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Martedì
8 gennaio
2013

 

Volontariato e (in)gratitudine

Ceccato: "Non ho relazioni con la scuola ma se posso do una mano"
"Non capisco le osservazioni che mi sono state rivolte. Comunque è sempre meglio parlarne in rete che bisbigliare"
  
Egregio Direttore,
chiedo ospitalità per rispondere al post della signora Alina Scomparin.

Ringrazio la gentile interlocutrice per il suo articolato intervento, nel quale ha vivisezionato le mie considerazioni espresse in un post precedente, ma devo precisare che i miei rapporti organici con le Istituzioni scolastiche si sono conclusi in tempi remoti (vorrei dire per mia fortuna) con l’esperienza di presidente del Consiglio di Circolo.
Di recente è stata richiesta la mia partecipazione in veste di osservatore allo scrutinio per le elezioni scolastiche (data la mia esperienza pluridecennale come Presidente di seggio); ho aderito mettendo a disposizione il mio tempo, senza alcun onere per la scuola.

Non sono quindi a conoscenza delle complesse dinamiche, tra leggi, norme e regolamenti citati dalla scrivente, che governano attualmente le relazioni tra le varie componenti in gioco o tra plessi dello stesso Istituto.
Per questo motivo ritengo di non poter rispondere in modo soddisfacente alle molte domande che mi sono state poste, certamente importanti e degne di approfondito dibattito.
Il mio unico riferimento legislativo è l’art.21 della Costituzione, che recita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

I miei apprezzamenti riguardavano l’organizzazione di eventi proposti dall’Amministrazione comunale e dalla Pro Loco (immuni per definizione da particolarismi localistici) con il contributo di un gruppo di genitori, e casuali conversazioni con alcuni di essi.

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Mi lascia quindi perplesso quella che a prima vista sembra un’insinuazione circa una mia presunta ed impropria contiguità con le Istituzioni scolastiche (cosa del tutto priva di fondamento) al fine di ottenere informazioni riservate.
Si tratta di una dichiarazione impegnativa, e voglio considerarla come lo sfogo debordante di un genitore preoccupato per il futuro dei propri figli.

Se così non fosse vorrei chiedere alla signora Scomparin di produrre prove certe di quanto afferma, ed in particolare di rispondere ad una mia domanda: che cosa significa … se è la persona che penso…?
Credo si tratti di una risposta doverosa, non tanto nei miei confronti quanto per la vasta platea dei lettori di Roncade.it.
Il mio punto di vista è che il passaggio dal chiacchiericcio confidenziale ai post in rete sia comunque positivo, anche se consiglio a tutti cautela nell’espressione dei propri giudizi, perché come noto scripta manent.

Non sono in grado di giudicare se (come riportato nel titolo) i bimbi di Biancade siano figli di un Dio minore, ma ho una certa dimestichezza con il territorio “al di là dei tombotti”.
Dallo scorso anno infatti, su incarico dell’Amministrazione nella persona dell’assessore Pieranna Zottarelli, tengo un corso di informatica per adulti presso il Centro sociale di Piazza Menon, che verrà riproposto a partire dal mese prossimo. I partecipanti provengono da tutto il territorio roncadese, oltre che dai comuni di Zenson e Ponzano.
Anche in questo caso la mia prestazione (come per gli altri tutor) è priva di oneri per gli Enti organizzatori, andando anche oltre a quanto previsto in termini di orario e di numero di incontri.
Chi mi conosce sa che nutro il massimo rispetto per le Istituzioni e per i miei simili, concordo quindi pienamente con l’ultimo paragrafo della lettera sulla necessità di offrire pari opportunità a tutti i cittadini.

Concludo ritornando ad un argomento accennato in precedenza, il volontariato, per rendere omaggio a tutti coloro che prestano a vario titolo la loro opera a favore del territorio in cui vivono, tra i quali voglio ricordare due concittadini particolarmente impegnati: Giacomo Buldo e Graziano Cagnato.
Sono tutte persone normali che non si aspettano particolari riconoscimenti dalla comunità, ma che ritengo vivano con un certo fastidio le frequenti critiche al loro operato. Certo il rinnovamento e l’innovazione sono necessari, ma questo non significa che quanto fatto in precedenza sia tutto da buttare.
In particolare non ricordo di aver mai incontrato, durante l’organizzazione delle varie manifestazioni (magari prima dell’alba e/o in condizioni meteorologiche avverse), qualcuno di coloro che trovano sempre da ridire su tutto quanto viene proposto.

C’è un proverbio che sintetizza il vero spirito del volontario, e che mi sembra degno di citazione:
“Non fare del bene, se non sei in grado di sopportare l’ingratitudine”.

Un cordiale saluto.

  

Antonio Ceccato