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Sabato
28 luglio
2012

 

Sandra sul Corriere della Sera

Il quotidiano nazionale rilancia l'omicidio della pasticcera di Roncade
Inchiesta di Andrea Pasqualetto sul caso irrisolto di via Roma del 29 gennaio 1991
  
Tre banconote da diecimila lire, tutte macchiate di sangue. Il benzinaio Roberto Collodo ebbe un sussulto quando di prima mattina le trovò nella cassa della sua pompa Agip di Biancade, l'unica automatica della zona. Aveva letto da poco il quotidiano locale e sulla prima pagina campeggiava il titolo di un misterioso delitto commesso nella vicina Roncade.
Era stata uccisa Sandra Casagrande, la bionda pasticciera del piccolo centro trevigiano, conosciuta per i Baci di dama Roncadesi ma soprattutto per un'avvenenza che turbava giovani e meno giovani del paese trevigiano. Ventidue colpi di coltello e di forbice, nessuna speranza. Il delitto fu commesso la sera prima, dopo l'orario di chiusura del negozio, tra le 22 e le 23 di un gelido 29 gennaio 1991.

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L'assassino l'aveva tramortita rompendole una bottiglia sulla testa per poi sferrare i fendenti, tutti mirati al busto ma nessuno al seno, particolare questo che ha fatto subito galoppare la fantasia investigativa perché le forme di Sandra erano un ricorrente argomento di dibattito nella piazza di Roncade. Furono ventidue colpi brutali, al punto che la prima lama si spezzò rimanendo conficcata nello sterno. In bocca e nella gola della pasticciera un reggitende, cioè un pezzo di stoffa usato dal carnefice probabilmente per soffocare le urla. Collodo chiamò subito i carabinieri per segnalare l'anomalia delle tre banconote e quello fu e rimase uno degli indizi più importanti dell'indagine. Gli altri ruotavano intorno allo stuolo di corteggiatori della vittima. Donna sola, quarantaquattrenne, vedova da undici anni. Insomma, Sandra era al centro di molte attenzioni. Un po' per la bellezza, un po' per l'allegria, un po' per le feste modaiole che organizzava nell'accogliente casetta di Selvana, alle porte di Treviso, dove spesso invitava gente delle istituzioni. «Eh, Sandra piaceva», ricorda Giancarlo Martignon del Grillo che quella sera era accorso alla pasticceria, dopo che Zeno aveva scoperto il corpo: «Che odore, che orrore. C'era sangue dappertutto, ho messo la testa ma non ce l'ho fatta e me ne sono andato».

Le indagini puntarono dunque sugli avventori più assidui, soprattutto la clientela maschile e in particolare quella che entrava dopo al chiusura. Fra il 30 gennaio e il 6 marzo vennero così perquisite le abitazioni di nove uomini: il ristoratore, un insegnante di musica, un carrozziere, un albergatore, un rappresentante, un operaio, un imprenditore fallito, un amico e un impiegato comunale. Risultato: molto imbarazzo nelle varie famiglie, scene da «Signore e Signori» di Germi ma nessuna traccia dell'assassino. Eppure quella sera nel negozio entrarono almeno in tre dopo l'ora di chiusura. Un ragazzo allora diciassettenne: «La porta era spalancata, dissi "permesso!" ma non rispose nessuno, c'era solo il ronzio dei frigoriferi.... E allora me ne andai». Forse Sandra era nel retrobottega, forse era già morta e forse lì c'era anche l'assassino. Il giovane vide poi un uomo camminare veloce e incerto sotto il porticato, uno zoppo. «C'era solo lui a quell'ora, mah». Veniva dalla pasticceria? Verso le 20.30 entrò il meccanico che si era fermato per un caffè e una sigaretta e che dice di aver visto un altro cliente con un soprabito bianco. Fino a quando entrò Zeno Vettorello che scoprì il crimine e dette l'allarme. Diversi furono i sospettati ma nessuno venne formalmente indagato dalla procura di Treviso.

E così il 17 luglio 1991 il pm Bruno Bruni chiese mestamente l'archiviazione del caso facendo scendere il sipario sulla vicenda. Seguirono diciott'anni di silenzio. Poi, due lampi improvvisi.

Nel novembre 2009 il procuratore di Treviso, Antonio Fojadelli, decise di riaprire l'indagine partendo da una macchiolina di sangue scovata su una tenda del negozio, macchia che non apparteneva a Sandra e dunque poteva essere del killer.

Il secondo: una scrupolosa inchiesta di Gianni Favero, giornalista di Roncade amico della vittima che ricostruì il delitto con documenti e testimonianze poi riversati in un libro, «Il gioco del torello», dove concluse che «purtroppo troppa gente e troppo influente avrebbe da perdere dalla scoperta della verità». La nuova inchiesta di Fojadelli fu infatti un fuoco di paglia: «Ci siamo trovati di fronte a un muro di omertà, di contraddizioni, di gente che non ricorda, che non sa - dice oggi il magistrato, da qualche mese in pensione - Il motto è sempre stato "mi no vao combater, mi no me intrigo". Molta gente non ha parlato, molti avevano qualcosa da nascondere. A volte il Veneto è peggio della Sicilia».

Tutti zitti, dunque. Tranne uno. Sabato scorso, a Roncade, in un'assolata e deserta via Roma, proprio nel porticato di Sandra, c'era il signor Martignon in vena di sorprendenti confidenze: «Hanno voluto insabbiare tutto perché l'assassino è uno che contava. Ma si sa chi è stato, dai». Cioè? «Se te lo dico però non puoi scriverlo...». Martignon è appoggiato al tavolo esterno, sospira e sussurra nome e cognome. «È stato lui». Però! E le prove? «Si sa: conosceva bene Sandra, ci provava, quella sera sarà stato rifiutato e ha avuto una reazione incontrollata. Poi è anche sparito. È sempre stato una bestia, quell'uomo».

Dal Corriere della Sera (preleva .pdf) del 27 luglio 2012