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Martedì
2 luglio
2013

 

Talkin' about Musestre/2

Piovesan: "I cittadini siano vigili sui processi decisionali"
Bando alle nostalgie, si promuova ogni luogo di confronto aperto per stimolare scelte ma senza deleghe in bianco
  
Alla fine anche l’irriducibile Sergio Dal Ben, l’edicolante di Musestre, ha chiuso i battenti della sua attività.

Pensandoci la nostalgia della Musestre di qualche decennio fa mi pervade soprattutto perché è legata al periodo della mia infanzia.
Erano sicuramente anni molto diversi: andavo a scuola da solo in bicicletta ed il pomeriggio noi amichetti giravamo per il paese senza il timore che qualcuno ci potesse far del male. Anzi l’unico rischio è che ci cacciassimo da soli in qualche avventura pericolosa. In quei casi, anche se pensavamo di essere soli, erano decine gli occhi che nel paese vegliavano su di noi; tutti ci si conosceva e se si combinava una marachella in via Principe o se si andava a rubacchiare ciliegie in via Treponti, alla sera mio papà già lo sapeva. Mia madre d’estate mi mandava ogni giorno a fare le spese in paese: le verdure da Pagnin, il pane da Pino, il Sorrisi e Canzoni da Capri, il prosciutto da Dino Trentin. In paese c’erano perfino l’orologiaio e un negozio di giocattoli dove la casa dei puffi in vetrina è sempre stata il mio oggetto dei desideri (quasi quasi me la compro adesso..). C’erano tre osterie in trenta metri sempre piene e le grida “SCOPA” di chi giocava a carte o “BOCIA PUNTO” di chi, nelle sere d’estate, giocava a bocce, si sentivano per tutto il paese.

La domenica con dieci mila lire mangiavo la pizza da Benetti e mi avanzava anche qualche moneta da duecento lire per spararmi un paio d’ore a calcio balilla o sui videogame. Non riesco a capire neanche oggi come faceva mia mamma a vestirmi dalla testa ai piedi più comprare scampoli di tessuto, biancheria per la casa e ordinare ogni sorta di ritocco o riparazione, nel negozietto di abbigliamento da Anita, che sarà stato 30 metri quadri in tutto.
Il paese era vivo ma erano altri tempi, ormai passati, che restano nel ricordo della cartolina di Musestre che si vende ancora oggi dove, per intenderci, una Renault 6 fa sfoggio di sè.

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Esteticamente si è investito molto e bene sul rifacimento del centro e la piazza Europa non è certo la peggiore lottizzazione che abbiamo visto (a parte la fontana che se si installa dovrebbe anche funzionare spesso e volentieri altrimenti è una vasca di riproduzione di zanzare e tanto vale piantare due alberi e un’altalena) ma le attività commerciali non sopravvivono nonostante gli sforzi privati e pubblici, come ad esempio il tentativo di organizzare un mercato il giovedì pomeriggio qualche tempo fa.
E’ evidente che, con l’elevata mobilità odierna, è difficile tenere viva una località attorno alle attività commerciali tradizionali quando, a meno di duecento metri, hai un centro come Quarto d’Altino di otto mila abitanti e, diciamola tutta, anche mia madre al tempo, potendo scegliere, avrebbe preferito fare shopping in un centro commerciale anziché nel “casolin del paesotto”.

Come afferma il responsabile di questo sito è venuto il tempo di interpretare in modo diverso il concetto di “riqualificazione urbana”; valorizzando, aggiungo io, quei patrimoni ambientali e storici che un paese come Musestre ha da sempre ma in un’ottica adatta ai tempi moderni.

Sono in procinto di diventare realtà due grossi investimenti che riguardano anche Musestre: il primo è il completamento della Greenway del Parco del Sile che è in gara d’appalto e i lavori dovrebbero essere ultimati entro il 2015; lavori che prevedono, tra l’altro, la realizzazione di un ponte di legno sul Musestre poco a monte della chiesa. E’ in progetto anche la realizzazione di un percorso naturalistico lungo il fiume Musestre come da prescrizioni inserite dal governo in fase di progettazione della terza corsia A4 come opera di compensazione. In particolare quest’ultimo intervento è a rischio per un braccio di ferro tra il commissario straordinario, l’ente Parco del Sile e gli enti locali interessati ovvero Regione Veneto e Comune di Roncade e speriamo vivamente che gli ostacoli vengano superati.
Questi interventi unitamente ad altri di prossima realizzazione come il “passetto Pagnin” a Bagaggiolo, valorizzeranno il territorio in modo importante.
Come scrive il buon Lorenzo Pezzato che cito “Forse di fronte alle difficoltà che tutti scontiamo ogni giorno parlare di progetti per futili percorsi ambientali può sembrare offensivo, frivolo. Credo però non dobbiamo dimenticare che l’uscita da questo periodo buio verrà solo percorrendo nuove strade, approfittando della situazione per gettare le basi di un qualcosa di diverso per domattina”.
Una nuova strada da percorrere per la valorizzazione della frazione può essere proprio quella della riscoperta dei nostri fiumi, dimenticati nello sviluppo urbanistico da quarant’anni come se non ci fossero, tranne accorgersi della loro presenza quando la natura si ribella alle costrizioni dell’uomo con piene e inondazioni.
Non si tratta nemmeno di una nuova strada ma di riscoprire gli antichi percorsi che sono alla base della nostra storia e cultura in un’ottica nuova: non ci sono più lavandaie, fornaci e mulini ma turismo, enogastronomia, bikers, runners, pesca sportiva, canoa…

Sono idee che anche l’amministrazione comunale ha ben chiare e che percorre, vedi le ultime iniziative in ambito del Festival dei Luoghi e delle Emozioni con gli incontri presso la Torre di Everardo e la biciclettata “In fuga da Attila”.
Sembra però sia difficile stabilire una linea comune con altri enti, come ad esempio la Regione Veneto e il Parco del Sile, che viaggiano su loro progetti senza coordinamento, spesso entrando in conflitto e non avendo al centro delle loro finalità gli interessi esclusivi del territorio.
Ma non essendo più il tempo della delega in bianco è necessario che gli stessi cittadini esercitino di persona il controllo sui vari livelli di amministrazione come portatori di interessi e diritti reali. E’ necessario che la comunità sia vigile e se possibile si inserisca nei processi decisionali con l’impegno di singoli cittadini o riunendosi in comitati e associazioni come, a titolo esemplificativo, la recente proposta del “Contratto di Fiume” Meolo-Vallio-Musestre che è stata lanciata da Legambiente e dal comune.
Ponendo al centro l’interesse del “bene comune” Musestre di cui tutti “siamo” parte e di cui “siamo partecipi”, è necessario intervenire e promuovere ogni luogo di confronto aperto in cui mettere in gioco tutte le nostre conoscenze parziali per stimolare ed indirizzare le scelte degli enti amministrativi preposti verificandone obiettivi ed esiti senza deleghe.

  

Simone Piovesan

  

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