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Venerdì
1 novembre
2013

 

Vecchia piccola borghesia

Geromel: "Quando artisti e innovatori diventano nemici"
Insultare i mendicanti, cacciare un musicista, denigrare chi si inventa comunque qualcosa. Vi sembrano risposte intelligenti?
  
Succede che in una vietta, laterale al centro del Paese in cui vivo, in una mattina di mercato, un ragazzo tranquillo e per nulla invadente, si ricava un metro quadro di spazio e allieta il via vai delle persone con il suono del suo sax. Davanti a lui, per terra, un sacchetto di carta nel quale, volendo, si può lasciare qualche spicciolo.

Nulla di strano, in fondo i musicisti di strada ci son sempre stati, hanno sempre ispirato simpatia e, in taluni casi, ammirazione.

….Un tempo.
Oggi, invece, succede che un vigile che, proprio perché lunedì e proprio perché si chiude un occhio sui parcheggi impropri, probabilmente non trova nulla di meglio cui dedicarsi, si avvicina al sassofonista e gli intima di smettere, di richiudere il sax nella custodia e di andarsene.

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Oggi, invece, succede che un vigile che, proprio perché lunedì e proprio perché si chiude un occhio sui parcheggi impropri, probabilmente non trova nulla di meglio cui dedicarsi, si avvicina al sassofonista e gli intima di smettere, di richiudere il sax nella custodia e di andarsene.

Qualcuno, giustamente indignato, obietta che non faceva nulla di male e non disturbava nessuno, ma il tutore dell’ordine si giustifica sostenendo che il suo intervento è stato telefonicamente richiesto da qualche esercente a cui non si sa se disturbi la musica in se, la presenza di un questuante in prossimità del proprio negozio, lesiva del pubblico decoro cittadino, o quegli spiccioli che potrebbero entrare nel sacchetto anziché nelle casse dei negozi.

Succede anche che, ogni lunedì mattina, nello stesso identico posto all’entrata del portico, una donna straniera sosta chiedendo l’elemosina, e più che monetine riesce a raccogliere insulti e battute di ogni sorta da parte delle persone che, anziché limitarsi ad ignorare le sue richieste o ad elargire un rifiuto garbato, sente il bisogno di commentare con i soliti improperi, “Vai a lavorare, Torna al tuo Paese, Siete troppi e non fate niente, A noi nessuno ha mai regalato niente, etc.etc.etc.”, buoni oggi in tempo di crisi come ieri quando la crisi sembrava non esserci.

Ieri, quando l’attenzione si concentrava contro i cinesi titolari delle bancarelle, usurpatori anch’essi di lavoro e spazi altrimenti destinati agli autoctoni, salvo scoprire poi che gli altri, gli italiani, vendono merci cinesi e che, a dirla tutta, ben pochi sono ancora disposti al lavoro ambulante.

Ieri, quando la possibile apertura di una “Roncade Outlet Gallery”, oltre agli atti legali intrapresi da Centri Commerciali concorrenti, sortì l’effetto di coalizzare il mondo commerciale locale contro tale apertura.

Ieri, quando neanche la grande opportunità derivante dall’ambizioso progetto di trasformare l’Outlet nell’Arsenale Contemporary Shopping che, in collaborazione con la Triennale di Milano, avrebbe offerto una visione diversa dal mero acquisto, con mostre, eventi e quant’altro, ha invogliato a cogliere l’occasione per proposte che includessero il Centro storico cittadino, le sue realtà commerciali, le sue tradizionali manifestazioni, risvegliandolo dal torpore atavico, in un percorso di integrazione e scambio che, di sicuro, avrebbe rappresentato una grande sfida ma anche una grande opportunità.

Ricordo che nei lunghi anni in cui ho avuto la fortuna di essere titolare di un negozio, vendendo articoli perennemente soggetti a crisi di mercato, passavo tanto tempo ad inventare, ad appoggiare iniziative altrui che potessero tornare utili anche a me, a rinnovare ed innovare, a sperimentare, nella costante ricerca, oltre che di un appagamento personale, anche di un solo cliente in più.

Oggi, che la crisi grave c’è, l’insofferenza non conosce più confini. Il nemico del mancato guadagno diventa il ragazzo che, per due ore, suona il sax, la signora che elemosina sotto il portico, l’intraprendente e coraggiosa ragazza che, oltre al suo abituale lavoro, si inventa un negozio a termine aperto solo sabato, domenica e lunedì, o colei che amplia l’idea della sua cartolibreria facendone una specie di “caffè letterario” e organizzando laboratori per i bambini, con letture animate, organizzazione di feste etc.etc.etc.

Sono sempre stata profondamente convinta che la liberalizzazione delle licenze commerciali abbiano arrecato un grave danno al commercio e all’artigianato stessi. Prima, nelle botteghe, ognuno aveva la possibilità di dimostrare le proprie capacità, conoscenze, professionalità vendendo, ognuno, articoli in via esclusiva.

Ora, però, si debbono fare i conti con la realtà e la realtà dice che, nel tutti possono vendere tutto, ci si deve organizzare in maniera da offrire al pubblico, alla clientela acquisita o da catturare, quanto di più particolare, di mancante, di utile o di culturale possibile, superando il convincimento secondo il quale la longeva presenza sul mercato paga più di qualunque altra innovazione. Non è davvero più così, e non lo è da molto tempo, ormai.

Questa credo sia l’unica via per superare, se non proprio la crisi, quantomeno l’insofferenza, la cui gravità diventa giorno per giorno sempre più pericolosa.

  

Maria Giovanna Geromel

  

 
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