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Mercoledì
6 novembre
2013

 

Il consenso dei biscotti

Pezzato: "Nessun rampollo di partito scapperà dall'aia recintata"
Ma in via Roma si terranno le selezioni per i nuovi testimonial dello spot dei Flauti alla cioccolata
  
Il poeta prospera (anche) nella decadenza.
È già successo, l’ultima volta entrava in scena la rivoluzione industriale e la minaccia era la crescita esponenziale di una borghesia mercantile interessata alla produzione e al profitto.
Quegli avvertimenti inascoltati – ma è il destino - raccontavano di scenari futuri che oggi sono la quotidianità.
Bene, siamo arrivati anche alla fine di quest’altra epoca, è entrata in scena la rivoluzione digitale e di nuovo siamo decadenti.
Nessuna differenza, sembrerebbe.
Invece c’è, ed è enorme.

O almeno potrebbe esserlo.
Allora, diffusione dell’istruzione, dell’informazione e coscienza civica erano nulle e si poteva a ragione parlare di popolo bue, di gregge. Oggi non è più così, ma pare che il gregge sia solo più istruito e informato, non per questo meno gregge.

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Se dopo le comunali roncadesi i pronostici del Mulino Bianco si saranno avverati e verranno distribuiti biscotti sotto i portici, vorrà dire che la decadenza continua, che non abbiamo raggiunto ancora il fondo (e qui il ragionamento torna a farsi regionale, nazionale, europeo, occidentale perfino), che i tarallucci e vino sono quello che ci spetta di diritto.
Il poeta prospera (anche) nella decadenza. E succederà ancora.
Il problema rimane per i cittadini, indipendentemente dalle posizioni assunte dai poeti.

I poeti possono, qualora lo sentano come impulso, mettere i propri talenti al servizio della comunità (così come ogni altro cittadino), proporre città immaginarie popolate da tipi umani teorici. Che resteranno teorici finché più di qualche umano non si prenderà la responsabilità di incarnare quei tipi.
Ecco dove si arenano le attese di novità, non in cene proposte e mai organizzate dove ancora al momento della scelta della data e del luogo iniziano i distinguo, le dichiarazioni preventive di partecipazione a titolo esclusivamente personale, le richieste dell’elenco dei presenti, la genealogia delle vicinanze politiche di ognuno o la certificazione della loro assenza.
E si arenano anche nel considerare sempre prima la raccolta del consenso indispensabile per vincere le elezioni, piuttosto che porre la prima pietra per un’idea da sviluppare nel tempo.

Ma se mai si comincia, le cose da fare sembreranno sempre troppe e lo status quo si perpetuerà all’infinito, o fino a quando un fatto esogeno riuscirà a sparigliare le carte in tavola e far prendere una nuova direzione al gioco.
Spesso le persone di buona volontà e ricche di risorse sotto ogni aspetto hanno purtroppo assorbito il modello culturale-politico propinato negli ultimi decenni, ritengono che per fare politica bisogni necessariamente entrare in gioco seguendo quel modello. Ma è un’illusione, per almeno un paio di motivi.
Il primo, piuttosto rozzo, è che quel modello non funziona.
Il secondo è che coloro i quali lo maneggiano in modo organizzato (i partiti e le loro emanazioni, ndr) hanno occupato tutti gli spazi di manovra, ispirando liste civiche che sono spin-off, allevando rampolli che mai scapperanno dall’aia recintata, spacciando per competenza e merito il criterio con cui distribuiscono gli incarichi.

Mi dicono che da qualche parte in via Roma si terranno le selezioni per i nuovi testimonial dello spot dei Flauti alla cioccolata.
Se in coda non vedrete poeti, almeno ora sapete il perché.

  

Lorenzo Pezzato

  

 
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