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Martedì
12 marzo
2013

 

Non di solo pane

Dell'Arsenale/Outlet non dovrebbe importarci unicamente il business
Qualcuno sta per caso cercando di conoscere le proposte culturali che ci porterà la Triennale?
  
Il mondo del commercio fa emergere le proprie preoccupazioni legate all' "Arsenale" - la nuova veste del mai nato Outlet - con riferimento alle merci che vi sarenno vendute e questo è naturale.
L'Acer lamenta la vaghezza di un progetto dalle dimensioni chiaramente impattanti ed il contestuale essere rimasti non coinvolti nell'unico finora grande momento di comunicazione dello stesso.

Peraltro collocato a Milano, e collocato a Milano a causa di una componente aggiuntiva che a sua volta dovrebbe ugualmente preoccupare. Però non sappiamo se qualcuno a Roncade se ne sia ancora preoccupato.
La presentazione dell'Arsenale è stata fatta a Milano perchè lì c'è la sede della Fondazione Triennale, ed alla Triennale è stato affidato, dai proprietari della struttura, il compito di gestire le proposte culturali (esposizioni, eventi) che arricchiranno la ri-concepita cittadella dello shopping con motivi di attrazione di altra natura.
Culturale, appunto.

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Come dovrebbe porsi la classe dirigente locale di fronte ad una circostanza di questo genere?
Opzione a): dire che la cultura è come il commercio, se è fatta in ambiti privati sono affari solo dei privati. Cioè disinteressarsene e stare a guardare.
Opzione b): rendersi conto che ha il diritto e il dovere di alzare un po' lo sguardo. E riflettere.
Il luogo è privato, certo, ma è aperto al pubblico.
Fra 90 negozi il cliente è nelle condizioni di scegliere cosa e se comprare qualcosa, la varietà non mancherà, ma per l'input culturale non è così. Ciò che la Triennale proporrà prevedibilmente avrà un'influenza che esce dalle pareti della struttura.

CULTURA2.jpg (14938 byte) La cultura - l'arte, il design, la musica - non sono solo giri d'affari. Per una società definita, che vive accanto ad un polo forte di offerta intellettuale, è anche colore e orientamento.
La cultura incide sulla percezione di cittadinanza e - visto che il concetto è caro a molti - di identità.
Non di solo pane si vive.

Naturalmente la cultura è libera, naturalmente è diritto di chi la propone quello di essere lasciato libero. Ci mancherebbe.
Però provare a saperne di più e provare a vedere se vi possa essere un disegno armonico e virtuoso con ciò che altri promotori di cultura offrono a Roncade è un compito di cui l'amministrazione cittadina dovrebbe farsi carico già da oggi. E' di certo un tema che erediterà il prossimo sindaco.

Se no finisce come con Fondazione Cassamarca: è arrivata, è rimasta 10 anni, ha concluso un ottimo investimento e protetto Ca' Tron dai vampiri di argilla ma nessuno ha davvero una memoria viva del suo passaggio. Un decennio invisibile. Per noi, un'occasione buttata.

  

Roncade.it