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Mercoledì
10 luglio
2013

 

Il sognatore catatonico

Pezzato: "Gatto, descrivi un roncadese medio nascosto ed immobile"
Raggiungere i 18.000 abitanti, industrializzare, lottizzare, avere un lobbista paesano in Parlamento non è un’idea di futuro
  
Caro Direttore,
ho letto l’intervento “Quattro gatti” e vorrei proporre delle considerazioni.
Trovo sconfortante, e lo dico con amarezza, verificare che la foto che ne emerge è quella di un roncadese (lo prendiamo come medio astratto, anche come prototipo d’italiano) nascosto ed immobilizzato sotto a un tavolo per sfuggire alle macerie di una “seconda repubblica” che gli cadono sulla testa, catatonico sognatore del momento in cui il terremoto passerà e si potrà finalmente ricominciare a vivere come prima.
La crisi iniziata nel 2005/2006 non è un fenomeno autogeno improvviso, è stata meticolosamente preparata negli anni ’90 proprio da quel vivere e da quel modo di pensare al vivere e allo sviluppo.
Raggiungere i 18.000 abitanti, industrializzare, lottizzare, potenziare le infrastrutture viarie, avere un lobbista paesano in Parlamento.

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Questa non è un’idea di futuro, è dimostrare di non avere idee alternative a quelle che hanno provocato lo sfascio in cui stiamo annegando. La crisi finirà solo quando, come coscienza ed intelligenza collettiva, saremo riusciti a superare questo punto. Altrimenti ci saranno altre crisi della stessa matrice, sempre più acute (ammesso che se ne possa sopportare un’altra con reazioni pacifiche).

L’agricoltura, stando ai dati e alle notizie, è praticamente l’unico settore che in questo Paese riesce a reggere l’impatto delle difficoltà. Che a Roncade sia il caso di sostituire altri ettari di semplici campi coltivati con qualche bella zona industriale e artigianale? Magari si potrebbe chiedere a Cardin di costruire a fianco dell’outlet il suo Palais Lumiere, dando il via all’età dei grattacieli nel trevigiano, essendone il motore.
Essere provinciali significa prima di tutto subire psicologicamente la sudditanza rispetto alla città.
Ma la rete per prima insegna che il decentramento, l’isotropia, annulla il concetto stesso di centro opposto a quello di periferia. In un sistema complesso come quello umano, per definizione, non possono esistere hub. Banalizzando: l’ingegnere che in un ufficio del centro progetta macchine seminatrici di precisione sarebbe inutile senza il contadino che in periferia coltiva il suo podere. E il contadino che utilizzerà quel macchinario otterrà miglioramenti in termini di resa (con beneficio per tutti, compreso l’ingegnere) e fatica risparmiata. Questo è progresso, e non servono esperti di economia per capirlo.

Garantisco che gli inquinatori in transito sulla Treviso Mare potenziata provenienti da comuni limitrofi ingolfati da cemento e camion, passando per la Roncade agricola con paesaggi e ambienti integri, desidererebbero viverci.
Rimane ovviamente da avviare processi che trasformino in valore questo potenziale comunale, ma prima bisogna che i cittadini ne siano convinti nel profondo. Altrimenti gli amministratori futuri saranno ovviamente espressione delle vecchie idee di sviluppo, e quelle verranno perseguite, come è giusto che sia in un sistema democratico.

  

Lorenzo Pezzato

  
P.S. Premettendo di non essere stato prima a conoscenza del fatto, vorrei lanciare un appello ai proprietari dell’immobile che ospita il Grillo’s: fate in modo che non chiuda, sarebbe un vero disastro e una perdita incalcolabile. Anche socialmente.
Sedetevi con Rita e Giancarlo attorno ad un tavolo, discutetene sorseggiando un calice di buon prosecco. Una soluzione si può trovare.

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