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Sabato
7 dicembre
2013

 

E l'assicurazione liquidò il suicidio

La teste: "Diedi a Sandra 5 milioni di lire per la morte di Luciano"
Nuovo punto oscuro sulla vicenda della pasticcera assassinata e sul marito ripescato dal Sile
  
Un'indennità per una polizza infortuni liquidata alla moglie di un uomo ufficialmente morto suicida, quando il contratto assicurativo non contemplava questa possibilità.

Si aggiunge un nuovo fumoso dettaglio alla storia di Sandra Casagrande, la pasticcera di Roncade uccisa nel 1991 nel suo negozio a Roncade con 22 pugnalate da mano ancora anonima, e del marito, Luciano Vio, recuperato dalle acque del Sile il 2 dicembre del 1980, caso subito indicato come quello di una persona che aveva voluto togliersi la vita.
Nella documentazione siglata dalle autorità competenti e poi acquisite dalla compagnia con la quale l'uomo aveva sottoscritto una polizza – che prevedeva la liquidazione di una certa cifra in caso di morte (naturale o per incidente) o una diaria in caso di invalidità permanente – sarebbe stato tuttavia spiegato chiaramente che il cadavere di Luciano Vio aveva i polsi legati.

A ricordarlo con nettezza è la persona che si occupò della pratica e che firmò l'assegno poi consegnato a Sandra Casagrande, circa un anno dopo la disgrazia, per un importo di cinque milioni di lire.

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“Rimasi sbalordita – racconta la professionista, che chiede l'anonimato - ma chi stava sopra di me, di fronte alle mie perplessità, mi ordinò di liquidare la somma senza farmi troppe domande. E' vero che sono passati più di 30 anni ma evidentemente anche allora quella cifra non era ritenuta particolarmente elevata. Insomma, era meglio lasciar perdere e chiudere la faccenda”.

–    Resta il fatto che fosse stato un suicidio l'assicurazione non avrebbe dovuto pagare
“Esatto”.

–    Però è anche difficile pensare ad un incidente. Cioè che un uomo scivoli nel Sile mentre passeggia sull'argine con i polsi casualmente legati
“Faccia lei”.

SANDRA.jpg (79892 byte) –    Lei sapeva che Luciano Vio, da giovane, era stato campione di nuoto?
“No. Ma questo non fa che rendere ancora più strana questa storia”.

–    Fu in quella circostanza che lei incontrò la vedova per la prima volta?
“Si, mi colpì la sua straordinaria durezza. Entrò in ufficio a Treviso, in via Manin, con una pelliccia color miele e quasi mi aggredì per i tempi richiesti dalla pratica. Poi però diventammo amiche, iniziammo a frequentare le stesse compagnie. Persone raffinate, Sandra si trasformò e iniziò a vestirsi con molta cura. Ricordo uno splendido viaggio di quattro giorni a Parigi con altre due nostre conoscenti. Penso sia stata la prima volta che Sandra si prendeva una vacanza”.

–    Sandra le parlava della sua vita privata?
“Sì, ma fino ad un certo punto. Attraversò un periodo molto luminoso quando ebbe una relazione con un uomo, un rappresentante di ferramenta del veneziano. E' una persona che vidi un paio di volte, curata e cortese. Corporatura tarchiata, con i capelli scuri e molto corti. Non seppi mai il suo nome ma lo riconobbi quando, alcuni anni fa, gli investigatori mi mostrarono una sua fotografia. Purtroppo era un uomo sposato. La moglie venne a conoscenza della relazione e ne impose l'interruzione, così almeno mi spiegò Sandra. Fu un brutto colpo, lei ne era davvero molto innamorata”.

–    Le confidò mai qualche episodio che potesse averla turbata? Di rapporti poco chiari con altre persone?
“Parlava di rado della sua sfera privata ma si vedeva bene quando era infastidita. In alcune circostanze la vidi molto scocciata, ricordo che mi riferì di ricevere pressioni moleste da parte di un rappresentante delle forze dell'ordine”.

–   Gliene spiegò la ragione?
“Diciamo che il soggetto esigeva da lei, ma senza successo, una disponibilità di un certo tipo con parecchia insistenza”.

–    Stiamo parlando di...?

“Si, ma non lo scriva. Oggi è in pensione ma vive a pochi chilometri da casa mia e me lo descrivono come un tipo vendicativo”.

-     Ne è sicura?

"Si, non ho dubbi".

–    Ha parlato di questo dettaglio alla magistratura?
“Si. Di recente e di mia spontanea volontà”.

–    Torniamo a Sandra. Il vostro rapporto di amicizia quanto proseguì ancora?
“Si raffreddò quando lei iniziò una nuova relazione con un imprenditore di Roncade, un corteggiatore di vecchia data. Mi sorprese perché, in precedenza, non si era espressa in termini lusinghieri verso quella persona. Ma forse cercava solo un po' di stabilità, nonostante si trattasse anche in questo caso di un uomo sposato. Poco dopo ci fu un litigio per una ragione molto venale, ci allontanammo e non la rividi per un bel po'.

–    Quando la vide per l'ultima volta?
“Fu a Treviso, in Piazza San Vito. La incontrai a passeggio con una giovane slovena con l'aria di una donna vissuta. Mi sembrò cambiata, ingrassata, involgarita. Mi salutò appena e mi mostrò una pesante collana di pessimo gusto che indossava, facendomi capire che le restrizioni economiche dei primi tempi in cui ci frequentavamo per lei erano definitivamente alle spalle”.

–    Chi la informò che Sandra era stata uccisa?
“Lo seppi dai giornali. Mi sorprese e ovviamente mi addolorò molto. Siamo state amiche a lungo. E mi ha provocato un grande fastidio quando, di recente, l'indagine fu riaperta e in alcuni articoli venne fatta di lei una descrizione di donna leggera, cosa che non è assolutamente vera”.

  

Gianni Favero

  

 
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