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Giovedì
26 settembre
2013

 

Chiacchiere e distintivi/6

Gianstefano Meneghello: "Quella volta che la Lega disse I want you"
Nel 2004 mi proposero di candidarmi a sindaco. Ma mi volevano tesserato e perciò rifiutai
  
Nella primavera del 2004, quando si svolse la campagna elettorale che determinò la prima designazione a sindaco di Simonetta Rubinato con 19 voti di scarto sul concorrente leghista Gianni Rachello, al posto di quest'ultimo avrebbe potuto esserci lui.
Gianstefano Meneghello, allevatore di San Cipriano, con una seria esperienza associativa alle spalle che lo portò ad essere per due anni presidente della Coldiretti di Treviso, ricevette infatti qualche settimana prima una proposta chiara.
Ringraziando cortesemente, la replica fu però negativa.

Esattamente come andò?
“C'era stato effettivamente un abboccamento, la Lega mi aveva proposto di candidarmi a sindaco ma la condizione era quella di iscrivermi al partito.

Spiegai che, proprio grazie all'esperienza in Coldiretti, ero fermamente convinto di quanto contino più le persone delle sigle, e che perciò l'appartenenza ad una precisa forza politica mi sarebbe andata troppo stretta. Per cui risposi dicendo che se ci fosse stata fiducia nei miei confronti a prescindere avrei accettato di correre, ma la pretesa del tesseramento non era accettabile”.

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La richiesta della sua disponibilità da chi era partita?
“Era venuto da me proprio Rachello, con il quale c'è una conoscenza reciproca lunghissima. Mi spiegò che si era confrontato con l'allora segretario provinciale, Gianantonio Da Re, il quale, assunte le dovute informazioni sul mio conto, aveva dato il via libera. Certi ragionamenti erano anche iniziati ma poi mi si fece capire che la condizione era la tessera o nulla. Ammetto che senza sigle di partito mi sarei candidato volentieri ma questo modo, cioè quello di lavorare con persone mai viste prima solo perché accomunati da un logo, non faceva per me. Il gruppo lo si deve formare sulla conoscenza e la stima reciproche; con l'altro sistema, invece, in passato ho avuto esperienze pessime”.

(…)

Che opinione ha dei sindaci delle ultime legislature?
“Fanno ordinaria amministrazione. Da cittadino che forse non se ne interessa più di tanto non so dire se la macchina amministrativa di Roncade funzioni come dovrebbe o no, ma l'impressione è che si tratti, appunto, di ordinaria amministrazione. Immagino che chi andrà a governare la città nei prossimi anni avrà rogne a non finire, del resto i soldi sono sempre meno. Dovrà centellinare, scegliere, definire priorità e quindi dovrà avere competenze e capacità molto spiccate di analizzare il contesto ed anche di esporsi. Non è un un problema solo di Roncade, chiaramente. Ma sarà dura”.

Se glielo proponessero di nuovo, sarebbe disponibile ad impegnarsi?
“Se nascesse qualcosa sotto forma di lista civica, di gente che ha voglia di metterci la faccia per cambiare, una mano la darei volentieri. Lamentarsi al bar è la cosa più semplice del mondo ed è inutile.

Ma candidarmi a sindaco no.
Comunque sia, ribadisco che l'autonomia intellettuale per me è condizione imprescindibile”.

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Il testo integrale di questa ed altre 10 interviste a cittadini roncadesi sarà pubblicato in volume entro l'autunno

  

Roncade.it

  

 
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