TIT.jpg (17099 byte)

FB.jpg (3148 byte)

INTERVX.jpg (12235 byte)
   
Sabato
13 luglio
2013

 

Chiacchiere e distintivi/2

Rino Botter: "Quello che ho perso da giovane lo recupero adesso"
"La mia vita adesso è meravigliosa ma intorno c'è sempre più malcontento e quello che si ha non basta mai"
  
La domenica mattina giocare sul campo di calcio di Rino Botter è un rito di liberazione perché esserne capaci o no non ha alcuna importanza. Erba sotto i tacchetti e palle di cuoio fra i piedi sono sempre abbondanti per tutti.
E poi, se la mattinata lo ispira, il cavaliere canta.
Accende il suo amplificatore, la sua macchina per il karaoke, apre le finestre della villa e la voce sfonda dalla linea laterale. Sono canzoni melodiche, ispirate, romantiche, per coppie in una sala da ballo italiana.
Se poi la mattinata lo ispira davvero, ecco che anche lui indossa una divisa rossa dalla maglia ai calzettoni, apre la porta di casa e varca il rettangolo, a 75 anni, a farsi obbedire dal pallone.
“Eh, però... se avessi scoperto prima la mia voce...”

BOTTER.jpg (44657 byte)

Cosa sarebbe successo, cavaliere?
“Sarei diventato un cantante e a quest'ora sarei già morto”

Ossignor. E perchè?
“Perché i cantanti hanno tutti una vita sregolata. Invece essere stato sempre un po' escluso da un certo successo è stato un toccasana perché mi ha prolungato l'esistenza. E poi tutto quello che ho perso da giovane lo recupero adesso. E' questa età la mia primavera, la mia vita adesso è meravigliosa”.

(…)

Prima di parlare di sport, che è l'altro grande capitolo che fa di una vita una vita sana, raccontiamo un po' il suo percorso di imprenditore
“Dai 13 ai 14 anni, siamo nel 1951, ho lavorato come falegname apprendista a Pralongo di Monastier, quindi un anno a San Cipriano e fino ai 25 al mobilificio dei Rigato. Poi ho fatto ancora' il falegname artigiano in un'altra azienda. E' una vocazione ereditata da mio padre che era contadino e faceva dei lavori a casa, come carriole, sedie, riparazioni di botti e di carri. Insomma, quello che occorreva in una casa contadina. Già a otto anni mio papà andava a mangiare a mezzogiorno e io continuavo ad esempio ad impagliare una sedia che lui aveva iniziato.
Ricordo poi che andavo lungo il Musestre a recuperare le spazzole consumate che le lavandaie gettavano, ne recuperavo la carcassa e le riciclavo. Nella campagna di un tempo non c'erano rumori e quando sentivo che uccidevano un maiale andavo a chiedere se mi regalavano il pelo. Con quello, lavato ed asciugato, ricostruivo spazzole per le scarpe che poi vendevo a chi ne aveva bisogno. Essendo molto timido, e lo sono rimasto fino a 50 anni, avevo sempre la necessità di dimostrare che anch'io ero in grado di fare qualcosa”.

E a scuola?
“Io sono nato nel 1938, ho frequentato fino alla quinta elementare. Il primo anno l'ho perso, nel 1944 siamo restati a casa a causa dei troppi allarmi per i bombardamenti. La scuola l'ho terminata nel 1950, senza alcuna passione. L'ultimo giorno la cartella è volata via nell'orto”.

(...)

Che opinione ha del tempo che viviamo? Delle persone che lavorano con lei?
“Adesso c'è una grande differenza rispetto ai miei tempi nel senso che noi lavoravamo contenti anche per pochissimi soldi. Si acquistava un paio di scarpe l'anno e ci si accontentava sempre. Adesso si vuole spendere più di quello che si guadagna, il malcontento si è consolidato, non tornerà più come prima. Oggi la giornata non viene neanche completata, vedere la gente uscire di fabbrica d'estate alle 17,30, mi fa una certa impressione. Io ero abituato ad andare a casa con il buio”.

(...)

---------

Il testo integrale di questa ed altre 10 interviste a cittadini roncadesi sarà pubblicato in volume il prossimo autunno

  

Roncade.it

  

Condividi su Facebook