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Sabato
3 maggio
2014

 

Del rinnovamento e di altri demoni

Crosato: "S lo enfatizza, Z se lo scorda. Ma è un tema più complesso"
Non sarà la conseguenza del calo della passione politica e del senso civico in tutta la popolazione?
  
Gentile direttore,

sono uno dei molti cittadini che nei giorni scorsi ha preso posto nella platea della sala consigliare, durante le serate di presentazione delle due liste guidate l’una da Ivano Sartor e l’altra da Pieranna Zottarelli. L’intento principale che mi ha spinto a essere presente lunedì e mercoledì era la curiosità di conoscere in cosa le due liste si differenziassero: attorno a quali temi, dopo la nota e travagliata genesi della lista di Sartor, si sarebbe polarizzato il motivo di divergenza.
Insomma, volevo capire come sarebbe stato trattato il tema del rinnovamento, tanto caro a Sartor che l’ha lungamente chiesto nei mesi scorsi, senza – a sua detta – raggiungere il suo obiettivo.


Nell’incontro di lunedì, Sartor ha molto insistito su questo argomento, sostenendo che la lista da lui organizzata è l’unica a proporsi come “vera” lista civica – sue parole – e, com’era chiaro a chiunque fosse presente, l’unica totalmente nuova: persone alla prima esperienza amministrativa, persone piuttosto giovani, inesperte di gestione comunale in senso stretto, ma ognuna competente di qualcosa, ognuna pronta a mettere in campo la propria passione e la propria eccellenza nell’ambito di proprio interesse.
  
Certo, un progetto rischioso, dal momento che, come è stato facile notare a chi sedeva in platea e come è stato esplicitamente indicato da Sartor, si configura come un progetto sperimentale, durante il quale i protagonisti apprenderanno dal più esperto Sartor i movimenti e le direzioni da prendere per ben amministrare.

E questo è tanto vero, quanto è vero che la serata è stata gestita per lo più dal solo Sartor che, come testimonianza della propria preparazione (“professionalità” è stato detto da alcuni, contraddicendo forse la missione di chi non amministra “per professione”) ha indicato i progressi che il comune di Roncade ha vissuto durante gli anni della sua carica.
Quindi, pare di poter dire, quello di Sartor e della sua lista è un progetto che, riprendendo l’energia dei mandati già ricoperti da Sartor, intende immettere un cambiamento – questo, in realtà, non è davvero così chiaro, dato che durante la serata si è parlato in modo alternativo di “cambiamento” rispetto all’amministrazione Rubinato e di “prosecuzione” rispetto alla stessa amministrazione, rischiando così di adombrare un semplice rinnovamento anagrafico rispetto all’amministrazione uscente.


Mercoledì questo tema, com’era prevedibile ma forse del tutto auspicabile, è stato quasi del tutto trascurato. Anzi, punto di forza della lista diretta da Zottarelli è quello di proporsi in una linea di continuità rispetto all’amministrazione Rubinato: di quest’ultima sono stati chiamati in causa alcuni protagonisti perché fossero affiancati ad alcune nuove e giovani entrate. L’idea, insomma, pare essere quella di un rinnovamento di energie equilibrato e graduale, così che l’esperienza da trasmettere non fosse solo quella di una persona, ma provenisse da una pluralità di persone. A quanto pare, dunque, non ci sarebbe la necessità – fortemente sottolineata da Sartor – di un cambiamento di rotta: la direzione verso cui soffia il vento è quella giusta, sembra voler dire la lista di Zottarelli; ciò che gioverà, sarà dare a questo vento nuovo vigore.

Quello del rinnovamento, quindi, per la lista Sartor è il principale problema della nostra comunità, mentre, per la lista Zottarelli, è un non-problema, o almeno lo è solo nella misura in cui vi è un calo di energia cui ovviare con la chiamata in causa di giovani voci. Secondo una sensibilità politica che esorbita dalle stringenti urgenze amministrative, mi pare che siano queste le principali divergenze delle due liste; tolte le quali, le due liste differiscono solo nei nomi dei protagonisti e in alcuni contingenze amministrative. E non mi sembra una differenza da poco, dal momento che proprio su questa differenza si è attestata la nascita di due diverse liste da una linea culturale finora piuttosto affine. Eppure, oltre questa robusta differenza, c’è ancora un’affinità: in un caso con la speranza che sia sufficiente che un esperto istruisca nei prossimi anni di mandato la sua cerchia di amministratori, nell’altro caso con la convinzione che non si ponga una questione così grave in tema di rinnovamento – insomma, in entrambi i casi non si è posto il problema della costruzione di una "scuola" continua e quotidiana per la crescita culturale della collettività. È un tema certamente poco attraente, impopolare, e certamente difficile da inserire in un paio d’ore di presentazione alla popolazione; perciò questa non è né una critica né un’assegnazione di colpe.

