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Lunedì
21 ottobre
2013

 

In cerca del sogno

Pezzato: "Rileggiamo la Carta del Carnaro"
Abbiamo bisogno della visione sentimentale e della visione lunga nell’amministrazione della cosa pubblica
  
Avvicinandosi le elezioni comunali sono partiti i mayday, si cerca l’intrepido (gli intrepidi), si cerca il nocchiero.
AAA.

Ma un nocchiero non si presenterà, almeno non senza percepire l’esistenza di una carrozza da guidare e la presenza di passeggeri adeguati ad affrontare il viaggio, non senza sapere di poter contare su una mappa che porti effettivamente da qualche parte, non senza assicurazioni che al primo canyon non partano le imboscate e i sabotaggi.
E se – al contrario - si presenterà non curandosi di tutto ciò, allora sarà un pilota di tank inquadrato militarmente e non un nocchiero.

Abbiamo bisogno di qualcosa di più del “tutti a casa” (non solo a Roncade), abbiamo bisogno del sogno che infiammi gli animi e i cuori. Abbiamo bisogno della visione sentimentale e della visione lunga nell’amministrazione della cosa pubblica così come nelle nostre vite quotidiane.

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Abbiamo bisogno che i nostri figli crescano gustando una nuova educazione al bello, al giusto, al condiviso, all’emozionale, al naturale. Abbiamo bisogno che (almeno) le facoltà umanistiche non siano in collegamento con le aziende. Abbiamo bisogno che la vecchiaia torni ad essere una dimensione di serenità e soddisfazione, non un incubo di difficoltà, inutilità e solitudini.

Mai come di questi tempi è commovente rileggere la Carta del Carnaro (certo, ricordando l’acceso spirito marziale di quell’epoca e di quell’esperienza, per noi non più convincente), la costituzione della Reggenza italiana di quel territorio, un documento di un avanguardismo spaventoso (in senso positivo) anche per oggi dove il più alto dei doveri della Repubblica è identificato con l’istruzione, dove la Costituzione viene revisionata ogni pochi anni per essere coerente con il cambiamento dei tempi, dove chi è malato o senza lavoro non viene abbandonato a se stesso, dove le arti tornano al centro della vita della comunità così come i mestieri, che se interpretati con passione artistica, per quanto piccoli e apparentemente insignificanti ornano il mondo di bellezza.
Non c’è da stupirsi se la Regia Marina, emanazione del potere costituito, abbia preso al volo l’occasione per cannoneggiare Fiume e mettere una pietra sopra a propositi di governo tanto alternativi.

Ecco, avremmo bisogno di un’Amministrazione comunale che più che mandare il Sindaco in Parlamento a discutere di ammortizzatori sociali riuscisse a far riscoprire ai cittadini l’essere comunità, collettività, riuscisse ad esempio a far incontrare chi può/vuole aiutare con chi è in difficoltà, riuscisse ad organizzare giornate di solidarietà piuttosto che smunti mercatini (e sapesse organizzarle senza doverci per forza mettere sopra la bandierina di partito o coalizione), puntasse sulla promozione del commercio e dei prodotti locali invece che autorizzare aperture di outlet e ipermercati, e via dicendo.
Fondere piccoli comuni per razionalizzare le spese non ha alcuna influenza su tutto questo, anche se rimane assolutamente necessario.

Molto pragmaticamente: per avere alla fine un nocchiero sognatore, ci vogliono elettori altrettanto sognatori.
Do you have a dream?

  

Lorenzo Pezzato

  

 
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