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Martedì
16 luglio
2013

 

"Vatileaks" alla Bcc di Monastier

Gli ex amministratori multati da Bankitalia ricorrono e raccontano
I vertici di prima erano “ammanicati tra di loro" e “ci hanno impedito di essere messi a conoscenza dei dati essenziali delle operazioni”
  
Non ci stanno, gli amministratori della Bcc di Monastier e del Sile estromessi dal commissariamento del 5 maggio dello scorso anno, ad accettare le sanzioni decise a loro carico alcune settimane fa da Bankitalia (dai 17 mila ai 60 mila euro). Almeno, non ci sta una parte di essi che ha già presentato un ricorso al Tar ed ha inviato una lettera molto diretta all'amministratore straordinario, Claudio Puerari, ormai da quattordici mesi e mezzo dominus unico dell'istituto.

Istituto, secondo quanto accertato dagli ispettori di Palazzo Koch nei mesi precedenti all'annullamento del Cda, indebolito da una serie di inopportune operazioni di affidamento, ed in cui la sfiducia ad un presidente (Claudio Bin) ed il licenziamento di due direttori generali (Giannino Tottolo e Gianantonio Bianchin) e di un vice (Michele Baseggio) in tre anni, nulla hanno potuto. “Se non fossimo intervenuti – sostengono tuttavia gli amministratori che si sentono incolpevolmente accusati ed altrettanto ingiustamente multati – adesso la banca avrebbe non un commissario ma un liquidatore”. La circostanza è in qualche modo riconosciuta anche dalla stessa Bankitalia che, nel verbale in cui comunica agli undici sanzionati la ragione di questa scelta, indica anche come fra essi vi sia chi “si è adoperato per promuovere l'avvicendamento negli organi sociali, all'insegna di una effettiva discontinuità rispetto alla precedente gestione aziendale”, impegnandosi inoltre per “acclarare le violazioni riferibili ai predecessori e conferire maggiore trasparenza alla gestione”.

“Che gioco sta facendo Bankitalia?” Si chiedono oggi questi ex del Cda. “Se siamo stati così bravi facendo il possibile per depurare l'ambiente da chi lo ha danneggiato, che senso ha la multa?”

Senza contare il rischio più forte che oggi pende sulle loro teste, cioè quello di una possibile azione di responsabilità. Il commissario, cioè, a nome della banca, potrebbe rivalersi in solido su tutti loro per il danno subito, senza distinguere i buoni dai cattivi.

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Senza mettere in luce, cioè, le differenze di comportamento che una piccola “Vatileaks” interna ha elencato in pacchetti di fotocopie messe da parte perché “non si sa mai”. Funzionari poco convinti di certe manovre ma tuttavia obbligati a compierle, insomma, ora fanno sapere di essere in grado di far uscire un po' di polvere rimasta sotto il tappeto. Come un lontano e dubbio finanziamento fuori zona ad un'azienda chiamata “Saturnia Stones”. Risalente ai primi anni 2000, non sarebbe stata evidenziata da un'ispezione di Bankitalia durata quattro mesi nel 2008, salvo rispuntare nei controlli a Monastier nel 2011. E poi giù con altri casi simili, territorialmente più vicini, dovuti a vertici “ammanicati tra di loro e creatori di un'organizzazione”, si legge ancora nella lettera degli ex del Cda, che “ci hanno impedito di essere messi a conoscenza dei dati essenziali delle operazioni” e, quindi, di poter agire prima e con maggiore decisione.

  

Gianni Favero

  
Tratto da "Corriere del Veneto" del 16 luglio 2013

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