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Venerdì
10 ottobre
2014

 

House Show, la resistenza

Un bilancio a tre anni dall'inizio. Ecco perché la cultura liquida funziona
Dopo una ventina di spettacoli domestici si può dire che l'esperienza è ben rodata e genera emulazione
  
House show, questione di resistenza.
La formula di piccoli spettacoli in ambiente domestico che attraverso Roncade.it proponiamo da quasi tre anni, con una cadenza di otto-nove appuntamenti l'anno, può essere un esempio – ormai rodato – di come minimi sforzi privati possano provare a riempire spazi di servizio che il gestore pubblico non riesce, per oggettive difficoltà di vario genere, in primis finanziarie, ad occupare.
Resistenza attiva, appunto, alle gramaglie di un periodo storico che si prolunga troppo trascinandosi il virus dello scoraggiamento.
Vale per la cultura, di certo si può estendere ad altri ambiti.
  
La formula di House Show, per chi non la conosca, è estremamente semplice, diretta e partecipativa.
Si cerca un “artista” o un esperto in qualcosa di particolare di norma abbastanza sconosciuto ma bravo (dalla musica alla letteratura, dal teatro al documentario, dai disegnatori di fumetti al professore di storia dell'arte ai raccontatori di viaggio, presto avremo pure un divertente ipnotista), si organizza una cena in piedi alla quale tutti i presenti sono chiamati a contribuire con qualcosa di fatto in casa (dolci, torte salate, etc) e, a fine serata, si raccolgono offerte assolutamente libere da consegnare a chi si sia esibito. Con il risultato di aver offerto anche un piccolo palcoscenico a talenti meritevoli di visibilità. Costo zero per tutti. Punto.
Unica condizione, avere ovviamente un ambiente abbastanza capiente da contenere una quarantina di persone (che sono conosciute perché è richiesta l'iscrizione via e-mail) e la capacità di interpretare la propria abitazione come luogo “aperto” e non fortino privato di riservatezza. Se hai paura che ti "tocchino l'argenteria" è meglio lasciar perdere.
I vantaggi rispetto ad una proposta analoga in un ambiente pubblico sono molti, soprattutto in termini burocratici e di organizzazione. Non si devono chiedere permessi, non hai problemi di sicurezza, non devi pagare affitti e nemmeno la Siae. E non è neppure detto che, in una sala comunale, il pubblico sarebbe più numeroso.
  
Il modello di House Show, tuttavia, non è originale perché in molte città, in particolare del Nord Europa, l'offerta culturale “liquida” avviene da tempo in questo modo. Infine c'è una buona ricaduta in termini di emulazione. Alcuni degli ospiti di House Show, molti dei quali vengono da altre aree del Veneto, vicine o lontane, a loro volta hanno iniziato a promuovere eventi del genere e il circuito messo in moto è esattamente quello che cercavamo, all'inizio, di provocare.
      
 
  

Roncade.it

  

 
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