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Giovedì
10 ottobre
2013

 

Chiacchiere e distintivi/7

Gabriele Doratiotto: "Quelli che stravolsero il centro storico"
Si fecero cose imperdonabili e qualcuno trasse vantaggi perfino da un temporale
  
C'è una bella fotografia di Gabriele Doratiotto, sindaco di Roncade dal 1980 al 1992, che lo ritrae alle spalle di Gabriella Trevisin e della madre, Luigia Scomparin, all'esterno della loro casa di allora, al civico 8 di via Ca' Morelli. E' la tarda serata di lunedì 28 maggio 1984. Sorridente, soddisfatto. Gabriella, 26 anni, sua prima cugina, è scesa poche ore prima a Fiumicino dall'aereo che l'ha riportata a casa dalla Bulgaria, al termine di una detenzione in carcere di 21 mesi dovuta ad una vicenda per molti aspetti kafkiana e in effetti mai chiarita fino in fondo.
“Era andata in vacanza con il moroso, Paolo Farsetti – ricorda Doratiotto – il quale ha fatto delle stupidaggini. Li hanno arrestati entrambi. Noi lo abbiamo saputo dai giornali e, mi sono preoccupato della vicenda. Tramite Marino Corder, che era sottosegretario all'interno, siamo stati ricevuti da Giulio Andreotti, ministro degli esteri.

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Il giorno dopo ricevo un telegramma di Andreotti in cui mi dice di stare tranquillo e che si sarebbe preoccupato lui di tutto.
(…)

Doratiotto, sono storie di un'epoca che sembra lontanissima. Poco dopo Trieste iniziava l'impero comunista e a far da baluardo al Patto Atlantico, politicamente parlando, qui da noi stava ben piantata in terra, solida e all'apparenza compatta, la Democrazia Cristiana. Sotto lo scudocrociato anche lei iniziò la sua esperienza politica. Vogliamo ripercorrerla?“
“Io esco dai gruppi di Azione Cattolica, con le Acli avevamo anche messo in campo una serie di attività, creando due cooperative a Biancade, nel 1962. La mia prima vera campagna elettorale è stata nel 1953, a 16 anni, in occasione delle elezioni politiche. Naturalmente a favore della Dc”.

Naturalmente. Ma di avversari a Biancade proprio non ce n'erano?
“C'erano i 'compagni'. Una volta mi hanno aspettato sul ponte, dove c'era l'unica lampadina pubblica, e mi hanno tenuto là due ore minacciandomi. La mia colpa era che per la campagna elettorale avevo tracciato sull'asfalto, con la calce, il simbolo della Dc. Poi per le schermaglie di sempre, manifesti che venivano sovrapposti agli altri, cose del genere”.
(…)

In quegli anni Roncade subì anche le trasformazioni urbanistiche più profonde e, viste da oggi, più discutibili
“Era in costruzione la strada provinciale che da Mogliano doveva raggiungere Sant'Andrea di Barbarana, all'estremità orientale di San Biagio di Callalta. Il progetto iniziale prevedeva che passasse all'altezza della trattoria 'Garibaldi', fra Roncade e San Cipriano, sulla terra di Schiavon, per uscire dov'è oggi il campo sportivo. I notabili della piazza, invece, si opposero, sostenendo che la via avrebbe dovuto passare più vicina al centro e dunque ai negozi. Posso anche fare i nomi dei più accesi, parlo di Mirko Guerretta, Aldo Dalla Tor, Gino Cigoli e altri, i più 'vicini' a Battistella. Il quale, occorre dirlo, è stato a volte anche remissivo. Alla fine vinsero loro. Si buttò giù il vecchio teatro accanto al palazzo dei Segato e il resto lo sappiamo. Poi l'altra debolezza, le brutture del centro storico. Sto parlando delle case di Gabrielli e di Davanzo. I cittadini insistevano, non c'erano né piano regolatore né controlli e il capoluogo è stato storpiato.
Si potrebbe continuare. Un'altra cosa imperdonabile, nel 1964, fu l'operazione sulla villa Perinotto, dove fu realizzata la mostra dei mobili di Davanzo. Villa Perinotto era del Comune, si era deciso di trasferire là il municipio, era già tutto deliberato”.

E invece?
“Invece il 4 luglio 1965 si abbattè un nubifragio che fece cadere quattro grossi pini nel parco che c'era al posto dell'attuale municipio. La mura che termina con il palazzo sulla strada, infatti, proseguiva fino al portico, limitando un grande parco della famiglia Grosso. Fu un'occasione ghiotta per quei roncadesi, e ripeterei i nomi di poco fa, che volevano avere il municipio in piazza, vicino ai negozi. Si propose perciò di acquistare l'area rovinata dal fortunale, buttare giù un pezzo di mura e costruire là il municipio nuovo.
(…)

Sul finire degli anni '80 le frizioni fra lei e Ivano Sartor diventano più acute. Inutile nascondere che le opinioni dell'uno verso l'altro, ancora oggi, non sono fra le migliori
“Ivano Sartor è sempre stato un mantenuto, nel senso buono del termine. Se ha lavorato al massimo due anni in vetreria è perché il posto gliel'ho trovato io. Lui si è comportato molto male, ce l'aveva con me perché ad ogni elezione io avevo sempre più preferenze. Nel 1990, io ne raccolsi 1.100, lui al massimo 290, ma voleva fare lui il sindaco. Poi è uscita quella vicenda del passaggio di consegne a metà legislatura, e chi non mi ha dato una mano quella volta è stato Gilberto Battistella, nel senso che se n'è un po' lavato le mani”.

Ricordiamo un po' la vicenda della “staffetta”. Nel 1990 su 18 consiglieri della Dc nove sostenevano lei per un nuovo mandato e altrettanti stavano invece con Sartor, che allora rappresentava il rinnovamento. L'impasse durò a lungo, fino a quando, negli ultimi giorni utili per convocare il consiglio dopo le elezioni, si giunse ad un accordo. Lei avrebbe iniziato la legislatura e a metà percorso avrebbe passato il testimone. Soluzione non molto ortodossa ma l'unica possibile, a quanto pare, visto che maggioranza e opposizione era una dialettica tutta interna alla Dc data anche la modestissima consistenza delle minoranze in senso stretto. Ma torniamo a Sartor
“Ivano, ricordiamolo, è figlio putativo di Dino De Poli, è stato ...
(…)

Nell'estate del 1992, a ridosso del momento del passaggio di mano concordato, nella cassetta delle lettere di decine di roncadesi arriva una lettera anonima che solleva un bel polverone. Nel documento, in buona sostanza, sedicenti amici di una lista civica la accusano di aver commesso degli illeciti, in parole povere di aver intascato dei soldi occulti per certe operazioni sull'area artigianale. Lei denunciò Sartor che controquerelò per calunnia, atti che poi entrambi ritiraste facendo concludere gli scontri giudiziari. E' sempre convinto che la lettera fosse opera di Sartor?
“E chi era chi voleva fare il sindaco al posto mio? Sartor, no?”

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Il testo integrale di questa ed altre 10 interviste a cittadini roncadesi sarà pubblicato in volume entro l'autunno

  

Roncade.it

  

 
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