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Mercoledì
14 agosto
2013

 

Se comandassero i poeti

Pezzato: "Magari saremmo meno ricchi ma anche meno angosciati"
Gatto, il tuo “Non c’è più spazio per la paura” mi sembra un’espressione fuori luogo e tempo
  
Se non si vogliono suscitare certi interventi, sarebbe meglio riflettere profondamente su ciò che si vuole comunicare prima di comunicare. E di misurare le parole e i concetti.
I problemi delle casse comunali vuote non si risolvono con perequazione o aumenti demografici, magari un’idea più astuta sarebbe accorpare i microcomuni utili solo a moltiplicare spese, competenze, servizi ed incarichi. Forse meglio che inseguire potenziamenti viari e zone produttive.

  
Certo sono idee che tecnici e politici (o para-) mal digeriscono, i poeti invece le propongono e le sostengono. Ma è così dalla notte dei tempi, e dalla notte dei tempi i poeti non quagliano (nemmeno con ammucchiate e civiche), essendo la poesia (per fortuna) una cosa del tutto inutile e superflua, in special modo per gli animi aridi.

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Peccato però, se avessimo percorso le strade di uno sviluppo poetico e non cementizio-produttivo (soprattutto nel nostro Veneto) magari non avremmo avuto vent’anni di benessere smodato ma probabilmente oggi non ci troveremmo nel deserto economico e intellettuale di cui tutti – non più solo i poeti - ci si rende conto e da cui tutti siamo terrorizzati.

“Non c’è più spazio per la paura” mi sembra quindi un’espressione fuori luogo e tempo, e l’antidoto non è di sicuro un interventismo pragmatico e aggressivo, non è augurarsi che il vecchio sistema si riprenda dal knock out prima che l’arbitro abbia contato dieci. Anche perché non succederà.
Per la cronaca invece, esistono “ambientalisti” (se per favore qualche non-ambientalista spiegasse i motivi per cui non si sente ambientalista) che non approfittano del piano casa, che non perpretano abusi edilizi spalleggiati da professionisti interessati alla fatturazione, che non investono in speculazioni o lottizzazioni.

È aberrante cercare di fare in questo senso di tutta l’erba un fascio, è il “così fan tutti” che in questo paese deve essere messo da parte e non usato per diluire le responsabilità individuali, perché proprio questo è il carburante del macchinario dell’autodistruzione.
Ricambio l’augurio per una buona notte, magari illuminata dalla luce di lampioni ridipinti di fresco, e mi rendo disponibile a riscrivere in rima e metrica questo intervento.

  

Lorenzo Pezzato

  

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