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Mercoledì
20 febbraio
2013

 

Chi mi spiega i conti?

Salvian: "Da solo è impossibile far luce sulle casse dello Stato"
Il prossimo Governo sia più trasparente e usi un linguaggio semplice e comprensibile
  
Gentile Direttore,

fra pochi giorni, assieme ai miei connazionali, sarò chiamato ad esprimere il mio voto: teoricamente un momento solenne nella vita di una democrazia Parlamentare, perché si scelgono i rappresentanti del popolo sovrano, si sceglie il futuro. Nella pratica, svilito, perché troppi di questi rappresentanti hanno dimostrato con il loro comportamento, di essere indegni di simile, alta, magistratura. Ho ricevuto dagli attuali due maggiori partiti (ma lo saranno ancora alla sera del 26 febbraio?), via posta, il loro invito, alla scelta. Ho già una mia idea, ma mai come questa volta, sento che mi mancano delle informazioni che ritengo fondamentali per discernere.

I conti dello Stato.
Sento la mancanza di trasparenza, di glasnost’, come dicevano i Russi. Certo in Internet, con un’attenta e laboriosa ricerca, qualche notizia e qualche numero si riesce a trovare, ma quel rimandare “visto l’articolo….visto il decreto…. visto il disegno legge…visto…, è disarmante.

La contabilità Statale è complessa.
Tra l’altro, solo una minoranza dei Parlamentari, dimostra di conoscerla. Non per nulla esiste la Corte dei Conti, magistratura contabile, ma possibile che non si possano pubblicare i conti dello Stato in maniera semplice, non tutti possiamo e vogliamo essere laureati in economia.

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In questo, sia le Istituzioni che il giornalismo peccano di omissione verso la cittadinanza.

Eppure entrate (tasse delle diverse specie, sia statali che regionali e locali) ed uscite (le più varie) darebbero la misura di come questa Nazione Italiana è stata, è e sarà amministrata. Potrei conoscere e questo è un interrogativo di tutto l’Occidente, se lo stato sociale, così come lo abbiamo conosciuto e vissuto è ancora sostenibile. Potrei, partendo da dati certi, comprendere i costi delle promesse elettorali. Per inciso e qui la stampa fa il suo mestiere, certe promesse costerebbero 165 miliardi di euro: nessuno ha precisato dove trovarli.
Si scordino di tassare ulteriormente il sottoscritto, lavoratore dipendente.
Spero che tra i lettori di Roncade.it ci sia qualcuno che mi possa aiutare in questa ricerca contabile.
Nel frattempo provo a mettere insieme alcuni numeri, raccolti qua è là, con riserva di inventario e possibili errori.

L’uomo che promette di togliere l’Imu, parla di un giro contabile dello Stato di 800 miliardi annui, per cui 4,5 miliardi di Imu sulla prima casa, da restituire, si possono trovare facilmente. Nel frattempo un economista quantifica in 80-90 miliardi il debito dello Stato verso le Imprese che nel frattempo boccheggiano e chiudono: si traduce in disoccupazione. Il leader del PD, ipotizza, con prudenza di poter trovare 10 miliardi l’anno per saldare questi debiti che darebbero ossigeno all’imprenditoria, composta per la maggior parte da piccoli e medi imprenditori, i più esposti alla crisi del credito bancario.

La spesa sanitaria con l’aumento della popolazione anziana, per il 2011, è stata di 120 miliardi pubblici, ai quali vanno sommati 30 miliardi usciti dalle tasche del privato. La percentuale di spesa sanitaria sarebbe del 15% sul totale.

Passiamo al capitolo pensioni che sono in pareggio solo perché si attinge alla fiscalità generale (cioè le tasse che paghiamo), alcune fonti quantificano questa uscita pari al 16 % del P.I.L. annuo, il ministro Fornero si è dimenticato di parlarne. Solo le pensioni cosidette baby costano 9 miliardi all’anno (due anni di IMU sulla prima casa, e solo a parlare di un contributo di solidarietà è scattata la lesa maestà ai diritti acquisiti): da quando sono state istituite sono costate 150 miliardi.

