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Sabato
16 febbraio
2013

 

Armati di matita

Giacometti: "Sconforto comprensibile, però..."
Tre suggerimenti per non affidare l'Italia per almeno cinque anni a fenomeni da baraccone
  
Gentile Direttore

ho sentito in questi giorni molte persone chiedersi: “Ha senso votare? Tanto sono tutti uguali”. E’ un movimento emotivo comprensibile , uno sconforto che nasce da tante notizie sentite, da tante esperienze negative, chi ha memoria potrebbe fare l’elenco di promesse fatte e non mantenute e può guardare con comprensibile distacco anche a quanto viene promesso in questi giorni, con la certezza che anche queste nuove promesse non sono che illusioni e “specchietti per allodole”.

Se la politica fosse una normale azienda andrebbe chiusa, sia causa i bilanci fortemente negativi, sia causa le promesse non mantenute; sarebbe accusata di “pubblicità ingannevole”, ma qualcuno ha la memoria corta e continua ad usare furbescamente questi metodi truffaldini ma di effetto alla “pancia” degli elettori.

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Ma siamo e restiamo cittadini, magari storcendo il naso, magari non sentendoci più di tanto rappresentati, ma viviamo in una società, un territorio che và amministrato e gestito, ecco allora che il non andare a votare non risulta un dispetto ai politici, ma a noi stessi, significa toglierci una prerogativa, una possibilità di scelta. Magari si sceglie ciò che è meno dannoso o meno doloroso, soprattutto perché non si riesce a vedere un bene assoluto.

Ma allora rimane il dubbio: “Per chi votare ?” Ora la battaglia è al massimo, vi è la gara per accaparrarsi i voti dei tanti indecisi e, attraverso manovre studiate abilmente a tavolino, si aspettano colpi di scena, “conversioni sulla via di Damasco”, e novità imperanti. Radio, Tv, giornali, propongono ogni giorno la nuova “buona novella” prospettata dal politico nazionale, che il più delle volte usa le armi del denigrare l’avversario o del spararla più grande, chi promette posti di lavoro il giorno dopo verrà superato da chi promette posti di lavoro e sgravi fiscali e poi da chi promette posti di lavoro e sgravi fiscali e regali post elettorali, e via con una iperbole che ci fa dimenticare la realtà che vede le nostre famiglie e i nostri giovani stentare ad arrivare a fine mese o trovare un lavoro. sono quasi completamente scomparse le piazze (salvo che per un movimento che le riempie e sarebbe da chiedersi il perché ) e le sedi dei partiti.

A chi è nella indecisione mi permetto di suggerire un piccolo percorso, tre cose che penso dobbiamo e possiamo fare:

1 - facciamoci una idea politica (polis = città, politica è l’arte di governare la città ), come vorremmo che la nostra città (nazione ) fosse gestita, confrontiamola con quella di amici, politici e personaggi e dopo facciamo sintesi, ma partiamo da una nostra idea. Solo così riusciamo a costruirci un senso critico nei confronti delle tante illusioni proposte,

2 - leggiamo la storia, lontana e recente, per vedere chi è stato in grado di mantenere le parole date, senza generalizzare; vi sono politici meno bravi e bravi, come professori capaci e meno capaci, come muratori in grado di essere autonomi e indipendenti e altri che devono sempre essere sempre guidati.

3 - Cerchiamo di vedere le persone oltre i travestimenti carnevaleschi ( tipici di questo periodo) ma che non possono essere la vera identità della persona. Chi ha fiducia nel futuro è chi è disposto a lavorare prima di tutto su stesso senza aspettare interventi di taumaturghi, stregoni e illusionisti che imperversano in questa campagna elettorale che propone così pochi contenuti .

Politica è il nostro modo di vivere con gli altri e lo sguardo con cui guardiamo il mondo e la volontà di sognare qualcosa di veramente nuovo. La matita che useremo il 24 o il 25 febbraio può essere uno strumento per cominciare a vedere con un occhio diverso e nuovo il futuro, quella matita è una potente arma che non possiamo lasciar usare ad altri.

Dare il voto a chi la spara più grossa significa dare in mano 60 milioni di persone a dei fenomeni da baraccone ben adatti a qualche minuto di risate, ma non a gestire una comunità per cinque anni.

Grazie dell’attenzione

  

Paolo Giacometti