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Lunedý
3 giugno
2013

 

Guerriglia roncadese '80 - 4

La cartolina precetto tarocca per il giovane esonerato
Quando si sentý rispondere: "Alex SÓlter, lei deve partire" il mondo si frantum˛ in un istante
  
“Alex SÓlter, lei deve partire”.
Scuotendo il capo, girando e rigirando quell'odioso rettangolo di cartoncino rosa, il maresciallo alla fine pronunci˛ queste parole definitive.
Faticava a crederci, proprio lui che aveva in un certo senso “oliato” i passaggi per far ottenere al ragazzo che aveva di fronte l'esonero dal servizio di leva.
Non voleva crederci soprattutto il povero SÓlter, che non riusciva a deglutire ormai dalla tarda mattinata, quando, aprendo la cassetta delle lettere, la madre aveva trovato la tetra cartolina. Convinto e rassicurato ormai da molti mesi che il militare lui non l'avrebbe fatto, questa era l'ultima cosa alla quale pensava, e non provava ormai alcun minimo riflesso di empatia nel veder prendere il treno, uno dopo l'altro, i suoi amici della compagnia della piazza.

Al loro rientro, di tanto in tanto, per le licenze, attorno ai tavolini della gelateria, ascoltava senza partecipazione i racconti dei ragazzi nel frattempo smagriti o quantomeno intristiti, ironizzando al massimo sulla capigliatura ridotta ad una ispida moquette, osando pure passarci sopra la sua manona da giovin signore che si alza alle undici con il caffelatte sul comodino.

Ora, in quella orribile stanza della caserma, con i calendari dell'Arma appesi alla parete ed il pallore della ministeriale luce al neon, nel pomeriggio ormai declinante era rimasto pietrificato.

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Gli occhietti annegati in circoli concentrici nella profonditÓ dei suoi occhiali spessi, nebbiosi, disperati, si sentý scuotere di nuovo dal maresciallo.
“Alex SÓlter, mi ha sentito? Lei deve partire”.

Le cronache non raccontano come si comport˛ nelle ore successive il ragazzo, sorretto dal fratello maggiore nell'uscire dalla caserma, allora in via Ca' Morelli, senza nemmeno la pi¨ lontana percezione di dove si trovasse, in tutto il gelido arco alpino nazionale, quel terribile luogo di destinazione.
Le cronache non ne parlano ma sono estremamente chiare nel riportare cos'era accaduto il giorno prima, poco lontano, in quella mattinata invernale del 1980.

Come in effetti avveniva spesso, un ragazzo all'incirca coetaneo ma privo della ricercata protezione vantata senza troppi scrupoli dal SÓlter, si era recato nella cartoleria sotto i portici per fotocopiare la cartolina-precetto da poco ricevuta ma nel suo caso attesa come si aspetta un temporale nel centro dell'estate, matematica e inevitabile.
Accadde che l'operatore alla fotocopiatrice fosse, tra i familiari di chi gestiva il negozio, quello che si era posto come principio una formula base e di straordinaria lungimiranza: quando fai una fotocopia di cose insolite, metti via una copia in pi¨ che non si sa mai.
Infatti, fingendo di doverla rifare perchÚ uscita male, senza ancora sapere perchÚ ma percependone il potenziale – Ŕ qui che si annida il genio – il ragazzo premette una seconda volta il tasto “copy”. Consegn˛ il foglio richiesto al cliente e infil˛ quello pirata in una cartellina, il cui contenuto ispir˛ in effetti azioni di guerriglia psicologica per molti anni a venire.

La sera, nel buio del negozio chiuso, rotto solo da una lampadina alla fine della stanza, l'intelligence esecutiva si ritrov˛ dopo una convocazione con carattere d'urgenza.
I problemi erano due. Il primo, trovare fra tutta la carta del magazzino, un materiale per colore e consistenza il pi¨ possibile identico a quello della cartolina, un cui campione fu portato per confronto da uno dei cooptati. Non fu molto semplice ma alla fine, per approssimazioni successive, un ottimo esemplare venne individuato.
Il secondo, stabilire a chi indirizzare la cartolina tarocca che sarebbe stata di lý a poco prodotta, dopo abile utilizzo di bianchetto (antenato principe del Photoshop), macchina da scrivere e simulazione di firma. Problema fasullo, in realtÓ. La risposta venne quasi prima dell'interrogativo perchÚ nella mente di ciascun membro del comitato esecutivo, nel cercare fra gli scaffali il cartoncino, era maturata con la massima fluiditÓ la stessa idea. Non occorreva neanche parlarne.

Cosý, poco dopo la mezzanotte, la cartolina per spedire Alex SÓlter nel posto pi¨ sfigato, freddo e lontano d'Italia era preparata e, con il favore delle tenebre, pure infilata nella cassetta postale. Dove, poche ore dopo, l'avrebbe trovata la genitrice la quale, recandosi nella cameretta del figliolo, l'avrebbe svegliato sul far di mezzogiorno dicendogli: “Alsate che te ga da partir soldÓ”.

La mattinata che seguý, in piazza, era carica di silenzio e aspettativa. Pareva che la gente in paese passeggiasse piano, parlando sottovoce, quasi fossero tutti istintivamente consapevoli di una burrasca in arrivo. SÓlter nessuno lo vide, se non un amico fornaio, in attesa anch'egli del precetto, presso il quale si rec˛ per chiedergli se, per caso, avesse pure lui ricevuto la cartolina.

Ricevendone risposta negativa, deambulando sotto choc per le ore successive fra le stanze di casa senza nemmeno concedersi la quotidiana dose di Deep Purple a pieni decibel, e condotto un breve consiglio di famiglia, il SÓlter alla fine si decise ad attraversare la strada ed a chiedere lumi a chi riteneva gli avesse invece garantito un ragionevole salvacondotto.
Il sottufficiale, per˛, costernato, dopo drammatica analisi del tagliando, rispose come sappiamo: “SÓlter, lei deve partire”.

Non fu tuttavia il giovane SÓlter, devastato ed incapace di connettere, a mettere fra le eventualitÓ quella di una burla. Il sospetto matur˛ nella mente di un congiunto il quale casualmente rispose ad una telefonata dei congiurati che si chiedevano, ingenuamente, come mai Alex SÓlter quel giorno non si fosse visto in piazza.

TELEF.jpg (31496 byte) Aveva forse l'influenza? Si era rotta la mitica puntina Shure del giradischi? Il papÓ non aveva potuto prestargli la sua Audi metallizzata?

Troppa premura, annus˛ il parente. Il quale tent˛ il bluff. “No, Ŕ andato da un avvocato. Deve fare una denuncia, cosa seria” disse, facendo gravemente il misterioso. “Cose penali, falso in atto pubblico e altro. Vi faccio chiamare appena rientra”. Telefonata che non giunse mai.

Gli and˛ bene.
Di lý a qualche ora, infatti, emissari neutrali che agirono per conto del comitato esecutivo della guerriglia roncadese furono costretti a contattare i familiari di SÓlter, ormai al capezzale del derelitto, per raccontare di aver saputo che si trattava di uno scherzo.
Fatto da chi non si sa, ci mancherebbe.

Per˛, da lý in poi, nessuna recluta in licenza sopport˛ mai pi¨ la manona morbida di SÓlter accarezzargli, irridente, la calotta rasata.

  

Pico Zampirone

  

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