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Lunedì
22 aprile
2013

 

I buoni e i cattivi

Siamo sicuri che nel volontariato ci siano solo i primi?
Se la politica cerca candidati in questi ambienti è più per i voti che per la "tempra"
  
Il volontariato è una gran bella cosa, e questo va premesso anche se non sarebbe necessario. Lo è per principio: vuol dire “faccio gratis ciò che è utile a chi non può ottenere per altre vie lo stesso servizio”.
Come interpretazione di minima, cioè, svolge anche una funzione di sussidiarietà, inserendosi in aree di cui, in uno stato ideale, dovrebbe occuparsi il welfare.

Naturalmente il volontariato è di più: è scuola di socialità e di crescita per chi vi opera e, soprattutto, esempio di sano comportamento.
Qui iniziano però i guai: ho visto associazioni di volontariato (non tutte) in cui funziona un sistema quasi paramilitare di capi, sottocapi e portatori d'acqua, e in cui le ambizioni di “carriera” generano faglie interne ben visibili, poco decorose e per niente esemplari.

Ho visto figure (non tutte) lavorare per coagulare masse critiche di consenso da portare in dote nel momento in cui, dal volontariato, quelle stesse figure si spostano nell'agone politico. Ho visto quelle stesse figure, (solo quelle), diventare molto seducenti agli occhi dei partiti per lo zaino di voti potenziali caricato sulle spalle.

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Non so se sia questa la preziosa “tempra” che dovrebbe far prediligere un rappresentante del volontariato ad altri nella formazione di liste elettorali.
Non lo so ma ho paura di si.

Altra cosa: la “decina di cose essenziali” per far funzionare la cosa pubblica ce l' abbiamo tutti in mente, è vero. Ma conoscere le note musicali non vuol dire saper suonare il pianoforte, provare ad inserire quelle dieci cose in uno schema organico, con una propria logica e una struttura autoportante è un generoso e libero contributo intellettuale non di poco conto.
E' volontariato cerebrale.
Non è il “fare” a testa bassa solo perché qualcuno ti dice che va bene così ma una fatica di autonomia di pensiero che va apprezzata a prescindere.
E' questo ossigeno che il futuro respira.

  

Gianni Favero