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Venerdì
26 luglio
2013

 

Il malocchio dell'Outlet

Ancora una sentenza avversa del Tar
I giudici amministrativi accolgono il ricorso del "Tiziano". Basso: "apriremo comunque come da programma"
  
La maledizione di Tutankhamon è niente rispetto a quella che si porta dietro il Gruppo Basso nei suoi quasi decennali tentativi di aprire l'Outlet di Roncade.
Il Tar del Veneto ha infatti accolto un nuovo ricorso presentato da un concorrente ormai storico, Iper Gara Srl, proprietaria del vicino centro commerciale “Tiziano”, di Olmi, annullando di fatto le autorizzazioni che il Comune di Roncade aveva accordato lo scorso 27 dicembre affinché nella grande struttura a lato della Treviso-Mare si potesse finalmente avviare l'attività commerciale. Una proroga, in sostanza, per l’entrata in funzione di sette medie strutture di vendita.

Con un modello che nel frattempo era anche stato cambiato. Il “Roncade Outlet Gallery”, mai partito, aveva ceduto il posto ad un'insegna chiamata “L'Arsenale Contemporary shopping”, focalizzata su un modello di retail diverso e integrata da contributi di tipo culturale-ricreativo che sono stati affidati nientemeno che alla Fondazione “La Triennale di Milano”.
In concreto, tuttavia, il problema non cambia. L'attività non partirà, come era stato prospettato, entro il 2013 nonostante la variazione delle norme regionali indicata da più parti come risolutiva di tutti i guai giudiziari collezionati dal 2004 in poi. L'aggiustamento era del resto anche stato ottenuto. Per sollecitare l'assemblea legislativa veneta il presidente, Mario Basso, appese al capannone uno striscione con i nomi di tutti i consiglieri che, nella primavera del 2012, con voti contrari ed astensioni, furono invece i responsabili della mancata approvazione dell'emendamento.

Il presidente arrivò anche a scrivere una lettera al patriarca, Francesco Moraglia per chiedergli se anche lui ritenesse che impedire agli imprenditori di operare non costituisca un peccato nel senso evangelico del termine.
Ma evidentemente l'incaglio, a leggere il pronunciamento del Tar, questa volta non nasce nelle lacune della normativa di Palazzo Ferro Fini ma negli uffici municipali. I giudici hanno infatti ritenuto illegittime le proroghe che il Comune aveva concesso ad autorizzazioni commerciali rilasciate troppi anni prima e delle quali il proprietario non era mai riuscito ad usufruire.

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Le contestazioni si estendono anche al fatto di non aver tenuto conto di precedenti pronunciamenti del Consiglio di Stato, e infine di non aver fornito abbastanza tempo – appena una settimana - ai portatori di interesse contrario per trasmettere le proprie controdeduzioni prima di deliberare.
La famiglia Basso, comunque, anche in questo caso, non si lascia intimidire dagli eventi. “Perseguiremo tutte le vie legali – riferiscono – e nel frattempo confidiamo che la nuova normativa regionale produca i suoi effetti. E' evidente che questa sentenza del Tar riguarda atti amministrativi compiuti quando era in vigore la precedente legge sul commercio”. Per quanto riguarda l'influenza di quest'ultimo intoppo sui progetti, il Gruppo assicura che sarà del tutto irrilevante. “Apriremo l'Arsenale entro i termini programmati. Non sarà il 2013, ma il ritardo è dovuto a fattori che con la magistratura non hanno alcuna relazione”.

da "Corriere del Veneto" - 26 luglio 2013

  

Gianni Favero

  

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