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Lunedý
12 agosto
2013

 

Guerriglia roncadese '80 - 7

L'amore ai tempi della Nutella
Il giorno pi¨ lungo di Alex SÓlter. Mai dimenticare lo scotch al buio, specie se c'Ŕ gente che fuma
  
Non sapeva, Alex SÓlter, che quella domenica sarebbe stata la pi¨ lunga di tutti i suoi 20 anni.
Eppure stava per iniziare una giornata straordinaria in senso generale, che nessuno avrebbe potuto immaginare solo pochi giorni prima.

La notizia era arrivata solo pochi giorni prima: un vero e autentico gruppo di cinque – dicasi: cinque! - ragazze di “Treviso cittÓ” avevano accettato un invito per una festa a Roncade. Questo era probabilmente dovuto solo all'interesse di una di esse per un membro della compagnia (il pi¨ malvivente, Ŕ sempre stato cosý) la quale aveva perci˛ coinvolto anche tutte le altre.
Il luogo per allestire il giÓ leggendario ritrovo danzante era presto stato individuato in una villetta di via Garibaldi, e la macchina organizzativa si era subito febbrilmente attivata.

Colletta per il rinfresco, tecnico delle luci al lavoro due giorni prima, servizio navetta in auto da Treviso al luogo dell'evento predisposto, con tanto di lucidatura e pulizia interni delle vetture (l'unico caso in cui i padri furono felici di aver prestato le berline ai figli), selezioni musicali programmate in una scaletta pi¨ che mai accurata e che richiese un serio dibattito sul giusto equilibrio fra rock e lenti.

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Evento fra gli eventi, la presenza annunciata fra le cinque cittadine di tale “Ceramica”, per la quale Alex SÓlter sarebbe stato disposto ad uccidere chiunque avesse anche solo osato rivolgerle la parola al posto suo.
Non c'era dubbio. Non c'era occasione migliore per il ragazzo di chiedere finalmente in prestito ad un cugino audiofilo le insuperabili casse stereo in legno massiccio e sistema a tre vie da 350 watt. Ne parlava in continuazione come fossero la reliquia di Sant'Antonio. Prezzo di listino, nuove, vicino al milione di lire. Un'enormitÓ.
Con cento raccomandazioni il cugino disse di si e, meglio che sarcofagi al museo egizio, giunsero avvolte in spesse coperte antiurto nel salotto della festa. La domenica mattina si stesero i cavi per tutta la stanza usando strisce di nastro adesivo di carta, quello degli imbianchini, finchÚ tutto fu pronto. A meno di un disgraziatissimo dettaglio: un largo rotolo di scotch fu dimenticato sopra una cassa, ma quale importanza abbia il fatto lo vedremo fra poco.

Venne il pomeriggio e arrivarono le ragazze indigene, quasi non viste. Si chiusero i balconi e, con calcolata attesa, mezz'ora dopo, si presentarono le cinque principesse della cittÓ. Fra cui, appunto, Ceramica, nomignolo dovuto al suo volto bianco e levigato, acceso al centro da un capriccioso disegno di rossetto lucido. Questo, assieme ad una statura piccolina, la faceva cioŔ somigliare ad una di quelle bambole laccate con la gonna ampia che, in certe case, un tempo venivano piazzate al centro del letto.
La festa inizi˛ e cosa accadde dentro non interessa perchÚ fuori si svolse, nel frattempo, un sabotaggio spietato.

Alex SÓlter, naturalmente, era giunto con la sua Golf splendente di Polish nella speranza d riuscire a farvi salire Ceramica per condurla, ad un certo punto, a fare un giretto. Lasciata aperta e con le chiavi inserite, non si poteva proprio non approfittarne. Certi che SÓlter per un po' non sarebbe uscito, si stabilý di stendere un invisibile filo di Nutella sulle spazzole dei tergicristallo e fu quindi posizionata la levetta di comando in modo tale che, non appena la chiave fosse stata girata per l'accensione, le stesse entrassero in funzione.
L'attesa fu lunga ma premiante. Alex SÓlter vinse le resistenze di una Ceramica ormai intontita di dotte recensioni sugli Ac Dc e sui Blues Brothers ed uscý con lei verso la Golf. Dalla parte opposta sbucarono, segretamente, tutti gli altri, compresi quelli che si erano giÓ infrattati con qualche signorina. Certe cose non hanno prezzo.

SÓlter aprý lo sportello lato passeggero, fece accomodare la sua dama, richiuse, entr˛ sul lato opposto, chiuse lo sportello
... vroommm...
vshhh-vshhh, vshhh-vshhh...

I volti dei due occupanti, nell'ormai incerta luce pomeridiana, scomparvero dietro due spessi e definitivi arcobaleno marrone.
Uscirono.
Alex SÓlter and˛ da una parte, ritirandosi chissÓ dove, senza pronunciare verbo.
Lei, sdegnosa nella sua boccuccia come di ciliegia avvizzita, dall'altra.

La festa continu˛ poi finý. Lui non riapparve, non poteva avere ancora il coraggio di proporle di riaccompagnarla a casa. Si fece vedere pi¨ tardi, con lo sguardo perso da automa, mentre si riordinava un po' la sala.
Non rispose ai saluti e ai tentativi di battuta, and˛ verso le sue casse e cominci˛ a smontarle. Sollev˛ da una di esse il largo rotolo di scotch bianco dimenticato all'inizio del pomeriggio e il suo cuore si ferm˛ scoprendo, nella circonferenza, una montagnola di cenere e cicche.
Al buio, insomma, l'oggetto era stato scambiato per un posacenere ed almeno una dozzina di sigarette erano state spente sul fondo che non c'era, ossia sulla preziosissima superficie dei diffusori a tre vie da 350 watt. Una disgrazia.
Lo scherzo della Nutella, a quel punto, si fece amaro rimorso e nessuno parl˛, anche dopo che Alex SÓlter se ne fu andato, sparendo nel buio crudele che precede il lunedý.

  

Pico Zampirone

  

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