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Domenica
24 giugno
2012

 

Vianello e gli altri

Quando è il caso di fermarsi e rimettere in ordine ciò che conta
Da Benetton a Zago, le sponsorizzazioni sportive non sono più fra le priorità. "Azionariato popolare? Lasciamo perdere"
  
La leggenda la indica come la provincia più sportiva d'Italia, è stata la culla di eccellenze a livello internazionale per discipline come basket, rugby e volley, senza contare i fenomeni calcistici partoriti, Alex del Piero per citarne uno. Adesso a Treviso è un fuggi fuggi di sponsor, dai grandi ai piccoli. L'ultimo ritiro è quello di Texa, sigla che per otto anni ha sostenuto la squadra di basket di Roncade.

“Anche se per qualche anno non facciamo più rimbalzare la palla non casca il mondo” premette il presidente, Bruno Vianello. “Del resto diciamocela tutta: il basket, come ritorno pubblicitario, è uno dei peggiori investimenti, a meno di non avere una squadra in serie A”.
Cosa mai avvenuta in questo caso. Anzi, il team quest'anno è retrocesso dalla serie B, il che, per Vianello, è comunque solo un dettaglio. “Dico solo che è meglio far lavorare qualcuno in più che sostenere un ambiente sportivo. Al netto dei settori giovanili perché lo sport per i ragazzini è un formidabile strumento educativo”.

Le proporzioni sono completamente diverse ma la notizia del disimpegno dallo sport di un imprenditore fra i più brillanti del panorama industriale trevigiano cade negli stessi giorni in cui la Benetton Basket, orfana annunciata del supporto trentennale della casa di Ponzano Veneto, perde anche chi le aveva restituito un po' di speranza, cioè il magnate della carta Bruno Zago, e tenta di giocare l'improbabile carta dell'azionariato popolare.
“Il mio impegno era subordinato alla possibilità di trovare altre persone che potessero accompagnarmi nell'avventura– aveva subito spiegato Zago – ma non abbiamo trovato nessuno e senza soldi si fa poca strada”.
Situazione che sostanzialmente si ripete dopo l'interruzione, risalente allo scorso anno, del sostentamento alla Sisley Volley, sempre per decisione della famiglia Benetton, e che impone la necessità di ripensare in modo radicale i sistemi di funzionamento e di mantenimento di una macchina sportiva.

Semplificando al massimo, è tutta una questione di valori in gioco. Se il sistema economico lo permette, una voce scritta in rosso in un bilancio aziendale è consentita se giustificata dal valore sociale delle elargizioni, le quali saranno lette dal territorio e dai posteri come una declinazione moderna del mecenatismo degli antichi principi del Rinascimento.

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Se invece i tempi sono duri e se ad ogni livello si indaga dove poter tagliare il superfluo, senza o quasi distinzione fra privato e pubblico, ecco che anche la sponsorizzazione sportiva scivola nel campo dell'inopportuno. Chi la fa rischia di non sembrare più il nobile benefattore di un tempo ma di passare come un vanesio che impiega i propri soldi solo per l'immagine, dato che il ritorno pubblicitario è pari a zero. Quindi uno sprecone.
Non è più aria e la radice del fenomeno non è diversa da quella che, in ambito culturale, ha indotto la carovana vip di Enrico Cisnetto ad abbandonare Cortina per i (per ora) più indulgenti circuiti romani.

“L’orizzonte degli imprenditori si è accorciato – è l'interpretazione del presidente degli industriali di Treviso, Alessandro Vardanega - c’è poca visione di futuro. I pochi soldi disponibili sono necessariamente risucchiati dalle esigenze di sopravvivenza dell'azienda”.

Anche se al denaro investito in sport Vianello attribuisce una valenza quasi doverosa. “Mi sono impegnato per otto anni e non ho regalato nulla. Ho solo restituito ad un territorio quello che mi ha dato in termini di professionalità, serietà e dedizione attraverso centinaia di lavoratori che hanno contribuito a rendere grande la mia azienda. Convenienza pubblicitaria pari a zero: io costruisco macchine per la diagnosi dei motori, il mio cliente tipo sta nel mondo dei meccanici e molto più saggiamente avrei piuttosto dovuto finanziare team automobilistici. Il basket di serie B neanche lo fanno più vedere in tv. Azionariato popolare per il basket trevigiano? Lascino perdere, vale lo stesso discorso: se è il tempo di fare collette le si faccia per chi ha davvero bisogno, riprenderemo a giocare quando il peggio sarà passato”.
 

Gianni Favero