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Martedì
2 dicembre
2014

 

Quei veleni insabbiati

Trielina sepolta dall'85 in via Stradazza. Ma il Comune ha perso le carte
Un'interpellanza di Ivano Sartor recupera dall'oblio un pericolo ambientale mai risolto. I mille dubbi su un silenzio di 17 anni
  
Una discarica di rifiuti tossici nocivi sulla quale sono state prodotte decine di documenti sotto forma di corrispondenza fra Comune di Roncade, Provincia di Treviso e azienda sanitaria locale ma dei quali si è persa ogni traccia.
La notizia, che non è proprio una notizia perché del tema si parlò a lungo nei media dei primi anni '90, ma che diventa notizia perché l'amministrazione comunale ha ieri ammesso ufficialmente di non trovare più le carte, è emersa nel corso del consiglio comunale di ieri sera grazie ad un'interpellanza del consigliere di minoranza Ivano Sartor.
La vicenda è complessa e trova le sue radici a partire dalla metà degli anni '80.
Stiamo parlando di una discarica di materiale bellico, di fatto spolette per la produzione di fumogeni per l'esercito. Per capirci meglio, tonnellate di barattoli di metallo di modesta dimensione contenenti tricloroetilene (Trielina) che un imprenditore di Bassano del Grappa, Giovanni Gasparotto, chiese di poter stoccare in un'area di sua proprietà a ridosso di via Stradazza.
Il Comune disse di no ma il signore, a quanto pare, procedette ugualmente.
La si scoprì nel 1991, protetta alla vista da barriere di siepi, quando gliene venne chiesto conto informando contemporaneamente la Provincia e l'Usl.
 
Le risultanze dell'istruttoria che ne seguì non lasciarono molti dubbi. C'era un deposito abusivo di materiale ormai deteriorato, con liquami chimici già infiltrati nel sottosuolo fortunatamente argilloso, che andava subito rimosso.
Qui cominciò un rimpallo durato anni fra gli enti locali ed il privato e nel quale fu coinvolta anche la Procura della Repubblica. La Provincia, allora competente per temi di questa natura, non riuscendo ad indurre il proprietario a bonificare l'area, sollecitò allora quattro volte, fino al 1997, il sindaco di Roncade a provvedere a spese del Comune per poi rivalersi su Gasparotto.
E il sindaco all'epoca era Ivano Sartor.

Ma il materiale è ancora là. Per 17 anni non se n'è più parlato fino al 17 maggio 2014.
E' in quel pomeriggio che Sartor, nel corso del confronto pubblico fra i candidati sindaco, a Biancade, ricorda la presenza del problema che, evidentemente, l'amministrazione in scadenza, vista la reazione, apprende per la prima volta.
Iniziano subito accertamenti interni ma senza esito perché la documentazione, della quale sarà trovata copia nei giorni successivi nell'archivio della Provincia, dagli scaffali di Roncade risulta essere sparita. Non si sono conservati neppure gli articoli di giornale.
Una richiesta di riscontro al Genio Militare, ad un certo punto ingaggiato da Gasparotto per collaborare alla bonifica, qualche settimana fa ha confermato il timore che c'è.
Cioè di non aver mai ricevuto l'ordine di attivarsi, e questo significa che al margine di via Stradazza, poco prima del passaggio a livello, esiste tuttora un deposito sotterraneo di sostanze tossico-nocive.
  
Il sindaco, Pieranna Zottarelli, ha promesso ulteriori ricerche per comprendere il perché della mancanza del fascicolo, ritenendo “grave” la circostanza. L'assessore all'ambiente, Gilberto Daniel, che ha curato l'indagine dallo scorso maggio in poi, ha chiesto a Sartor perché, da sindaco, non abbia fatto bonificare la discarica mentre quest'ultimo ha ricordato l'introduzione, proprio nel 1997, anno in cui termina la serie di carteggi ritrovati in Provincia, del “decreto Ronchi”. Un'ampia normativa in matreria ambientale, cioè, che pone a carico della Regione l'obbligo di intervenire su bonifiche non eseguite dal privato inadempiente (in realtà il comma 9 dell'art. 17 recita: “Qualora i responsabili non provvedano ovvero non siano individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale sono realizzati d'ufficio dal Comune territorialmente competente e ove questo non provveda dalla Regione, che si avvale anche di altri Enti pubblici. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le Regioni possono istituire appositi fondi nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio”).
 
Insomma un ginepraio all'italiana con mille perché sul quale, fortunatamente, una volta tanto l'oblio non ha vinto e rispetto al quale, data la delicatezza del tema, Daniel ha garantito d'ora innanzi puntuali comunicazioni.
      
 
  

Roncade.it

  

 
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