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Venerdì
27 giugno
2014

 

Il tempo del salto

Se il Fle non cresce l'energia gratuita va dispersa
E' l' ora di una logica imprenditoriale e di ottimizzare il contributo di sostenitori privati
  
L'immagine è quella di un saltatore con l'asta.
Per due anni ha preso velocità, adesso è necessario puntare la pertica su un punto di leva solido e sollevarsi dal suolo.
Nella sintesi delle opinioni, il Festival dei Luoghi e delle emozioni (Fle) è questo. Una grande propulsione entusiastica e abbastanza allineata di molte forze di volontariato, un'accelerazione che promette di essere all'altezza per un salto di quota ma che, in assenza di un intervento di altra natura, rischia di smarrire il senso del suo scopo.
Il punto di leva che serve al saltatore in alto della metafora è, piaccia o meno il termine, di natura finanziaria.
Perché il Fle diventi adulto, in sintesi, deve inserire fra i suoi eventi qualcosa di vera qualità professionale e dunque di attrazione sovraterritoriale e mediatica. I saperi non si trovano tutti nei dintorni, vanno acquistati altrove e si devono pagare.

Non fosse altro che per dare la meritata soddisfazione a tutti quelli che, finora, hanno offerto il loro contributo, per settimane e per mesi, per la fiducia nel progetto e nei suoi organizzatori o per spirito di appartenenza ad un bel gruppo. Sentimenti che, assieme all'amicizia, a volte possono davvero produrre meraviglie a tempo indeterminato. Ma è raro. Una maglietta serigrafata con il logo dell'evento diventa troppo leggera se è l'evento che continua a rimanere leggero. Nella leggerezza delle cose trovano spazio piccole invidie e recriminazioni fondate su questioni altrettanto leggere.

Quindi? Quindi, come accade in altre località non lontane, serve una logica imprenditoriale. Non per far profitto, ovvio. Ma per ottenere la liquidità per acquistare la qualità per certi momenti di punta che ancora mancano.
Bisogna affrontare il rischio ed avere la tenacia perché l'avventura diventi virtuosa. Non sta scritto da nessuna parte, ad esempio, che tutto debba essere gratis. Non è normale pagare un biglietto anche per il filmaccio più disimpegnato al “The space cinema”? Anche sotto il profilo della comunicazione, un calendario con uno o due appuntamenti di alto livello fa più strada che non una lunga serie piccole buone cose ad entrata libera in cui attirare grandi numeri è abbastanza facile.

Anche se gli anni erano diversi, la preziosa intuizione di “Contemporaneità sonore” dovrebbe far scuola. Lì di sbagliato c'era solo una parte di pubblico che si interessava più alla cena che alla esibizione di protagonisti di statura almeno nazionale, ma questo è un altro discorso.
L'obiezione che potrebbe nascere, tornando al Fle, è che bisognerebbe comunque trovare un capitale iniziale significativo, che nelle casse pubbliche probabilmente non c'è.

La nostra indicazione è la stessa, ripetuta da tempo. A Roncade c'è una specie di generosa patologia, vale a dire che troppi sponsor privati sparpagliano somme troppo piccole a troppe organizzazioni per sostenere troppi microeventi. In conclusione, occorre trovare il sistema di definire una scala delle priorità e di razionalizzare. Di fare selezione e di reindirizzare sforzi dispersivi.
La palla, qui, passa davvero solo alla politica.
Se si riconosce una logica a quanto su esposto probabilmente appare anche più chiaro il vulnus morale della incompatibilità fra la guida della Pro Loco e la titolarità di un assessorato su temi di natura affine.
  

Roncade.it

  

 
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