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Lunedì
30 giugno
2014

 

I diari nella testa

Una proposta per liberare le nostre storie prigioniere
Fra il racconto orale e la scrittura il passo non è affatto breve. Ma non compierlo è uno spreco per tutti
  

C'è forse ancora parecchia gente che tiene diari. Sicuramente è molta di più quella che avrebbe un sacco di racconti sulla propria vita da mettere nero su bianco (divulgarli o meno non ha importanza. Il tema fondamentale è scriverli) e che non lo fa.

Perché non ci pensa, perché non ne ha il tempo, perché dice "un giorno o l'altro mi ci metto" e poi, se e quando arriva quel giorno, non sa da che parte cominciare. Prende carta e penna ma si pianta con il primo "panico da pagina bianca", capisce che un conto è avere un mare di parole in testa, un altro è metterle in fila e scriverle.

Perciò si scoraggia senza avere veramente la percezione di quante idee, riflessioni, ricordi, mattoni di vita vissuta stia così privando figli, nipoti, familiari, amici di una cerchia più o meno intima. Di come in questo modo si sprechino i fili d'oro di una memoria individuale che generano la trama della nostra grande storia onesta, che è quella senza eroi. Un vero peccato.

Ecco quello che possiamo fare noi. Se qualcuno crede che questo sia importante possiamo incontrarci con un registratore, raccogliere "a voce" racconti, aneddoti, pezzi di storie anche disordinate che cercheremo di contenere ed indirizzare entro un alveo, ad esempio sollecitando chiarimenti o approfondendo dettagli come fosse un'intervista.
Poi a dar corpo e una scrittura alla registrazione ci penseremo noi.
Solo a quel punto il protagonista deciderà cosa farne, nella massima riservatezza.
Niente sarà pubblicato senza il suo consenso, la cosa importante è che intanto quelle parole siano state fissate in forma di caratteri scritti.
Per il resto ci sarà tempo.

  

Roncade.it

  

 
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