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Martedì
8 maggio
2012

 

Roncade, stiamo dormendo?

Sartor: "La Regione non ammette dialogo però c'è la via giudiziaria"
Su Outlet, casello A4 e Via del Mare si applichi il metodo usato per fermare la discarica di Bagaggiolo
  
Roncade: sveglia!
Stiamo assistendo a una capitolazione di Roncade?

Prima l’incredibile deresponsabilizzazione del Consiglio Regionale del Veneto sull’Outlet che con un’ineffabile leggerezza omette di risolvere un problema grave (al di là delle opinioni divergenti, va ricordato che la ditta richiedente ha già speso fior di quattrini realizzando opere pubbliche sulla viabilità della Treviso-Mare, imposte dalla Regione), oltre a negare così facendo le opportunità non indifferenti di lavoro. E il Comune ha fatto tutti i passi necessari – e non solo approvare Ordini del Giorno e magari trasmetterli forse per mail – avviando contatti politici con i Gruppi Consiliari di Palazzo Ferro-Fini, visto che attualmente è il problema più grosso sul tappeto?

Poi segue la burlesca definizione del nuovo Casello autostradale come “Meolo-Jesolo”, quando la barriera di esazione si trova in territorio di Roncade e la località balneare dista alcune decine di chilometri! Come se a Treviso Nord affibbiassero il nome di Asolo... E come se non esistessero altre possibilità di insegnare la strada giusta agli automobilisti, magari con le consuete indicazioni cartellonistiche che compaiono nelle autostrade un po’ prima dei vari svincoli... Oppure, in subordine, nemmeno una trinomia Meolo-Roncade-Jesolo? Spero che l’Amministrazione Comunale di Roncade si stia muovendo; sulla stampa non è apparso un rigo di dissenso ma, si sa, volte non tutto può essere conosciuto dalla stampa.

In merito ho ricordi vivi e precisi sugli accordi intervenuti in passato, visto anche che se quel Casello è stato progettato, modificato, discusso, programmato, riprogrammato e infine appaltato lo si deve anche al sottoscritto. Mi attivai quando venni fortunosamente in possesso dei primi atti di convenzione tra Ministero e Società autostradale (ritenuti atti riservati; chissà mai perché), nei quali fin dal primo atto degli anni Sessanta era prevista la realizzazione del Casello, struttura che tuttavia non si era potuto costruire perché la Treviso-Mare era in quel periodo solo progettata. Quando fu realizzata e completata (in stralci successivi, anni ’80) nessuno si ricordò più dell’obbligazione posta a carico di Autovie SpA, ma metà anni ’90 su mia iniziativa la problematica fu ripresa, con un primo incontro tra Amministrazioni locali (ricordo la presenza, oltre a diversi Sindaci che coinvolsi, anche di Muraro allora assessore provinciale ai LL. PP.) e poi altri incontri a non finire, soprattutto nella sede della Società di Palmanova, in compagnia dei Sindaci Carrer di Meolo e Graziani di Monastier. Resta un po’ di soddisfazione personale. Un episodio: appena iniziati i lavori, in una Trattoria di Meolo, dove avevo pranzato, si alza dal tavolo una persona che non avevo riconosciuto, si qualifica come tecnico di Autovie Venete, mi saluta e poi dice ai suoi commensali in modo che tutti sentissero «Se stiamo costruendo il Casello autostradale è merito di questo Sindaco, della sua risolutezza». Aneddoto, certo...

Perché ricordo queste cose? Per puro senso di verità, anche se mi aspetto che i tre Sindaci sopra ricordati, ai quali si deve anche l’intesa con Autovie Venete per un Casello efficiente (ci opponemmo per esempio all’innesto sulla Treviso-Mare “da poveri” inizialmente previsto) e per il nome “Meolo-Roncade”, nemmeno vengano invitati all’inaugurazione. Di solito succede. Pazienza. Però le carte parleranno anche in futuro.
In quelle carte, se gli Uffici Tecnici Comunali di Roncade e Meolo faranno un po’ di ricerca nei loro faldoni, si troverà materia per agire con fermezza e pretendere che rientrino gli svolazzi di Chisso (al quale andrebbe richiesto perfino un supplemento di rispetto per il suo Comune d’origine, Roncade) e si ripristini il nome a suo tempo concordato e rimasto documentato.

E ora l’esproprio di una via pubblica a favore di privati...
Sarà una vicenda come quella per cui con giochi formalmente magari legali ma eticamente riprovevoli i due aeroporti di Venezia e Treviso, costruiti con denaro pubblico, sono ora controllati (cioè proprietà) da privati? E ciò grazie alla compiacenza della Regione! Chiedere in merito all’ex Presidente della Provincia di Venezia Luigino Busatto, che sulla vicenda si è opposto e indignato, senza poter però bloccare il “furto legalizzato”.
Un caso da Gabanelli, certamente. Anche un caso da magistratura?
Una convinzione ho maturato, in tanti anni d’impegno pubblico: con questa classe politica regionale è impossibile dialogare! Hanno deciso già tutto loro.

Allora resta solo una strada da seguire. Non arrendersi e imboccare la via giudiziaria.
Sissignori: la VIA GIUDIZIARIA.

Ricordate la sciagurata delibera regionale che aveva approvato una discarica di tipo 2B per rifiuti speciali in riva al Sile in località Bagaggiolo? La Regione non accettò nessun dialogo con noi; anzi, trovò chi localmente le faceva sponda per attaccare il Comune, leale e trasparente oppositore della discarica utilizzando argomenti pretestuosi di “scarso impegno nella battaglia”, in modo da distogliere l’attenzione dal vero decisore, l’ente regionale ed esoneralo da responsabilità politiche. Ma noi quella discarica l’abbiamo bloccata, facendo annullare la delibera della Giunta Galan, prima al TAR e poi al Consiglio di Stato. E la discarica è andata in fumo...
Perché non seguire la stessa strada anche per la denominazione del Casello?
Perché non aprire un contenzioso legale, portando in Tribunale documenti e testimoni dell’accordo a suo tempo preso?

E perché contemporaneamente non intentare anche una causa civile, anche “uti singuli”, ai responsabili della nuova arbitraria denominazione, chiedendo un cospicuo risarcimento economico (è questo che fa veramente paura agli arroganti) per il danno d’immagine arrecato al territorio e al commercio locale?

Dunque: Roncade, sveglia!

Ivano Sartor