TIT.jpg (17099 byte)

FB.jpg (3148 byte)

INTERVX.jpg (12235 byte)
   
Mercoledì
30 ottobre
2013

 

Chiacchiere e distintivi/8

Ivano Sartor: "Conservo un dossier allucinante sull'area artigianale"
In un comune come Roncade un sindaco a tempo pieno ci vuole, ormai la burocrazia è partita per conto suo
  
In tutta la storia del Comune di Roncade, istituito nel 1806, Ivano Sartor è stato colui che ha fatto il sindaco più a lungo e, se le regole non cambieranno ancora, questo varrà anche rispetto a tutti i suoi successori futuri.

Nominato il 25 giugno del 1992, quando la legislatura avviata da Gabriele Doratiotto, iniziata il 30 luglio di due anni prima, fu spezzata per il cambio programmato di primo cittadino, Sartor venne riconfermato nell'aprile del 1995 e, ancora, nel giugno del 1999 fino all'estate di cinque anni dopo.
In sostanza dodici anni contro i dieci massimi che la legge oggi permette, scavalcando il momento in cui i sindaci, prima designati dall'assemblea, hanno iniziato ad essere eletti direttamente dalla cittadinanza.
La “staffetta”, così venne chiamata la successione fra Doratiotto e Sartor, entrambi democristiani, contrassegnò un'epoca fra le più confuse sia a livello nazionale sia in ambito locale. Alla fase di decadenza dei partiti della Prima Repubblica, che sgretolò la gigantesca struttura dello scudocrociato, a Roncade si sommarono infatti conflitti interpersonali di rara intensità.

Nei mesi del cambio si innesta anche la famosa vicenda della lettera anonima che attacca Doratiotto e secondo il quale, ancora oggi, l'estensore sarebbe stato lei. Vi denunciaste a vicenda ma poi trovaste un accordo per non giungere al processo
“Mi sorprende che Doratiotto non sia ancora convinto che io non c'entro per nulla. L'autore della missiva, documenti alla mano, lo abbiamo trovato ed è noto. Di documenti, anzi, ne ho una bustona, ci sarebbe da scriverci un libro, non è detto che prima o poi non lo faccia.

E' vero che il mio stesso grafologo, studiando gli indirizzi scritti a mano sulle buste, si era persuaso che fossi io il mittente, ma poi c'è stata per tutti la certezza che così non era. Come detto lo abbiamo trovato, ed è stato sufficiente confrontare la calligrafia con quella di certe bolle di consegna di determinati materiali che un suo cliente mi ha fatto avere.

SARTOR.jpg (31515 byte)

Del resto lo sospettavo, don Guerrino Santi, allora parroco di Biancade, mi aveva messo sulla strada giusta, tutte le lettere anonime che in quegli anni sono girate per il paese hanno avuto lo stesso estensore. Anche se lui ha sempre continuato a negare”.

Che motivi avrebbe avuto per accusare Doratiotto così pesantemente?
“Penso volesse vendicarsi per il fatto che la progettazione dell'area industriale era stata affidata ad un altro professionista. Comunque vorrei non fosse citato”.

Va bene. Come si arrivò alla conciliazione fra lei e Doratiotto?
“Il mio avvocato mi spiegò che se non fossimo riusciti a sostenere che la lettera non l'avevo scritta io l'unica strada percorribile per far cadere l'accusa di diffamazione sarebbe stata quella di dimostrare che i suoi contenuti erano veri”.

Erano veri?
“Altroché. Io preparai un dossier con tutto ciò che sapevo, che ho ancora, e che diceva molto di più di quanto riportato dalla lettera. Cose allucinanti. I rapporti fra sindaco e privati e i passaggi avvenuti nell'area artigianale li conosco tutti da cima a fondo, era lo stesso don Guerrino a riferirmi molte cose. In breve la vicenda fra me e Doratiotto si chiuse senza danni a fronte dell'impegno del mio legale a non divulgare nulla degli elementi che avrei potuto tranquillamente esporre al processo”.

Ma i colleghi di partito, anzi, di corrente di Doratiotto a Roncade, conoscevano queste cose?
“Sì, ma scattava la protezione del gruppo, della stanza dei bottoni. La Dc era tutt'altro che un partito tranquillo e cristianamente ispirato. Poi lui ha sempre dato battaglia, è di una cocciutaggine che al confronto Berlusconi è nessuno. Alla fine sono intervenuti elementi esterni e anche lui è diventato una figura indifendibile. Per questo la staffetta è arrivata prima del previsto”.

(…)

Oggi chi ha governato Roncade dopo di lei ha già esaurito i suoi due mandati. Che previsioni si sente di fare per le amministrative del 2014?
“In comuni della nostra dimensione c'è ancora una grandissima personalizzazione, si guarda e si giudica in base alla proposta amministrativa e non in termini ideologici. Tanto è vero che Roncade, il quale per elettorato è un comune che alle politiche ha sempre votato a centrodestra, ha da lustri sindaci di centrosinistra”.

Accadrà anche in futuro?
“Credo che a Roncade si continuerà, come è già successo, ad avere delle liste civiche, cioè a mettere assieme forze politiche diverse o persone che giungono da tendenze politiche diverse. La coesione deve individuarsi puntualmente sul programma amministrativo, la capacità di resistere di una maggioranza dipende moltissimo da questo. Con un buon programma definito il 90% dei problemi si risolve”.

La riduzione del numero degli assessori sarà un problema?
“Penso di no”.

Non vuol dire che occorre un sindaco più presente?
“In un comune come Roncade il sindaco a tempo pieno, o almeno disponibile per il 70% del suo tempo ci vuole sicuramente. Abbiamo visto in questi anni che, con l'assenza di Rubinato, l'apparato è partito in tutt'altra direzione e gli effetti negativi si vedono. E' la parte politica che è andata al traino della burocrazia senza la capacità di essere autonoma”.

Dell'opposizione che opinione ha?
“Parlare con l'opposizione è girare la coda ad un cavallo morto”.

---------

Il testo integrale di questa ed altre 10 interviste a cittadini roncadesi sarà pubblicato in volume entro l'autunno

  

Roncade.it

  

 
Condividi su Facebook