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Martedì
21 gennaio
2014

 

I Rubinson Alfa e Beta ed il fattore J

Esame dello stato dell'arte verso le amministrative
Dichiarazioni ufficiali e confidenziali, mali di pancia e percorsi obbligati. O anche no
  
Abbiamo lasciato trascorrere una dozzina di giorni dall'intervento di Chiara Tullio e, senza sorpresa, le reazioni che ci sono state hanno avuto forma confidenziale e non pubblica. Fenomeno comprensibile, del resto, data la passeggiata sulle uova che in molti stanno compiendo, spesso all'insaputa l'uno dell'altro.
Senza considerare che i ragionamenti fatti con la garanzia della riservatezza sono quasi sempre più lucidi e profondi di quelli affidati alle veline di convenienza.
Perciò ecco un altro modesto contributo alla sintesi dello stato dell'arte.

 
Uno. La compagine di maggioranza non ha certo ancora deciso in che modo provare a clonarsi più o meno integralmente per il futuro. Lavori insistenti ai fianchi cercano di inserire un cuneo per ottenere, alla fine, i Rubinson Alfa e i Rubinson Beta, cioè due sigle distinte alle elezioni.

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Due. Gli “Alfa”, per capirci, sono quelli che spingerebbero Pieranna Zottarelli, i “Beta”, invece, i supporter di Chiara Tullio (T). Quest'ultima sottolinea come con la prima abbia lavorato bene e ci sia stata sempre sintonia. Vero o no che sia non ha rilevanza. Ciò che conta è che nessuna delle due sarebbe felice se, in una stessa ipotesi di squadra, la candidata sindaco fosse l'altra. Ed è ovvio perché sarebbe innaturale.

Tre. Tuttavia l'agente T pare non incline ad abbandonare la nave per un'altra avventura, preferendo, casomai, defilarsi.

Quattro. Agli occhi dei “Beta” il difetto più pesante degli “Alfa” non sarebbe tanto la candidata Zottarelli (Z) quanto, piuttosto, l'eredità che si porterebbe dietro sul sistema burocratico. Cioè la perpetuazione del segretario, Luigi Iacono (Fattore J). Una macchina evoluta a controllo numerico, l'agente Z, non può portare forti differenze se il capofabbrica è lo stesso di prima. E poi il fattore J è pure fastidioso per il fatto che, in virtù del suo legittimo rapporto professionale (peraltro gemmato in altri municipi), è l'unico al quale la spending review non sposta un decimale.

Cinque. Per garantire tuttavia un ricompattamento elettorale alla maggioranza lo strumento ci sarebbe ma devono trovarlo gli altri. Cioè dei concorrenti. Ci fosse il rischio di una cordata ostile dalle vecchie stanze di Lega-Pdl-Fi-An-Udc ecco che, meccanicamente, in casa Rubinson tornerebbe una funzionale armonia. Insufficiente, comunque, a far sì che l'agente T ceda il passo all'agente Z.

Sei. Siccome gli ex partiti di centrodestra, a livello locale, non sono certo abituati all'autodeterminazione, aspetteranno che da qualche segreteria almeno provinciale giunga il perimetro del loro spazio di movimento. Se possono o meno allearsi e con chi. Ma è già tardissimo e le idee paiono molto confuse a partire dalle alte sfere. Più facile che qualcuno accantoni la tessera e, qualora avvenga la scissione domestica, si accasi con gli “Alfa”.

Sette. Una cordata alternativa di un certo spessore, dovessero andare a dama alcune cose, potrebbe giungere però da aree moderate e atipiche, vale a dire non ascrivibili a partiti. E' quell'ormai famoso progetto scoccato dall'Acer (Fattore A) ma già permeato in altri spazi cittadini lasciati fuori dai giri tradizionali. Il discorso è ancora embrionale ma è un po' più robusto di una ventina di giorni fa, quando fu annunciato.

Otto. Alla prossima.

  

Roncade.it

  

 
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