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Mercoledì
10 dicembre
2014

 

Sandra, spariti i reperti

La scoperta a 24 anni dal delitto irrisolto della pasticcera di Roncade
Le impronte digitali ricavate solo nel 2009 attraverso le fotografie delle banconote intrise di sangue e mai più ritrovate
  
A quasi 24 anni dal delitto di Sandra Casagrande, si scopre che nell’indagine sul suo omicidio ci fu un indagato e che, oltre gli abiti della pasticcera bruciati pochi mesi dopo il delitto, dall’elenco dei reperti mancano ora anche le banconote intrise del sangue del killer.
Notizie che amareggiano i famigliari che non possono dimenticare di aver perso Sandra, barbaramente uccisa con 22 coltellate, la notte del 29 gennaio 1991 nella pasticceria "Due Torri".
Si chiedono se davvero si sia fatto tutto il possibile per dare un nome all’assassino, e per questo stanno ricostruendo, con i pochi atti delle indagini ai quali possono accedere, quanto fece il sostituto procuratore Bruno Bruni durante la prima indagine sul delitto, chiusa a meno di sei mesi dall’omicidio (il 19 luglio 1991), e su quello che nel 2009 tentò di fare Fojadelli riaprendo il caso.
  
Ed è così che hanno scoperto che per il delitto c’era un indagato: Leopoldo Giannetti, noto a Roncade come il "Pablo", un cliente di Sandra che andava da lei tutte le settimane a comprare le paste per il figlio che viveva in paese con la madre, dalla quale era separato.
 
Su di lui, si scopre a 24 anni di distanza e dopo la sua morte, si erano concentrate di più le attenzioni degli inquirenti, che avevano individuato 9 sospettati proprio tra gli amici e i clienti della pasticcera.
"Quel che emerge dai documenti è sconfortante – ammette il figlio di Bianca Casagrande, Gianni Fregonese, che quasi coetaneo di Sandra ne era amico oltre che nipote . All’epoca ci eravamo affidati alle forze dell’ordine, convinti che ci sarebbe stata giustizia. Col senno di poi, avremmo incaricato qualcuno di seguire le indagini perché è evidente che qualcosa non ha funzionato".
Lo dice con amarezza scorrendo le carte dell’inchiesta e scoprendo che a poche settimane dal delitto gli abiti che Sandra indossava quando fu uccisa, furono mandati all’inceneritore. Reperti importantissimi, sui quali potevano essere rimaste tracce dell’assassino che, grazie alle moderne tecnologie, nel 2009 con la riapertura delle indagini avrebbero potuto svelare il mistero. E invece furono bruciati con una motivazione che ha dell’incredibile: "emanavano cattivo odore".
  
E poi quell’archiviazione, chiesta dal pm e concessa dal gip Felice Napolitano dopo solo 6 mesi d’indagine. "Ci fa star male il dubbio che siano stati fatti degli errori - commenta il nipote - come quelli sui reperti". Perché dall’archivio reperti sono sparite anche le banconote intrise del sangue di Sandra e di un soggetto sconosciuto, che erano state trovate il giorno dopo nella cassa di un distributore di benzina. Lo si scopre dalla richiesta di archiviazione fatta da Fojadelli nel 2011 quando scrive al gip: "hanno dato esito negativo gli ulteriori accertamenti dattiloscopici che si sono potuti effettuare ormai solamente sui negativi e sulle fotografie riproducenti le tracce digitali impresse nel sangue di cui erano intrise le tre banconote da 10.000 lire associate all’evento delittuoso". Nel fascicolo del pm ci sono foto e negativi, ma dove sono le banconote? Sono andate perse o sono state distrutte? Un giallo nel giallo.
 
Da: "Corriere del Veneto" del 10 dicembre 2014
          
 
  

Milvana Citter

  

 
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