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Lunedì
25 febbraio
2013

 

Il cigno ferito, i burocrati e i bugiardi

Quando l'unica cosa è provare ad arrangiarsi
Un animale sanguinante, l'aggressione dei suoi simili, i tentativi di difenderlo. Un aiuto pubblico che arriva solo dopo due ore e mezza
  
Roncade, domenica 24 febbraio. Ore 12,30.
Un pedone, attraversando il ponte di via Roma fra la chiesa e i giardini pubblici, nota nell'acqua bassa due cigni adulti che schiacciano con il loro peso un terzo esemplare della loro specie, leggermente più piccolo. Lo colpiscono e lo mordono ripetutamente al collo, gli tengono la testa sott'acqua.

Il cigno ferito sanguina da un occhio.
Giungono altri due passanti, sorpresi dalla scena.
Cercare di allontanare gli aggressori a gesti dall'argine non serve a nulla.

Uno dei presenti cerca un bastoncino, scende dalla scarpata, si avvicina e agita l'arma improvvisata.
 
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Gli aggressori, sorpresi, arretrano di qualche centimetro, quello che basta al ferito per allontanarsi di un mezzo metro.
I cigni aggressori però non sono impauriti. Alternativamente, da destra e da sinistra, cercano di avvicinarsi di nuovo e il primo passante, ormai con i piedi in acqua, cerca di tenerli a bada.
Gli altri due cittadini intanto trovano un bastone più lungo e, con il cellulare, cercano aiuto.

I carabinieri del 112 rimandano al Vigili del Fuoco.
Si compone allora il 115, l'operatore dall'altra parte si fa descrivere la scena e dice che non sa cosa farci. Gli si chiede allora l'indicazione di un numero da comporre. Dice di provare con il 118 dell'Ulss e chiedere del servizio veterinario.
Ma qualcosa non va bene. Il recupero degli animali in difficoltà è un servizio che spetta anche ai Vigili del Fuoco, molto spesso nei report che il comando di Treviso invia due volte al giorno alla stampa si leggono note su interventi di questo genere, fosse anche per un gattino incauto che non sa più scendere da un tetto o da un albero.
Di fronte alla contestazione, l'operatore promette di richiamare. E infatti lo fa dopo cinque minuti.
Dice che c'è una squadra impegnata su un incidente stradale a Lughignano con una persona incastrata a bordo di un'automobile e che, terminato il servizio, quella stessa squadra verrà a Roncade.
Di fronte alla maggiore gravità dell'impegno, ovviamente, si aspetta e si tiene lontana come si può la coppia di cigni aggressori, osservando di continuo il ferito per capire se sia ancora vivo.
Sono ormai le 13,30.

I Vigili del Fuoco non arrivano.
Oggi si apprende che quell'incidente di Lughignano non è mai esistito e che, dal rapporto della domenica pomeriggio (leggi), gli interventi successivi alla chiamata da Roncade non erano poi così drammatici.


Si insiste con il servizio veterinario dell'Ulss.
Dicono che al momento sono impegnati con fauna ittica, senza meglio precisare. Dicono anche che se il cigno ferito è stato aggredito dai suoi simili è semplicemente la natura che fa il suo corso, bisogna lasciar stare. Cioè lasciare che gli aggressori sbranino tranquillamente il loro avversario, probabilmente colpevole di aver invaso un territorio non suo, sotto gli occhi della gente che passa e che intanto si ferma ad osservare e a dare una mano.
Buono a sapersi. Come dire che è sbagliato difendere un pollaio dalle volpi perché è una legge di natura il fatto che le volpi si nutrono di galline. Se si diceva che il cigno era ferito perché travolto da un'automobile, allora forse sarebbero arrivati.

Pazienza, sono le 14. Giunge un provvidenziale cittadino con un husky. Il cane, al guinzaglio, scende sull'argine e punta il cigno maschio, il più aggressivo. Il cigno non si scompone, si alza e a sua volta affronta il cane.
Dalla riva qualcuno recupera dei sassi dal giardino pubblico e lancia una raffica verso il volatile che, finalmente, per un po' si allontana.
Intanto si insiste nel cercare soccorsi. Si dimostra collaborativa qualcuna delle associazioni di tutela della fauna selvatica, ma senza saper bene cosa fare. Forse chiamare la Polizia Provinciale, si prova.

Il cigno ferito è malconcio ma sembra resistere. Bisognerebbe che intanto qualcuno desse una mano a tener lontani gli altri due che, ad intervalli, cercano di ripetere gli attacchi.

CIGNO2.jpg (109600 byte) Si pensa di telefonare alla Protezione Civile di Roncade. Dicono che non hanno mezzi per recuperare un cigno. Nessuno gliel'aveva chiesto. Bastava venire una mezz'oretta a dar man forte.
Ma non trattandosi di una processione da scortare di giallo bardati, o di viveri da recapitare a lontani terremotati, la Protezione Civile non trova nel suo statuto una buona ragione per aiutare dei concittadini alle prese, senza esserne capaci, con una piccola emergenza. Chissà perché non sorprende.
Fra i rappresentanti di pubbliche istituzioni che ritengono di arrivare l'unico – per la verità anche molto tempestivo e generoso – è l'assessore all'ambiente, Gilberto Daniel. Si arma di sassi e, dal ponte dell'asilo, cerca di tenere a distanza gli instancabili aggressori.

Intanto una buona notizia. Si sta muovendo la Polizia Provinciale, che può recuperare il volatile ferito e portarlo ad un centro di recupero. 

Però l'addetto di turno si trova a Vittorio Veneto. Si aspetta, passa un'oretta o poco meno.

Alle 15 finalmente arriva. Prende un paio di stivali, un sacco con un foro per la testa, scende in acqua e salva il cigno ferito portandolo poi in un luogo protetto di Carbonera.
Dieci minuti in tutto, e da solo.

La morale della storia è libera.

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Roncade.it