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Martedì
8 luglio
2014

 

Nel digitale lavoro a vagoni

Donadon: "Non dite a vostro figlio di studiare da avvocato"
Dal fondatore di H-Farm una sferzata ai giovani: internet non è stata inventata solo per usare Facebook
  
“Sono impegnato altrove ma se oggi a Venezia potessi rivolgermi a Matteo Renzi gli chiederei solo una cosa: faccia il possibile per rendere consapevoli i giovani che di lavoro nelle sconfinate praterie del digitale ce n'è tantissimo e ce ne sarà sempre di più”.
Per Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm, l'incubatore di Ca' Tron che due estati fa ospitò la partenza ufficiale dell'agenda digitale con l'allora ministro Corrado Passera, il digital divide, ossia quello che marca la differenza fra l'Italia e l'occidente evoluto, non è un fatto di infrastrutture ma di cultura.
 
Di accettazione o meno del fatto, cioè, che esistono enormi occasioni da cogliere sotto i nostri occhi se solo ci rendessimo conto che gli strumenti per inventare, progettare, e anche finanziare un'idea imprenditoriale sono qui e disponibili adesso.
“Basterebbe, tanto per cominciare, utilizzare la rete per informarsi e non usare Facebook e basta”

Quello che descrive sembra uno scenario magico. C'è un paese intero che reclama posti di lavoro e lei dice che ce ne sono a vagoni...
“E' così. Non posso sopportare le parole che ho sentito ieri da Giorgio Napolitano, quando ha sostenuto che se l'Italia non sa dare lavoro ai giovani è finita. Il lavoro non te lo dà nessuno ma da fare ce n'è tantissimo. Dobbiamo svegliarci prima che, come è accaduto troppo spesso, qualcuno di più svelto in qualche altra parte del mondo ci porti via l'oro da sotto il naso”

Ad esempio?

“Il più banale e il primo che mi viene in mente. Uno dei nostri asset più preziosi è il turismo, no? C'è un portale olandese che usiamo ormai tutti che si chiama booking.com, che ci organizza le vacanze dal viaggio all'albergo, e che ha fatto tesoro dei nostri tesori. E così potrei continuare con altri servizi, dedicati al cibo piuttosto che alla moda”

Insomma, quello che manca, molto banalmente, è qualcuno che ci faccia capire quanto siamo addormentati
“E' deprimente ospitare scolaresche di scuole superiori e accorgersi che la consapevolezza di cui parlavo prima manca. Sentire i ragazzi dire: 'a scuola nessuno mi ha mai spiegato che anch'io posso fare impresa'. Anche se la radice di questo deficit potrebbe, se vogliamo, essere rintracciata nelle stesse famiglie di origine”

Cosa vuole dire?
“Se tuo figlio ti dice che vorrebbe fare il programmatore, tu pensi che abbia soltanto voglia di giocare con il pc e lo mandi a studiare perché diventi, ad esempio, avvocato, ecco che il danno è fatto”

Chi ha un'idea prima deve capire quanto buona sia e poi deve anche trovare i soldi per avviare l'azienda. Da che parte comincia?
“In Italia ci sono 100 incubatori 34 dei quali certificati. Si prende il treno e si va a bussare alle loro porte. Non vuoi muoverti da casa? Ci sono sul web decine di portali internazionali dedicati al crowfunding in cui puoi presentare la tua idea e vedere se qualcuno ti viene dietro. Ripeto: se il tuo pc o tablet li usi solo per saltare da un social all'altro non tirare fuori discorsi su quanto tuo padre sia stato più fortunato a vivere in un'Italia economicamente migliore. Quello che hai in mano tu lui non lo aveva”

Due anni fa Ca' Tron diede i natali a quella che fu chiamata l'”agenda digitale”. Sono cambiati due governi da allora. A che punto siamo?
“Molte cose sono state fatte, il lavoro è bene avviato, sia dal punto di vista legislativo a sostegno delle start up, sia in termini di semplificazione della macchina amministrativa grazie al digitale. Oggettivamente più di così non si può chiedere. Adesso è la gente che deve lavorare su se stessa”

Non le sembra un po' alienante un mondo in cui tutti stanno dietro a righe di codice dal mattino alla sera?
“Immagine sbagliata. Intendiamoci: chi impara a programmare domani il lavoro lo trova al 100%. Chi produce cose 'normali', come l'artigianato di qualità, capi di moda, o altri oggetti che a noi italiani riescono particolarmente bene, se non si interfaccia con il mondo attraverso canali digitali avrà la vita sempre più difficile. In fatto di e-commerce siamo drammaticamente arretrati”

Se lei avesse le chiavi delle casse dello Stato?
“Incentiverei gli istituti di credito a fare prestiti agli studenti ma per investire sulla propria formazione, in qualsiasi posto del mondo essi vogliano. Diecimila euro da restituire in 30 anni, una cosa simile. Il primo debito lo devi fare su te stesso, non per comprarti un'automobile”.

da "Corriere del Veneto" - 7 luglio 2014
Gianni Favero

  

Roncade.it

  

 
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