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Venerdì
20 dicembre
2013

 

Quanti sprechi nelle mense

Geromel: "A scuola regole che proibiscono il recupero"
Tutto ciò che avanza finisce per obbligo nella spazzatura, anche pane e frutta biologici e nemmeno toccati
  
Caro direttore,
è stato con un pizzico di soddisfazione che ho letto quanto da te scritto nella rubrica "Mayday", su Roncade.it.
Dico un pizzico, senza voler esagerare, perché nel profondo della questione nulla potrebbe sortire soddisfazione alcuna.
Per anni, quando i miei figli erano ancora all'asilo, prima, alle elementari poi, mi sono posta questi tuoi stessi dubbi e quesiti e, a mio modo, ho cercato di venire a capo lamentandone, nei luoghi all'uopo preposti, tutta l'incongruenza e la, triste, inconcepibilità.

   
Purtroppo, come hai ben sottolineato tu, la questione non è recente, anzi, gli inizi risalgono a molti anni orsono, l'età dei miei ragazzi del resto non può che testimoniarlo.
Ma, ed ecco perché mi sono permessa di scrivere, questa non è la sola ed unica pecca di un sistema di sterilizzazione e "blisterizzazione" in corso, nell'alimentazione scolastica.

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Per alcuni anni sono stata la rappresentante del Comitato Mensa delle classi elementari dei miei figli, con il compito di valutare se il cibo fosse adeguatamente caldo, adeguatamente sufficiente, adeguatamente appetibile, adeguatamente consumato, adeguatamente igienico, adeguatamente puntuale, adeguatamente.......
Non ho mai trovato nulla da eccepire su alcuna di queste "caratteristiche" e, infatti, tutte le mie relazioni, stilate alla fine della distribuzione e dopo aver avuto modo di assaggiare tutto quanto veniva proposto agli alunni, non possono che confermarlo.

Non ho mancato però di osservare e di far notare a chi di dovere, sempre per iscritto, sempre nelle relazioni di valutazione di cui sopra, come fosse oltremodo incivile dover buttare nella spazzatura interi piatti di verdure, cotte e crude, insieme a tutto quanto avanzava, non solo nei piatti intonsi dei bambini, costretti a ritirare tutto perchè così imponeva la dieta equilibrata che obbligatoriamente deve essere somministrata, anche nelle teglie, di pastasciutta, carne, pesce, zuppe e quant'altro.
Inoltre, ancor più deprecabile mi è risultato il fatto che il pane e la frutta, biologica per essere chiari, che i ragazzini pur pagando non mangiavano perché satolli, o più probabilmente perché desiderosi di alzarsi al più presto da tavola ed andare a giocare prima dell'inizio delle lezioni pomeridiane, che fino a poco tempo prima venivano raccolti in cestini e distribuiti in classe come merenda, dall'entrata in vigore della normativa non è stato più possibile raccogliere, salvo che ogni bambino non mettesse il proprio panino o il proprio frutto, indifferentemente si trattasse di mela, mandarino o banana, in un apposito sacchettino da lui stesso portato da casa, evitando così possibili e deleterie trasmissioni di microbi e malattie se toccati da mani altre.

Peccato che, però, la stragrande maggioranza degli scolari dimenticava il sacchetto e che tutto quel pane e quella frutta, finissero nei bidoni della spazzatura.
Si, nella spazzatura, insieme alla verdura e al cibo avanzato di cui sopra.
Nemmeno il personale poteva decidere di approfittane perché, nel caso avesse avuto animali domestici cui dar da mangiare gli avanzi o avesse voluto riciclare il pane, avrebbe comunque dovuto andarlo a riesumare dai sacchi dell'immondizia già chiusi e depositati nei bidoni esterni...che non si sa mai qualcuno potesse, ammalandosi, pesare sul Servizio Sanitario Nazionale.
Ricordo di aver avanzato la proposta di dotare il tavolo, dal quale si prendevano i vassoi e le posate, di pacchetti di sacchettini così che per ogni bambino fosse automatico prenderlo avendolo a disposizione ed avevo altresì proposto di portarli a mie spese.
Credo non ci siano ancora.

Puoi capire quindi il perché di quel mio pizzico di soddisfazione di cui parlavo all'inizio anche se, speravo, il tempo avesse posto giusto rimedio ad anomale banalità che, mi accorgo, continuano a persistere.....almeno in certe situazioni.

  

Maria Giovanna Geromel

  

 
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