Quella che vorrei proporre – e che forse sembrerà assolutamente fuori luogo in tempi di campagna elettorale, sebbene mi sembri davvero il terreno in cui le due liste in questione giocano la loro identità – è una riflessione intorno ai tempi e ai modi di maturazione culturale della nostra comunità.
Il problema del rinnovamento, infatti, a quanto ne so io, è un problema che si è spesso attestato come problema riguardante la cerchia amministrativa, tanto che la discussione si è surriscaldata proprio nel momento in cui si sono dovuti decidere i nomi da candidare.
Bene, la riflessione che pongo è: non è forse necessario un cambio di paradigma, verso una mentalità che accetti il problema del mancato rinnovamento della cerchia amministrante come una conseguenza del calo della passione politica e del senso civico presente in tutta la popolazione?
E, lavorando a ritroso: non sarebbe forse vero che il problema – vero o presunto tale: non è questo il momento per deciderlo – del rinnovamento nemmeno si porrebbe se la popolazione fosse e volesse essere partecipe e attiva nella vita politica del comune?
Ecco, dunque, che quella che prima chiamavo una “scuola continua”, che si può organizzare nelle più disparate e fantasiose soluzioni, sarebbe la quotidiana risposta a un problema che si pone nella sua veste apicale nelle fasi elettorali, ma che in realtà è sempre presente: la maturazione civica, costante e quotidiana, garantirebbe una spontanea fonte di rinnovamento, generata grazie alla volontà di essere, se non protagonisti, almeno personaggi attivi nella vita della comunità.


Forse si tratta di un tema che, per una mia personale sensibilità, sovrastimo. Eppure, la sua assenza mi pare in entrambe le liste sintomatica. Nella prima lista (Sartor), mi pare sintomo di un progetto di educazione elitaria, se così si può dire: ovvero, esclusivamente orientata alla cerchia amministrante; eppure, così facendo, al termine dei mandati ricoperti da quelle poche persone orientate da Sartor, il problema si ripresenterà!
Nella seconda lista (Zottarelli), mi pare sintomo di una dimenticanza: non tanto la dimenticanza di un tema che, lo sappiamo tutti e di questo va reso merito, è stato sviluppato e onorato in maniera notevole dall’amministrazione uscente; la dimenticanza, invece, di nominare in sede di campagna elettorale un punto così rilevante.
Una dimenticanza strana, dato che è un punto di forza della amministrazione uscente. Una dimenticanza che, se sarà perpetrata, denuncerà un’assenza di “pensiero lungo”; mentre, se verrà mal gestita, rischierà di giocare in favore della lista avversaria.


Per chiudere, insomma, vorrei ribadire che questa non è una critica, quanto invece una chiamata al coraggio: prendere in considerazione un tema di tale importanza e, purtroppo, di così scarsa risonanza potrebbe essere un segnale di energia e di vero rinnovamento attorno al quale davvero potrebbero misurarsi le vere divergenze tra le due liste. D’altra parte, se richiamare il tema della crescita culturale della collettività potrebbe essere poco vantaggioso e impopolare ai fini della campagna elettorale, dall’altro lato potrebbe rappresentare un punto di forza per chi avrà il coraggio di farlo: siamo così convinti della nostra proposta, direbbe la lista, che ci permettiamo di tirar fuori perfino un tema che in prima battuta potrebbe farci apparire snob, noiosi e “inutili”, com’è spesso detta la cultura.
Ciò che sento il dovere di dire ancora, però, è che questo tema dovrà emergere in una prospettiva di lungo termine, inclusiva e aperta continuativamente a tutti; pena, la perdita dell’identità propria delle due liste.


Buona campagna elettorale
  

Carlo Crosato

  

 
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