altro.
Spiegazione semplice: se l'auditorium può ospitare fino a 350 spettatori, la sala parrocchiale arriva appena a un po' più della metà.
Domani tocca a Teatroroncade con uno spettacolo esilarante, "Il senso della vita", perciò l'attesa per l'overbooking è inevitabile. Ma l'organizzazione fa sapere che non ci saranno più seggiole da pescatori a riempire i corridoi fra le fila dei 200 posti fissi. Il 201° spettarore resterà fuori e così quelli venuti dopo. Fossero numerosi, va detto, è possibile una replica la sera successiva, e questo sta nella generosità della compagnia.
Ma il punto non è questo.
  
Sussiste il mistero della non disponibilità dell'auditorium, rimane la mancanza di spiegazione sulle improvvise ragioni del blocco e su quali siano le opere necessarie da realizzare per riparare le eventuali pecche di sicurezza.
Forse una sala parrocchiale stracolma, toccando le responsabilità non dell'amministrazione comunale ma di un parroco coraggioso, basta a far dormire sonni tranquilli a chi, burocraticamente, si può chiamar fuori.
La coscienza finisce dove finisce la norma che mi riguarda. La differenza fra chi si fa carico dei problemi e chi si accontenta di allontanarli sta tutta su questa linea di faglia.
  
Il problema macro di fondo alla fine è uno solo: c'è una città che mortifica uno dei suoi cavalli di battaglia più brillanti, rispetto a gran parte del territorio attorno, cioè la propulsione culturale, quasi per far dispetto a chissà chi.
Dire non ci sono soldi non vale più (non vale in assoluto, di fronte al rischio di disperdere un formidabile valore sociale di identità collettiva) come spiegazione.
Giusto per non parlare tanto per parlare facciamo un esempio: un ragionamento sulle società partecipate (clicca qui e vedi punto "E" prima di eccepire sul patto di stabilità) lo possiamo provare? Le azioni di Ascopiave perché si continuano a tenere? Certo, venderle non è facilissimo e poi ricevere il dividendo ogni anno fa comodo. Ma almeno due conti si possono fare. Con il valore di quelle quote di teatri a Roncade se ne costruiscono tre. E poi non è affatto detto che non esistano forme di investimento migliori di quella su una multiutlity che, per quanto bene amministrata, conserva un metodo di ripartizione di incarichi in Consiglio di amministrazione costruito con il manuale Cencelli.
  
Esempio numero due, sempre a livello di suggestione. Esistono amministrazioni pubbliche in Italia che hanno emesso delle obbligazioni. Dei minibond per finanziare opere di interesse collettivo. C'è qualcuno, in via Roma, di maggioranza o di opposizione, in grado di affrontare almeno una riflessione su questi strumenti?
Se sono proposte del tutto fuori bersaglio ci scusiamo per l'ignoranza e siamo qui pronti ad accettare dal sindaco - che è persona indubbiamente esperta in campo finanziario - ogni chiarimento sul perché.
       
 
  

Roncade.it

  

 
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