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Lunedì
24 giugno
2013

 

Guerriglia roncadese '80 - 5

Il fallimento dell' "Operazione Zeffira"
Quando il petardone entrò per errore nella verandina e si sfiorò la strage. Apparente
  
Che si poteva fare con un sacchetto pieno pieno di “Raudi” nella loro versione rinforzata, in una sarata noiosa di nebbia invernale? Poco o nulla, se non salire sulla Fiat 127 bianca di Joe Cimetta e ciondolare per le strade, sparacchiandoli qui e là dal finestrino, giusto per immaginare lo spavento di chi sentiva il botto nel giardino di casa.
Provocare un evento qualsiasi, insomma, non per osservarne le conseguenze ma per fantasticarci un po' sopra, per spendere due chiacchiere sulla “vittima” della sorpresa, e per questo erano stati scelti come obiettivi i luoghi in cui abitavano le ragazzine che in quel periodo erano solite trascorrere i pomeriggi di domenica con il nostro gruppo.

Anche gli scherzi più dozzinali, tuttavia, meritano una certa attenzione nell'essere eseguiti e quella sera non fu proprio così.

Un petardone lanciato in corsa verso la casa in cui abitava certa Zaffira, alle porte di Biancade, per eccesso di forza di lancio, errore balistico, o rimbalzo su un ostacolo imprevisto – l'indagine successiva non lo chiarì – attraverso il varco di un vetro socchiuso finì dentro una specie di verandina affacciata sulla strada e lì deflagrò in modo sorprendente.

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Boato sordo, compresso, potentissimo, almeno cosìci parve. Dal lunotto posteriore della 127 in allontanamento, fra gli sbuffi di foschia, osservammo un bagliore condensato, quasi azzurrino, tutto chiuso nelle pareti vetrate della stanza che brillò come un prisma di un lampo violento, quasi nulceare, micidiale.
Spaventoso.

Tutti tacemmo subito (eravamo in tre), Joe Cimetta istintivamente spense le luci dell'automobile ma non fu una buona scelta, data la notte di scarsa visibilità e le sue diottrie non complete. Infatti giunse da tergo un'automobile che ci piantò contro due abbaglianti feroci, ci schivò per pochi centrimetri e si allontanò con prolungate bestemmie di clacson.
Il nostro conducente riaccese i fari e per alcuni minuti nessuno parlò.

Tornammo a Roncade, la 127 fu parcheggiata in una laterale del centro, poco visibile, sedemmo al bar con la paura di aver generato una tragedia. Ancora senza capirne le dimensioni dato che, come detto, le conseguenze erano affidate all'immaginazione. Dalla banale rottura di alcuni vetri si passò di minuto in minuto ad ipotizzare un incendio di mobili interni che si sarebbe ben presto propagato al contatore del gas trasformando la villetta in una bomba. In subordine, lettura meno stragista ma più probabile, il botto terrificante aveva spaventato a morte la vecchia nonna di Zaffira che si diceva abitasse con lei e che a qualcuno sembrò di ricordare malata di cuore. Senza contare che chi guidava l'auto giunta subito dopo forse aveva visto tutto, aveva impresso in mente tutti i dettagli e, molto presto, venendo a conoscenza del fattaccio, non avrebbe perso tempo a riferire ai carabinieri quanto poc'anzi osservato.
Occorreva innanzitutto una verifica. Cercato nell'elenco il numero e chiesto un gettone al barista, dalla cabina telefonammo a Zaffira. Nessuna risposta. Opzione uno: la casa era distrutta. Opzione due: la nonna era sola in casa ed il cuore non aveva retto. Opzione tre (ma debole): la nonna era sorda o lo era diventata con il botto.
Ci si preparò al peggio e si strinse un patto d'acciaio con Joe Cimetta: “Senti – gli dicemmo - se scoprono la tua auto è inutile che ci arrestino tutti e tre. Con grande amicizia devi dire che eri da solo, tanto non ti fanno uno sconto perchè eri in compagnia”.
Joe non protestò, assunse un'aura quasi eroica e, solennemente, promise.

Passò la notte, venne il mattino, venne mezzogiorno.
Joe non si fece vedere al bar, forse era già a Santa Bona. Forse no ma bisognava verificare la sua lealtà. Entrò provvidenzialmente nel locale Bepi Cross, noto imitatore telefonico di personaggi verosimili. Gli spiegammo sottvoce il problema e gli chiedemmo il favore. Accettò, infilò il gettone e compose il numero di Joe Cimetta. “Pronto, sono il maresciallo Lo Cascio ( i marescialli classici hanno tutti nomi così). E' sua una 127 bianca targata TV.... ?”
Bastò questo e l'accento meridionale.
“Si ma non c'ero mica solo io – rispose subito piagnucoloso l'eroico Joe - c'erano anche Nome e Cognome 1 e Nome e Cognome 2”.
La cornetta fu strappata dalle mani del sedicente maresciallo Lo Cascio e Joe, che aveva dato la risposta che non doveva dare ad una domanda che non gli era stata fatta, rimase con diligenza ad ascoltare una salva di insulti durata minimo minimo un quarto d'ora.

  

Pico Zampirone

  

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