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Lunedì
11 febbraio
2013

 

Ignoti o impuniti?

Panchine e cestini divelti al Parco del Musestre
Zanata: "Esistono i teppisti ma esiste anche chi vede ed alza le spalle. Muovere le coscienze sul "bene comune'"
  
Gentile direttore,

me ne passeggiavo sereno e rilassato per il parco del Musestre accompagnando i miei cagnolini nella loro quotidiana passeggiatina. L’allegria dei carri mascherati di certo aiuta a ridare un po’ di tranquillità e felicità in un periodo così drammaticamente colpito da problemi di lavoro e così confuso in questo moltiplicarsi di partiti in piena bagarre elettorale.

La compagnia dei cani stessa è un ottimo corroborante del buonumore, ma a poco è servito a frenare la rabbia che mi è scesa nelle vene nel vedere quello che ho visto.

Le foto che allego sono alquanto eloquenti e rappresentano un segno di inciviltà e maleducazione che francamente non ho ricordi di aver visto.

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Ma se scrivo non è per denunciare. Questo lo farò, ben conscio che il problema di fondo non sarà risolto.

Se scrivo è perché sono convinto che in modo civile e con l’aiuto di tutti si può far qualcosa di concreto e che non costa niente.

Poco tempo fa accadde un fatto analogo, tre ragazzini forse insoddisfatti di una seduta non troppo confortevole, o forse solo pervasi da una noia troppo invasiva, decisero di accanirsi contro una panchina, saltandoci sopra a più riprese, con l’evidente intento di distruggerla. Poco furbi, si fecero beccare da un passante che gli fece una bella ramanzina. Per un po’ di tempo, gli stessi ragazzini cambiarono aria e non si videro più al parco.

E’ probabile che sempre gli stessi fossero rimasti un po’ a bocca asciutta e insoddisfatti dell’opera incompiuta, al pari di un’opera di Michelangelo, e ben decisero di tornare gettando nel fiume il cestino e la panchina. Il cestino fu rinvenuto circa un mese fa durante l’operazione di sfalcio dell’erba sull’argine del canale. La panchina invece, credo sia lì da poco.

Ora i lettori mi perdoneranno se giungo alla conclusione affrettata che gli autori di questo gesto, di questa “nuova forma di divertimento/passatempo” penso che siano stati gli stessi visti qualche mesetto fa. Con questi miei pensieri non voglio puntare il dito su nessuno, ma solo muovere le coscienze.

Quello che chiedo a ciascuno che legge questo articolo è di soffermarsi non sul gesto, ma sulla questione del bene comune. Quello che chiedo è che chi legge questo articolo e ha figli, nipoti, figli di amici, chi anima i giovani nelle parrocchie o chi allena i ragazzi in qualsiasi gruppo sportivo o culturale, si fermi un attimo per ricordare quello che già sanno, ma che troppo fugacemente sfugge: il bene comune.

Il concetto di bene comune non deve essere associato al concetto di pubblico. Questo deve essere capito e trasferito ai giovani. Quando si dice pubblico sembra che significhi “di tutti o degli altri”, ma non si pensa che significhi “MIO”. Sì, qui arriva il mio sfogo. Quello che vorrei è che i ragazzi riconoscano in quella panchina la propria panchina, esattamente come se fosse il loro motorino o, in questo caso, la loro bicicletta o il loro smartphone, o il loro paio di pantaloni che indossano. Quella panchina che hai buttato nel canale è la TUA panchina. Domani non la trovi più. Il cestino che ti poteva servire per mettere i contenitori della pizza che vai a mangiarti al parco è il TUO cestino, buttandolo nel canale, ora ti sarà poco utile. Forse certe argomentazioni entrano da un orecchio ed escono dall’altro per il bullo che probabilmente è capace anche di peggio. Il mio augurio è che almeno il gregario capisca e magari si allontani dal bullo per trovare migliore compagnia.

Estendendo lo sfogo a un altro gesto, senz’altro meno pesante, ma alquanto fastidioso. Mi riferisco alle immondizie puntualmente lasciate a terra, sul marciapiede, a uno o due metri dai cestini. Ora non credo di esagerare più di tanto affermando che Roncade è tra le città a più alto numero di cestini per kmq, ma a cosa servono se non vengono usati? I luoghi di ritrovo dei ragazzi, in particolar modo d’estate, agli angoli del parcheggio “123 posti”, giorno dopo giorno sono sempre più intasati da immondizie.

Anche qui, come per la panchina, perché non possono/vogliono riconoscere che non c’è differenza tra il loro salotto, la loro camera e la piazza?. La piazza è TUA ed è la apposta per essere utilizzata da TE, come il tuo letto è la perché tu ci possa dormire. Ma perché lasci là le immondizie? Ti posso garantire seminando lattine di birra non nascerà un albero di lattine di birra, come neppure un albero dei gelati, quindi se non vuoi ritrovarti con i tuoi amici sopra le immondizie, se vuoi trovare un minimo di decoro dove ti trovi con i tuoi amici, fai una cosa utile a tutti: raccogli e butta nel cestino!

Oggi quando passo di là, con un po’ di rammarico e di soddisfazione allo stesso tempo, pur di non vedere lo schifo, preferisco raccogliere io di persona, esattamente come farei vedendo qualcosa a terra nel salotto di casa mia. E soddisfazione per cosa? Solo perché so che non sono l’unico, evidentemente in un Italia che va a rotoli, qualcuno che la pensa come me e fa anziché star solo a guardare e criticare c’é.

Genitori, educatori, parenti e comuni cittadini, se solo un po’ la pensate come me, fermatevi a parlare con i vostri ragazzi, non bacchettateli se scoprite che sono loro i protagonisti di questo articolo, ma guardate avanti cercando di dare il vostro contributo al bene comune.

Infine, solo per i genitori, sappiate che prima o poi si scopre chi è stato e chi poi deve pagare sarete voi. La zona in questione è abitata e al giorno d’oggi quasi tutti hanno sempre a portata di mano telefonini con fotocamera e videocamera… prevenire è meglio che curare.

  

Leonardo Zanata

  

Gentile lettore,

il tema degli atti vandalici nel Parco del fiume Musestre purtroppo non è nuovo. E, purtroppo, anche quando in passato gli autori sono stati individuati, si è "aggiustato" tutto in silenzio a tutela del buon nome delle famiglie di appartenenza degli autori.
Il caso più eclatante è probabilmente quello del settembre del 2000, quando fu reso inservibile il ponte di legno.

Il problema, come Lei osserva, non è scoprire i responsabili ma il coraggio di intraprendere interventi di censura "esemplari", nei limiti di quanto la legge possa permettere.
Come, ad esempio, condannare i responsabili ad effettuare per un certo periodo servizi di pubblica utilità. Però serve che lo dica un giudice e per questo serve un esposto formale.
Serve capire che, ai fini della prevenzione, è la pubblicità della sanzione lo strumento più efficace (oltre, ovviamente, ai privati sistemi educativi familiari).
Ma a Roncade, città di buona e rispettabile borghesia, queste sono cose che non si fanno.