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Lunedì
27 ottobre
2014

 

Tullio-gate, tiriamo le somme

A qualche giorno dall'innesco vediamo di ricomporre le idee
Parole a vanvera di gente che non c'entra ed impacciati silenzi di chi avrebbe avuto titolo per parlare. Però adesso basta
  

Dato che i commenti su Facebook si disperdono molto presto è opportuno fissare il caso Tullio-Rubinato con un riassuntino, anche a favore, come diceva Enrico Ameri, di chi si fosse messo in ascolto solo ora.

Accade che nella contrapposizione per la candidatura alle primarie del Pd alla Regione Veneto si oppongano Alessandra Moretti, eurodeputato, e Simonetta Rubinato, deputato ed ex sindaco di Roncade. Rubinato ritiene di essere coinvolta in meccanismi “mafiosi” per estrometterla dalla corsa, mentre Tullio firma – unica a Roncade – una raccolta di firme di Under 35 veneti a favore di Moretti.

Tullio in un'intervista attribuisce a Rubinato e Puppato l'agitazione che complica la ricerca di un'intesa nel Pd per le regionali e dice di ritenere che Rubinato voglia riciclarsi in Regione, non essendo più possibile, in caso di elezioni politiche (non improbabili a primavera) una sua riconferma a Palazzo Chigi.

Qui si innesca una reazione tutta roncadese che con il Pd ha poco a che vedere. Anzi, i molto equivoci democratici di Roncade stanno sotto la linea di galleggiamento, al netto di qualche volatile passaggio sui social.

A far chiasso sui quotidiani sono il sindaco, Pieranna Zottarelli, che con il Pd non c'entra (“ricordati Tullio che se non c'ero io a fare il sindaco c'era tuo zio e tu non avresti potuto fare l'assessore”) e l'ex capogruppo Francesco Pavan, altrettanto estraneo al Pd (dice bene in questo senso Ivano Sartor), che rispolvera il suo lessico tradizionale parlando dell'intervento di Tullio come di un “attacco a Rubinato che indigna”. Forse una copia della Costituzione, il prossimo anno, oltre che ai ragazzi delle medie, dovrebbe essere regalata a Pavan, con un segnalibro all'art.21. L'unica che potrebbe aver titolo a dire qualcosa di politico, semmai, è Dina Brondolin, ex assessore (magari spiegando che senso abbia la parola "solidarietà", come fa notare opportunamente Leonardo Zanata), la quale però preferisce misteriosamente associarsi a Pavan.

Il documento, peraltro, introduce nel discorso una componente retributiva ancora meno pertinente. Cosa importa se Rubinato ha devoluto in beneficenza il suo stipendio di sindaco? La carica l'ha conservata comunque e i gesti di filantropia, lo sappiamo, sono eleganti se di essi non ci si vanta. Se no il sospetto di un fine collaterale è ovviamente automatico.

Un altro elemento oggettivamente poco chiaro è cosa ci sia di male se un politico che fa bene il suo mestiere cerchi di continuare a svolgerlo attraverso nuovi incarichi. Senza incarichi – che significano fatica e responsabilità – sarebbe un politico inutile, come avere la patente e tenere la macchina in garage. Chiamiamolo pure “riciclarsi su altre poltrone” ma non c'è assolutamente colpa se i sistemi sono regolari e corretti. Chi non lo farebbe nell'ambito del proprio lavoro, specie con l'avvicinarsi di una scadenza di contratto? Perché la stessa Rubinato respinga questa sua naturale ambizione - ambizione doverosa, date le sue non comuni capacità, piaccia o non piaccia la signora - è l'ultima stortura di questa storia. Sul suo linguaggio meglio sorvolare. Parlare di metodi "mafiosi" significa individuare negli stessi componenti di delinquenza e l'espressione è quindi largamente fuori controllo se si parla di dialettica politica per quanto scorretta, a volte, questa possa essere.

La sciocchezza da evitare come l'ebola, a questo punto, è che il governo cittadino locale possa essere messo in difficoltà da una bega di condominio tutta del Pd, unico soggetto che, a Roncade, ha una reale urgenza di uscire da un marasma di identità. Ossia di maturare e rendersi conto una volta per tutte che, in questa città, Rubinato è un riferimento che ha serenamente esaurito il suo corso. 
       

  
 
  

Roncade.it

  

 
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