Vi è poi la spesa per la cassa integrazione per oltre mezzo milione di lavoratori, spesa non discutibile, ma sono altre decine di miliardi.
Altri circa 28 miliardi annui di contributi a fondo perduto per l’imprenditoria. Sarebbe interessante conoscerne il ritorno economico: tenere in vita un’azienda decotta, l’esperienza insegna, equivale a buttare i soldi dalla finestra.

Un’ altra enorme uscita sono gli interessi che paghiamo sul debito pubblico, con buona pace di chi se ne infischia dello spread: 70 – 80 miliardi annui. Senza questo peso avremmo già abbassato la pressione fiscale, in particolare sul lavoro.

Restano da conoscere i costi di altri servizi, quali la scuola, la sicurezza, i trasporti, la difesa, la giustizia.
I costi del personale pubblico, escluso quello sanitario già quantificato nei 120 miliardi.
C’è un costo improprio che si chiama corruzione, quantificato dalla Corte dei Conti in diverse decine di miliardi annui. Funzionari dello Stato infedeli, imprenditori disonesti e politici conniventi gravano sulla comunità, arricchendosi dolosamente. Altro che depenalizzazione del falso in bilancio, solo anni certi di carcere, possono essere deterrenti per questi colletti bianchi.

Poi ci sono i mancati introiti per l’elusione e l’evasione fiscale: circa 100 miliardi l’anno. Una vergogna ed un meccanismo perverso. Per far fronte ai mancati introiti si tassa ulteriormente chi già paga a livelli ormai proibitivi e per questo è tentato, presentandosene l’occasione, a diventare evasore. Il governo Monti dice di aver recuperato 12 miliardi in un anno, ma è da capire se è denaro contante, cash come dicono gli Inglesi, o verrà introitato, forse, dopo un periglioso percorso burocratico a base di ricorsi e contro ricorsi.
Manca la trasparenza dei costi della politica, in parte responsabile del venir meno del rapporto fiduciario tra eletto ed elettore. Il costo della politica, troppo spesso diventato privilegio, deve diminuire drasticamente, e, soprattutto in periodi di crisi economica, deve essere dato un segnale forte. I mass media si sono concentrati con le eccessive spese a livello romano, ma sono circa 180.000 gli amministratori a vari livelli di nomina politica.

Vorrei conoscere i costi non solo delle province, ma anche delle regioni.
Lasciando perdere casi come la Minetti, Renzo Bossi ed ora Luis Durnwalder, tanto per non farci mancare niente, mi chiedo se il mio Veneto ha bisogno di 60 consiglieri, se anziché il vitalizio, non possono versare i contributi maturati all’Inps. Se l’addizionale regionale che pago serve per una nuova TAC, un nuovo autobus o come chiedeva a suo tempo il governatore Galan un parco macchine regionale formato da Audi, tremila di cilindrata e trazione integrale. Non erano ancora tempi di chiusura fabbriche e tutti a dire bravo.
Per il Sole ventiquattrore il costo totale della politica (compresi i rimborsi ai partiti) per il 2011 è stato di 23 miliardi: una cifra enorme.
Può essere che anche le regioni vadano riviste, se non sostituite con organismi amministrativi molto meno costosi, ma efficienti.

Una veloce carrellata per comprendere che senza conoscere i conti, diventa difficile dare un giudizio e quindi scegliere le compagini governative.
Mi auguro che il prossimo Parlamento ed il prossimo Governo, mettano tra i punti qualificanti la trasparenza degli atti a cominciare da quelli economici, ma in forma semplice e comprensibile.
Un atto dovuto, per capire come sono spesi i soldi dei contribuenti, la loro destinazione, l’efficacia, l’efficienza, da cui deriva il giudizio sulla buona o meno buona amministrazione.

C’è il paradosso che io cittadino italiano non conosca e non solo per mia ignoranza, il rendiconto del bilancio dello Stato, ma sia invece ben conosciuto da quei creditori internazionali che ogni anno ci prestano 350-400 miliardi e vogliono comprendere la solidità e solvibilità del debitore.

Grazie per l’ospitalità

  

Stefano Salvian